La potenza fotovoltaica installata in Cina ha superato per la prima volta quella del carbone. Il risultato nasce dall’integrazione tra politiche industriali, mercato interno, innovazione tecnologica, filiere produttive complete e produzione su vasta scala, con effetti ormai estesi all’economia mondiale.

di Dang Haoming (Global Times) – 9 ottobre 2011
Alla fine di luglio, la potenza fotovoltaica installata in Cina ha raggiunto 1,286 miliardi di kilowatt, superando per la prima volta quella delle centrali a carbone e diventando la principale fonte di energia elettrica del Paese in termini di capacità installata. In Cina, il fotovoltaico è passato dall’essere un «lusso riservato ai satelliti» a costituire una fonte di elettricità meno costosa del carbone. Questa straordinaria trasformazione offre importanti insegnamenti sulla crescita industriale e sulle leggi fondamentali della transizione energetica.
L’essenza di questa svolta consiste nell’aver integrato il mercato e le fabbriche in un unico sistema a circuito chiuso, spingendo l’intero ecosistema verso una sinergia sistemica e un funzionamento altamente efficiente.
Per mettere in moto questo circolo virtuoso, il primo passo è stato promuovere con decisione l’espansione del mercato interno. La Cina ha fatto ricorso al coordinamento delle politiche pubbliche per consolidare e ampliare tale mercato. Tra le misure adottate figura la decisione di commisurare interamente i sussidi all’energia elettrica effettivamente prodotta, garantendoli per un periodo di vent’anni. Ciò non soltanto ha chiuso le falle che favorivano le frodi nell’accesso ai sussidi, ma ha anche assicurato flussi di entrate stabili e duraturi, trasformando i parchi fotovoltaici in investimenti finanziariamente affidabili ai quali gli istituti di credito erano disposti a concedere prestiti.
La lungimiranza di questa politica non è consistita semplicemente nel coraggio di investire quando i costi dell’energia solare erano ancora elevati, ma nella costruzione di un meccanismo capace di spingere i costi verso il basso, anziché limitarsi a distribuire sussidi alle imprese per mantenerle artificialmente in vita. Una politica industriale realmente efficace non sostituisce il mercato: permette invece alle forze di mercato di dispiegarsi pienamente nel lungo periodo.
Una volta aperto il mercato, la riduzione dei costi è stata affidata alla continua innovazione tecnologica, alimentata da miglioramenti cumulativi e concatenati anziché da singole svolte isolate. Innovazioni come le seghe a filo diamantato hanno drasticamente ridotto il costo dei wafer di silicio e imposto i wafer monocristallini come soluzione prevalente. Un percorso analogo è stato seguito dalla tecnologia PERC per le celle fotovoltaiche.
Queste tecnologie non sono state originariamente inventate in Cina. Per quale motivo, allora, il destino della loro industrializzazione è stato infine riscritto negli stabilimenti cinesi? La risposta risiede nelle filiere industriali complete della Cina, capaci di coprire ogni segmento produttivo, e nell’intensa concorrenza di mercato. Non appena un nuovo processo manifatturiero viene verificato con successo e applicato da un’impresa, i fornitori nazionali di apparecchiature intervengono immediatamente con successivi perfezionamenti, mentre le altre aziende del settore competono per ampliare la capacità produttiva. In questo modo, nel giro di pochi anni la nuova tecnologia viene adottata su vasta scala dall’intero comparto. Oggi, la capacità di ricerca e sviluppo dell’industria fotovoltaica cinese si colloca ai vertici mondiali.
La tecnologia determina che cosa si apprende, mentre la scala stabilisce la velocità dell’apprendimento. La Cina rappresenta oltre l’80 per cento della produzione manifatturiera in tutti i segmenti della filiera solare. Ciò significa che la grande maggioranza dell’esperienza industriale mondiale nel settore fotovoltaico è stata accumulata in Cina. Il vero significato della capacità industriale cinese su vasta scala risiede nel fatto che la produzione crescente può trovare, nel complesso, una domanda reale in grado di assorbirla, tanto sul mercato interno quanto all’estero. Quando l’offerta può essere prodotta e la domanda è in grado di assorbirla, i costi possono continuare a diminuire lungo la «curva di apprendimento».
Naturalmente, il settore deve affrontare urgenti problemi concreti riguardanti l’integrazione e l’assorbimento dell’energia prodotta. Dal lato della rete elettrica, i picchi della produzione solare nelle ore centrali della giornata, uniti alla scarsa capacità di coprire le punte della domanda serale, rendono urgente rafforzare la diffusione dei sistemi di accumulo energetico e i relativi meccanismi di mercato. Sul piano industriale, sarà fondamentale armonizzare la politica di settore con misure efficaci per frenare la competizione esasperata al ribasso sui prezzi e riallineare l’offerta alla domanda reale del mercato.
Da «bene di lusso installato sui satelliti» a presenza diffusa nei deserti, sui tetti e nelle vasche per l’itticoltura, il fotovoltaico ha compiuto un percorso lungo oltre sette decenni dall’invenzione della cella solare al silicio. Le ragioni della svolta fotovoltaica cinese non rappresentano certo un segreto: le politiche pubbliche hanno indirizzato il mercato verso l’interno del Paese; un sistema integrato di filiere produttive ha trasformato l’innovazione in capacità manifatturiera su larga scala; infine, un mercato di dimensioni gigantesche e un vasto ecosistema applicativo hanno ulteriormente affinato questa capacità, trasformandola in una matura competenza industriale. Le imprese cinesi hanno sostenuto i costi dell’apprendimento e oggi i benefici e gli insegnamenti, duramente conquistati, della riduzione dei costi vengono condivisi con il resto del mondo.
Per il mondo, il significato profondo della svolta fotovoltaica cinese consiste nell’aver infranto gli schemi convenzionali: la sicurezza energetica non deve necessariamente dipendere in modo esclusivo dalle riserve del sottosuolo e dalle rotte commerciali marittime; almeno una parte di essa può essere costruita direttamente in fabbrica.
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