Europa

Francia, elezioni presidenziali 2017: gli undici candidati ed i possibili scenari

Francia, elezioni presidenziali 2017: gli undici candidati ed i possibili scenari

Il 23 aprile, i cittadini francesi verranno chiamati alle urne per eleggere il successore di François Hollande alla carica di presidente della Repubblica. In realtà, per conoscere il nome del nuovo capo di stato bisognerà attendere con ogni probabilità il 7 maggio, quando si svolgerà il ballottaggio tra i due candidati che avranno ricevuto la maggioranza delle preferenze. L’elezione diretta è prevista solamente nel caso – molto improbabile – che uno dei candidati superi il 50% dei suffragi al primo turno.

Turchia: passa il referendum di Erdoğan, prosegue la svolta autoritaria

Turchia: passa il referendum di Erdoğan, prosegue la svolta autoritaria

C’era una volta la Turchia fondata Mustafa Kemal Atatürk, il primo stato a maggioranza musulmana a dichiararsi laico ed a dare il via al processo di secolarizzazione, un percorso storico che ad porterà Ankara a sfiorare anche l’ingresso nell’Unione Europea. A quasi cento anni dalla salita al potere del “padre dei turchi” (Atatürk è stato presidente dal 1923 al 1938), che risollevò il Paese dopo il crollo dell’Impero Ottomano, Recep Tayyip Erdoğan sembra aver dato il colpo di grazia all’ambizioso progetto del suo illustre predecessore, attraverso un contestato referendum costituzionale.

Armenia: prime elezioni con la nuova forma di governo

Armenia: prime elezioni con la nuova forma di governo

Nel 2015, un referendum costituzionale ha modificato la forma di governo dell’Armenia, passata da dall’essere una repubblica presidenziale a diventare una repubblica parlamentare. Solamente il 2 aprile 2017, però, i cittadini del piccolo stato caucasico sono stati chiamati alle urne per rinnovare la composizione dello stesso parlamento, con un’affluenza registrata del 60.86%.

Serbia: vittoria schiacciante di Aleksandar Vučić alle presidenziali

Serbia: vittoria schiacciante di Aleksandar Vučić alle presidenziali

Lo scorso 2 aprile, i cittadini della Serbia sono stati chiamati alle urne per scegliere il successore di Tomislav Nikolić alla carica di capo di stato, dopo che lo stesso presidente aveva rinunciato a concorrere per un secondo mandato quinquennale. Dal 31 maggio 2017, dunque il presidente serbo sarà Aleksandar Vučić, già primo ministro dal 2014, che ha vinto in maniera schiacciante la consultazione elettorale. Un successo che di fatto rappresenta una continuità con Nikolić, del quale Vučić è stato a lungo il braccio destro.

Bulgaria, Boyko Borisov verso la riconferma in una coalizione con l’estrema destra

Bulgaria, Boyko Borisov verso la riconferma in una coalizione con l’estrema destra

Lo scorso 26 marzo si sono tenute in Bulgaria le elezioni anticipate per il rinnovo della composizione dell’Assemblea nazionale (Народно събрание, Narodno sabranie), il parlamento unicamerale dello stato dell’Europa orientale. Inizialmente prevista per il 2018, infatti, la chiamata alle urne è stata anticipata in seguito alle dimissioni presentate dal premier Boyko Borisov, dovute ai risultati delle presidenziali, dove la candidata da lui sostenuta, Tsetska Tsacheva, era stata sconfitta dal candidato dei socialisti Rumen Radev. Nel frattempo, Ognyan Gerdzhikov aveva ricoperto la carica di capo del governo ad interim.

La posizione ed il ruolo centrale della Turchia sulle rotte del petrolio

La posizione ed il ruolo centrale della Turchia sulle rotte del petrolio

Un colpo di stato (vero o presunto) in Turchia ha occupato per alcuni giorni le prime pagine dei giornali nostrani: questo fatto, da solo, è sufficiente a far capire l’importanza che questo Paese ha nello scacchiere geopolitico mondiale, visto che per tanti altri casi simili o anche più importanti l’esposizione mediatica è stata decisamente minore o nulla. Al di là delle considerazione sul golpe e sulle politiche di Recep Tayyip Erdoğan, quest’oggi vogliamo concentrarci sulla posizione e sull’importanza che queste terre, situate al confine tra Occidente ed Oriente, hanno avuto sin dall’antichità ed hanno tutt’ora ai nostri giorni.

Gran Bretagna: Theresa May e la sua nuova squadra di governo per la Brexit

Gran Bretagna: Theresa May e la sua nuova squadra di governo per la Brexit

Cinquantanovenne di Eastbourne, nell’East Sussex, Theresa Mary May (Brasier il suo cognome da nubile, prima del matrimonio con il banchiere Philip John May) è il nuovo Primo Ministro del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord, succedendo a David Cameron dopo l’esito del referendum sulla Brexit. Una conservatrice a Londra, dunque, fatto che ricorda i tempi poco fasti della Iron Lady Margaret Thatcher, unica donna ad aver ricoperto questo ruolo prima d’ora.

Brexit: paradossi e contraddizioni di una scelta giusta per motivi sbagliati

Brexit: paradossi e contraddizioni di una scelta giusta per motivi sbagliati

Il referendum britannico che ha sancito l’uscita del Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord dall’Unione Europea (la cosiddetta Brexit) ha suscitato un marasma di reazioni più o meno fondate, ma spesso dettate più dall’umore che dal ragionamento razionale. Il nostro intento è dunque quello di mettere in ordine la marea di dati che scaturiscono da questa scelta referendaria per fare il punto della situazione e capirci qualcosa di più.

Rifondazione Comunista, l’ultimo tradimento e la lenta agonia di un partito

Rifondazione Comunista, l’ultimo tradimento e la lenta agonia di un partito

Nel 1991, quando fu sciolto il Partito Comunista Italiano per mano dello sciagurato Achille Occhetto (che avrebbe pagato questa scelta perdendo le elezioni e regalandoci i fantastici anni del berlusconismo), coloro che si opponevano a questa scelta decisero di fondare il Partito della Rifondazione Comunista (inizialmente Movimento per la Rifondazione Comunista ). L’obiettivo della nuova formazione politica era quello di portare avanti gli ideali comunisti anche dopo la fine dell’Unione Sovietica e la scomparsa, almeno in Europa, del comunismo storico novecentesco.

I danni dell’alta velocità in Italia

I danni dell’alta velocità in Italia

Come ben sa chi è abituato a leggere ciò che scrivo, raramente mi trovo a raccontare episodi che mi riguardano direttamente. Quest’articolo nasce però da quello che ho potuto – o meglio, ho dovuto – sperimentare negli ultimi giorni viaggiando sulla tratta ferroviaria Roma-Formia. In passato, da studente universitario, ero abituato a percorrerla due volte a settimana e – al netto dei soliti ritardi – avevo una certa facilità nel reperire treni che mi portassero dall’una all’altra stazione. Poiché Formia è servita sia dai treni regionali che dagli intercity, era disponibile pressapoco un treno ogni mezz’ora da Roma Termini, e, negli orari più trafficati, potevano essere anche di più.