Verso la Legge di bilancio nel nome dell’economia di guerra
Una manovra pesante, ma solo per le spese militari.
Una manovra pesante, ma solo per le spese militari.
Dopo la caduta del governo Bayrou e la nomina di Sébastien Lecornu, la Francia entra in una fase di sfilacciamento politico e sociale. La France Insoumise denuncia la “continuità nell’austerità”, mentre le piazze mostrano la profondità del dissenso e la fragilità dell’esecutivo.
Una finanziaria che parla di crescita ma taglia il sociale: niente rilancio di salari e pensioni, sanità e scuola al palo, welfare senza risorse, prevenzione del dissesto ignorata. Mentre si abbassano le tasse a vantaggio dei redditi forti, aumentano spese militari, debito Ue per il riarmo e l’età pensionabile.
Nel pieno della transizione dell’ordine internazionale, Minsk propone la Carta Eurasiatica come architettura per l’autonomia regionale e il multipolarismo, mentre costruisce un canale di distensione con gli Stati Uniti. Due linee apparentemente divergenti che, integrate, rivelano la strategia di lungo periodo di Aljaksandr Lukašėnka.
Il rapporto Istat 2024 fotografa un paese più povero: 2,2 milioni di famiglie (5,8 milioni di persone) in povertà assoluta e quasi 8,8 milioni in relativa. Migranti e lavoratori pagano l’erosione salariale, con divari territoriali crescenti e welfare insufficiente.
Questa comunicazione, presentata ai sensi dell’art. 15 dello Statuto di Roma, espone elementi di fatto e di diritto sulla situazione a Gaza e sulla responsabilità italiana, chiedendo alla CPI l’immediato esame preliminare e la possibile apertura di un’indagine formale.
Il presidente del Movimento Socialista serbo, vicepresidente della Serbia ed ex direttore dei Servizi segreti serbi, in una intervita dei giorni scorsi, ha denunciato e documentato, come la Serbia sia sempre più nella morsa dei piani di destabilizzazione occidentali.
Una breve analisi a cura di Martina Paiotta. Il documento è scaricabile gratuitamente.
Nuovo appuntamento con la serie “Economia di guerra” a cura di Andrea Vento, giunta alla sua 23ma parte.
Le legislative del 3–4 ottobre hanno consegnato al partito ANO di Andrej Babiš una vittoria netta, su uno sfondo di affluenza record e fratture socio-territoriali profonde. Il risultato, letto in controluce, è un chiaro rifiuto dell’impostazione euroatlantista e militarista del governo Fiala.