Il Vietnam costruisce le fondamenta dell’era dell’intelligenza artificiale

L’Open Innovation Day 2026 di Hồ Chí Minh City ha mostrato come la competizione sull’intelligenza artificiale non riguardi soltanto algoritmi e applicazioni. Infrastrutture, energia, semiconduttori, dati, sovranità tecnologica e formazione della forza lavoro stanno diventando elementi di una nuova politica industriale.

Hồ Chí Minh City ha ospitato il 26 ottobre l’Open Innovation Day 2026 (OID 2026), appuntamento inserito nel programma dell’Autumn Economic Forum 2026 e dedicato quest’anno alle fondamenta della nuova industria nell’era dell’intelligenza artificiale. Più che una semplice vetrina delle ultime applicazioni dell’IA, l’evento ha offerto un’interessante rappresentazione del modo in cui il Việt Nam sta cercando di collocarsi nella trasformazione tecnologica mondiale: non limitandosi all’adozione di tecnologie sviluppate altrove, ma tentando di costruire progressivamente le condizioni industriali, infrastrutturali e umane necessarie per partecipare alla nuova economia digitale con un ruolo autonomo.

Nel dibattito globale l’intelligenza artificiale viene spesso presentata come un settore essenzialmente immateriale, dominato dagli algoritmi, dai modelli linguistici e dalle piattaforme digitali. In realtà, la nuova economia dell’IA poggia su una struttura fisica estremamente complessa: centrali elettriche, reti di trasmissione, centri dati, sistemi di raffreddamento, semiconduttori, server, infrastrutture di telecomunicazione e capacità di calcolo. Dietro ogni applicazione apparentemente immateriale esiste dunque una vera e propria catena industriale.

Il Việt Nam sembra aver compreso con chiarezza questa dimensione. La strategia presentata nel corso dell’OID 2026 inserisce infatti l’intelligenza artificiale all’interno di una politica industriale più ampia, nella quale infrastrutture digitali, semiconduttori e capacità computazionale diventano elementi della modernizzazione economica nazionale.

Uno dei progetti più significativi illustrati durante l’evento riguarda la costruzione di una vera e propria National AI Infrastructure Grid, articolata attorno a tre centri di eccellenza localizzati a Hà Nội, Đà Nẵng e Hồ Chí Minh City. L’obiettivo indicato è quello di raggiungere entro il 2030 una capacità complessiva di circa 500 MW destinata al calcolo per l’intelligenza artificiale, gestita attraverso una piattaforma nazionale capace di rendere queste risorse accessibili al sistema economico e della ricerca.

La dimensione dell’obiettivo permette di comprendere come l’IA venga ormai considerata alla stregua di una nuova infrastruttura strategica. La capacità computazionale tende infatti ad assumere un ruolo paragonabile a quello svolto in precedenti fasi dello sviluppo economico dalle reti ferroviarie, elettriche o di telecomunicazione. I Paesi che dispongono di potenza di calcolo, energia, dati e semiconduttori possono sviluppare autonomamente applicazioni avanzate; quelli che ne sono privi rischiano invece di dipendere dalle infrastrutture controllate da grandi imprese straniere.

La questione assume quindi anche una dimensione di sovranità tecnologica. Costruire capacità nazionale nel settore dell’intelligenza artificiale significa ridurre la dipendenza dalle infrastrutture esterne e creare le condizioni affinché imprese, università e istituzioni pubbliche possano accedere alle risorse computazionali necessarie per sviluppare modelli e applicazioni proprie.

Gli obiettivi presentati durante l’evento sono ambiziosi. Entro il 2030 il Việt Nam punta a collocarsi tra i primi tre Paesi dell’ASEAN nella ricerca e sviluppo sull’intelligenza artificiale, mentre il contributo dell’IA all’economia nazionale dovrebbe raggiungere il 6% del prodotto interno lordo. Parallelamente, viene indicato un obiettivo di circa 5 miliardi di dollari di esportazioni legate al settore.

Questi numeri devono essere letti all’interno della trasformazione più generale dell’economia vietnamita. Per diversi decenni il Paese ha costruito una parte importante della propria crescita sull’industrializzazione manifatturiera e sull’integrazione nelle catene globali del valore. Il passaggio successivo consiste ora nel rafforzare le attività a maggiore contenuto tecnologico, spostandosi progressivamente dall’assemblaggio alla progettazione, dalla produzione a basso costo alla ricerca, dai servizi digitali di base alle tecnologie avanzate.

Il settore dei semiconduttori rappresenta uno dei pilastri di questa strategia: non esiste infatti una vera politica nazionale sull’intelligenza artificiale senza una parallela politica sulla capacità di elaborazione. La competizione internazionale per i chip avanzati dimostra quanto i semiconduttori siano ormai diventati una risorsa strategica. La possibilità di sviluppare infrastrutture nazionali per l’IA dipenderà quindi anche dalla capacità del Việt Nam di inserirsi nelle diverse fasi della filiera dei semiconduttori, dalla progettazione al packaging, dai materiali alla formazione degli ingegneri.

Ma la disponibilità dei chip costituisce soltanto una parte del problema. Una delle presentazioni dell’OID ha mostrato in modo particolarmente efficace la complessità dell’infrastruttura necessaria a sostenere i centri dati destinati all’intelligenza artificiale: produzione elettrica, reti, sistemi di accumulo, microgrid, trasformatori, gruppi di continuità, sistemi di raffreddamento, rack, server e infine processori.

L’aumento della capacità computazionale implica una crescita considerevole della domanda energetica e rende inevitabile il collegamento tra politica digitale e politica energetica. Questo rappresenta probabilmente uno dei principali problemi che i governi dovranno affrontare nei prossimi anni: costruire grandi capacità di calcolo senza predisporre parallelamente un sistema energetico stabile, efficiente e sufficientemente potente rischierebbe infatti di creare nuovi colli di bottiglia.

Da questo punto di vista, il concetto di “AI Factory” discusso durante l’evento appare significativo. Il centro dati destinato all’intelligenza artificiale non è più semplicemente un luogo nel quale vengono conservate informazioni, ma una vera infrastruttura produttiva che trasforma energia, dati e capacità computazionale in servizi e applicazioni. Il termine “fabbrica” non è quindi puramente metaforico: evidenzia l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel cuore stesso dell’organizzazione industriale.

La trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto le infrastrutture. Un secondo grande asse dell’OID 2026 è stato quello del lavoro e della formazione. I dati presentati dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro indicano che quasi 80 milioni di lavoratori dell’ASEAN svolgono professioni caratterizzate da un certo grado di esposizione potenziale all’intelligenza artificiale generativa. Allo stesso tempo, le evidenze disponibili non mostrano finora una distruzione dell’occupazione su larga scala.

Questo dato è particolarmente importante perché consente di superare la rappresentazione semplicistica dell’IA come tecnologia destinata inevitabilmente a sostituire il lavoro umano. L’impatto osservato sembra essere molto più articolato e riguarda soprattutto la trasformazione delle mansioni, l’automazione di determinate funzioni e la riorganizzazione dei processi produttivi.

Alcuni casi aziendali presentati nel corso dell’evento mostrano concretamente questa dinamica. In un’impresa assicurativa, l’utilizzo congiunto di lavoratori e strumenti di intelligenza artificiale avrebbe permesso di aumentare la capacità di gestione delle richieste dei clienti da circa 6.000 a 15.000 al giorno. In un’impresa manifatturiera digitalizzata è stato invece segnalato un incremento dell’efficienza produttiva compreso tra il 20% e il 30%.

Il punto centrale non è quindi necessariamente la sostituzione dell’essere umano, ma la ridefinizione del rapporto tra lavoratore e tecnologia. L’IA può eliminare alcune mansioni, modificarne altre e contemporaneamente crearne di nuove. La questione decisiva diventa allora chi controlla questa trasformazione, come vengono distribuiti gli incrementi di produttività e quali strumenti vengono messi a disposizione dei lavoratori per adattarsi alle nuove condizioni.

Per i Paesi dell’ASEAN, questa dimensione assume una rilevanza particolare. La regione dispone di una forza lavoro giovane e di economie ancora caratterizzate da un forte dinamismo industriale, ma deve contemporaneamente affrontare il rischio che la nuova rivoluzione tecnologica aumenti il divario tra lavoratori altamente qualificati e occupazioni più facilmente automatizzabili.

Di conseguenza, la competizione internazionale per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto l’attrazione di ingegneri e specialisti dall’estero. Riguarda soprattutto la capacità di sviluppare la forza lavoro già esistente. Investire nell’istruzione, nella formazione professionale e nell’aggiornamento permanente diventa quindi parte integrante della politica industriale.

Sotto questo profilo, il Việt Nam dispone di alcuni vantaggi importanti: una popolazione relativamente giovane, una forte diffusione delle competenze scientifiche e tecniche, un sistema industriale già profondamente inserito nelle catene globali del valore e una crescente presenza di aziende tecnologiche internazionali. La sfida sarà trasformare questi elementi in capacità tecnologica autonoma, evitando di rimanere esclusivamente un luogo di produzione o assemblaggio per imprese straniere.

È qui che il significato dell’Open Innovation Day supera quello di una semplice conferenza tecnologica. L’evento ha mostrato un Việt Nam che cerca di definire il proprio ruolo nella nuova fase della rivoluzione industriale, collegando intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, semiconduttori, energia, formazione e cooperazione tra settore pubblico e privato.

L’OID 2026 ha quindi offerto un’immagine particolarmente chiara della direzione verso cui si sta muovendo il dibattito economico vietnamita. La nuova competizione tecnologica non si giocherà soltanto sulla capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale, ma sulla possibilità di controllarne le infrastrutture fondamentali.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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