Perché contrastare l’economia di guerra?
Che cosa è l’economia di guerra? Un’economia che va adeguandosi alle esigenze di un conflitto bellico e si indirizza verso l’aumento delle produzioni militari.
Che cosa è l’economia di guerra? Un’economia che va adeguandosi alle esigenze di un conflitto bellico e si indirizza verso l’aumento delle produzioni militari.
Con nascite in calo al 22,2 % contro il 23,6 % UE, l’Italia registra famiglie sempre più piccole: metà con un solo figlio, meno dell’8 % con tre o più. Tra precarietà economica, servizi ridotti e tasse inique, la fiducia per crescere manca.
Tra visite rinviate, reparti chiusi e personale in ferie, la sanità pubblica implode in estate, trasformando il cittadino da vittima in carnefice del servizio: indignato contro il pubblico, ignora i limiti strutturali e le responsabilità politiche e sindacali.
Nessuna partecipazione dei lavoratori ai progetti di riarmo e di militarizzazione.
Il tradimento della Cgil emerge nel silenzio su salari sempre più erosi, contratti al ribasso e accordi timidi con Cisl e Uil, mentre il welfare universale cede il passo al privato. I lavoratori restano isolati e privi di una guida conflittuale.
E i sindacati se la cavano invocando protocolli e ordinanze…
C’eravamo tanto amati. Il potere logora chi non lo ha, la massima andreottiana, in realtà di Talleyrand, spinge a rafforzare l’unità sindacale.
Una società sempre più diseguale potrà rappresentare un modello favorevole allo sviluppo capitalistico?
Intervento di Crosetto all’Ateneo di Padova per ribadire la fiducia nelle istituzioni. Ma si tace sul ruolo delle basi Usa e Nato in Italia negli imminenti scenari di guerra.
Da anni in Italia mancano manifestazioni di massa contro basi militari e militarizzazione di scuole e atenei, mentre il pacifismo minoritario denuncia episodi isolati. Senza una strategia economica di contrasto all’economia di guerra, ogni mobilitazione rischia di restare spettacolo fine a sé stesso.