La civiltà iraniana
Una civiltà che ci insegna come la storia, quando è accompagnata da cultura e memoria, possa diventare una fonte inesauribile di dialogo, bellezza e saggezza.
Una civiltà che ci insegna come la storia, quando è accompagnata da cultura e memoria, possa diventare una fonte inesauribile di dialogo, bellezza e saggezza.
Tra inflazione, repressione e scioperi, l’Iran vive una frattura sociale che mette in discussione l’assetto della Repubblica islamica. Sullo sfondo, le pressioni di Washington e Tel Aviv riaprono lo spettro dell’intervento. Analisi di una crisi interna ed esterna che si intreccia.
Nato sotto tutela statunitense dopo il colpo di Stato, il SAVAK divenne il cuore repressivo del regime Pahlavi: rete capillare nei ministeri, addestramento da parte del Mossad, torture e omicidi mascherati. Un apparato che segnò società e politica fino alla rivoluzione del 1979.
Il rapporto «Operation Day Thirteen» sostiene che i disordini iraniani di questo gennaio non siano una protesta spontanea, ma il risultato di una strategia di cambio di regime guidata da Stati Uniti e Israele, fondata su sanzioni, guerra dell’informazione e operazioni clandestine.
Le minacce di Donald Trump contro l’Iran, accompagnate dall’annuncio di una “armada” in avvicinamento, segnano un’escalation pericolosa. La Cina denuncia l’unilateralismo statunitense, richiama al rispetto della Carta ONU e avverte: l’avventurismo militare può trascinare l’intero Medio Oriente nell’abisso.
Il rapporto del Ministero degli Esteri iraniano ricostruisce come proteste nate da rivendicazioni economiche siano state deviate verso violenze e terrorismo da interferenze di USA e Israele, denunciando sanzioni, ingerenze e campagne mediatiche ostili, e riaffermando insieme il diritto alla protesta pacifica e alla sicurezza nazionale.
Nella sua lettera al Segretario generale dell’ONU, il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi denuncia le violenze in stile ISIS durante i disordini di gennaio, l’ingerenza di Stati Uniti e Israele e chiede una ferma condanna internazionale del terrorismo.
Nel pieno delle nuove mobilitazioni popolari in Iran e dopo la duplice aggressione di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica e contro il Venezuela, il Partito Tudeh riafferma una linea netta: sostegno alla lotta delle masse contro il regime interno, rifiuto totale di ogni intervento imperialista e solidarietà internazionalista con i popoli aggrediti, da Teheran a Caracas.
L’Iran si presenta oggi come uno dei principali baluardi contro l’imperialismo statunitense e il sionismo israeliano, dal sostegno al Venezuela aggredito militarmente da Washington fino alla resistenza alle sanzioni e alla guerra ibrida. Per questo ruolo centrale nel nuovo scacchiere multipolare è diventato bersaglio diretto delle minacce e delle operazioni della Casa Bianca guidata da Donald Trump.
In Iran le piazze che sfidano il regime clericale non chiedono alcuna restaurazione monarchica. Operai, lavoratori e settori popolari rivendicano libertà, diritti sociali e autodeterminazione, respingendo la propaganda che riduce la protesta a un progetto reazionario e filo-imperialista.