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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Francia, elezioni presidenziali 2017: i programmi dei principali candidati

Francia, elezioni presidenziali 2017: i programmi dei principali candidati

Il prossimo 23 aprile sarà la data del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, al termine del quale saranno resi noti i nomi dei due candidati che si contenderanno l’accesso Eliseo in occasione del secondo turno, previsto per il prossimo 7 maggio. Come noto, infatti, l’elezione del capo di stato al primo scrutinio è possibile solamente nel caso in cui uno dei candidati superi il 50% delle preferenze, ipotesi al momento molto remota.

Francia, elezioni presidenziali 2017: gli undici candidati ed i possibili scenari

Francia, elezioni presidenziali 2017: gli undici candidati ed i possibili scenari

Il 23 aprile, i cittadini francesi verranno chiamati alle urne per eleggere il successore di François Hollande alla carica di presidente della Repubblica. In realtà, per conoscere il nome del nuovo capo di stato bisognerà attendere con ogni probabilità il 7 maggio, quando si svolgerà il ballottaggio tra i due candidati che avranno ricevuto la maggioranza delle preferenze. L’elezione diretta è prevista solamente nel caso – molto improbabile – che uno dei candidati superi il 50% dei suffragi al primo turno.

Turchia: passa il referendum di Erdoğan, prosegue la svolta autoritaria

Turchia: passa il referendum di Erdoğan, prosegue la svolta autoritaria

C’era una volta la Turchia fondata Mustafa Kemal Atatürk, il primo stato a maggioranza musulmana a dichiararsi laico ed a dare il via al processo di secolarizzazione, un percorso storico che ad porterà Ankara a sfiorare anche l’ingresso nell’Unione Europea. A quasi cento anni dalla salita al potere del “padre dei turchi” (Atatürk è stato presidente dal 1923 al 1938), che risollevò il Paese dopo il crollo dell’Impero Ottomano, Recep Tayyip Erdoğan sembra aver dato il colpo di grazia all’ambizioso progetto del suo illustre predecessore, attraverso un contestato referendum costituzionale.

Breve storia dell’uso di armi chimiche: dalla Guerra d’Etiopia alla Siria

Breve storia dell’uso di armi chimiche: dalla Guerra d’Etiopia alla Siria

I recenti avvenimenti del conflitto siriano hanno riportato alla luce l’argomento riguardante il possesso e l’uso di armi chimiche, tematiche che attualmente sarebbe regolata, secondo il diritto internazionale, dalla Convenzione sulle Armi Chimiche del 1993. Quest’ultima prevede il divieto di produrre armi chimiche e l’obbligo, per gli stati contraenti che già le posseggono, di distruggere il proprio arsenale. Ad oggi, sebbene siano solamente quattro gli stati che non hanno aderito alla Convenzione (Israele, Corea del Nord, Egitto e Sudan del Sud), sono invero ancora molti quelli che posseggono un arsenale di questo genere.

Armenia: prime elezioni con la nuova forma di governo

Armenia: prime elezioni con la nuova forma di governo

Nel 2015, un referendum costituzionale ha modificato la forma di governo dell’Armenia, passata da dall’essere una repubblica presidenziale a diventare una repubblica parlamentare. Solamente il 2 aprile 2017, però, i cittadini del piccolo stato caucasico sono stati chiamati alle urne per rinnovare la composizione dello stesso parlamento, con un’affluenza registrata del 60.86%.

Serbia: vittoria schiacciante di Aleksandar Vučić alle presidenziali

Serbia: vittoria schiacciante di Aleksandar Vučić alle presidenziali

Lo scorso 2 aprile, i cittadini della Serbia sono stati chiamati alle urne per scegliere il successore di Tomislav Nikolić alla carica di capo di stato, dopo che lo stesso presidente aveva rinunciato a concorrere per un secondo mandato quinquennale. Dal 31 maggio 2017, dunque il presidente serbo sarà Aleksandar Vučić, già primo ministro dal 2014, che ha vinto in maniera schiacciante la consultazione elettorale. Un successo che di fatto rappresenta una continuità con Nikolić, del quale Vučić è stato a lungo il braccio destro.

Ecuador: Lenín Moreno vince di misura, continua la Revolución Ciudadana

Ecuador: Lenín Moreno vince di misura, continua la Revolución Ciudadana

Le urne hanno emesso il loro verdetto: il sessantaquattrenne Lenín Moreno è il nuovo presidente dell’Ecuador e succederà a Rafael Correa a partire dal prossimo 24 maggio. Espressione della stessa forza politica del capo di stato in carica, l’Alianza PAIS (Patria Altiva y Soberana, Patria Orgogliosa e Sovrana), Moreno si è imposto al secondo turno con il 51.15% delle preferenze, battendo di misura il rivale Guillermo Lasso, che ha ottenuto 48.85 punti percentuali, sostenuto alla formazione di centro-destra CREO (Creando Oportunidades), che ha sempre osteggiato le politiche di Correa e difeso l’economia di mercato nella sua versione più liberista.

L’Ecuador chiamato a scegliere il successore di Rafael Correa

L’Ecuador chiamato a scegliere il successore di Rafael Correa

Domenica sarà una giornata fondamentale per il futuro politico dell’Ecuador e di tutta l’America meridionale: i cittadini ecuadoregni saranno infatti chiamati ad eleggere il nuovo capo di stato, successore del cinquantaquattrenne Rafael Correa, giunto oramai alla fine del suo terzo mandato. Tra i leader progressisti più amati dell’America Latina, Correa ha infatti deciso di rispettare fino in fondo i dettami costituzionali, che gli vietano di chiedere agli elettori un nuovo mandato presidenziale, essendo già stato eletto in tre occasioni (2006, 2009 e 2013), posizione ribadita anche quando i suoi sostenitori si sono mobilitati per raccogliere le firme al fine di indire un referendum costituzionale.