La collaborazione tra Cina e Stati Uniti nell’intelligenza artificiale non è un’opzione, ma un imperativo

I rischi legati all’intelligenza artificiale superano i confini nazionali e non possono essere affrontati attraverso blocchi tecnologici e contrapposizioni geopolitiche. La cooperazione tra Cina e Stati Uniti diventa quindi indispensabile per costruire un sistema globale di regolamentazione efficace e inclusivo.

Global Times – 17 settembre 2026

Negli Stati Uniti si sta intensificando il dibattito sui rischi connessi all’intelligenza artificiale (IA). Secondo quanto riferito mercoledì dal Wall Street Journal, il 93 per cento dei partecipanti a un sondaggio lampo condotto durante un evento organizzato questa settimana dalla Scuola di management dell’Università di Yale ha dichiarato che le minacce alla sicurezza legate all’IA sono reali.

I partecipanti non erano semplici osservatori, ma amministratori delegati provenienti da diversi settori industriali. Il loro ampio riconoscimento del fatto che i rischi dell’IA non siano un’invenzione dimostra che la questione non è più circoscritta agli ambienti tecnologici.

Riconoscere i rischi, tuttavia, non equivale a risolverli. L’intelligenza artificiale comporta rischi che, per loro stessa natura, riguardano l’intera umanità e che nessun singolo Paese può affrontare da solo. Dalla diffusione delle tecnologie e dai flussi di capacità di calcolo agli ecosistemi a codice aperto e alle applicazioni transfrontaliere, l’intera filiera industriale dell’IA ha da tempo oltrepassato i confini nazionali. I controlli unilaterali non possono impedire la naturale circolazione della tecnologia, mentre la contrapposizione produrrà soltanto nuove zone d’ombra nel sistema globale di governo dell’intelligenza artificiale. La natura stessa del problema impone quindi di considerare il coordinamento mondiale e la regolamentazione multilaterale come la via più praticabile.

Ciò che richiede la massima attenzione, tuttavia, è la chiara tendenza alla politicizzazione che sta emergendo nel vivace dibattito statunitense sull’intelligenza artificiale. Alcune importanti imprese tecnologiche degli Stati Uniti hanno sfruttato le narrazioni sui rischi dell’IA per innalzare le barriere all’ingresso nel settore, mentre determinate forze politiche di Washington hanno collegato tali rischi alle competizioni geopolitiche, enfatizzando la cosiddetta «minaccia dell’intelligenza artificiale cinese» come pretesto per irrigidire i controlli sulle esportazioni di semiconduttori ed estendere il blocco tecnologico.

Una simile narrazione politicizzata non può però risolvere alcun rischio reale legato all’intelligenza artificiale. Al contrario, finirà per compromettere gravemente un sistema globale di regolamentazione dell’IA già fragile. I rischi non scompariranno semplicemente perché vengono associati a una questione geopolitica, né diventeranno più facili da affrontare attraverso l’enfatizzazione della cosiddetta «minaccia dell’intelligenza artificiale cinese».

Rispondendo alle recenti dichiarazioni di alcuni dirigenti delle maggiori imprese del settore, lunedì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun ha affermato che l’intelligenza artificiale è una tecnologia di fondamentale importanza per il benessere dell’intera umanità. Tutte le parti dovrebbero promuovere congiuntamente uno sviluppo aperto e inclusivo dell’IA, orientato al bene comune e al beneficio di tutti. L’allarmismo, la contrapposizione e la competizione distruttiva ostacoleranno soltanto gli sforzi per costruire un valido sistema globale di governo dell’intelligenza artificiale, senza giovare agli interessi di nessuno.

La Cina e gli Stati Uniti rappresentano i due attori centrali caratterizzati dallo sviluppo più rapido dell’intelligenza artificiale, dall’innovazione tecnologica più dinamica e dalla maggiore varietà di ambiti applicativi. I loro percorsi tecnologici, le rispettive concezioni della regolamentazione e il loro atteggiamento nei confronti della cooperazione determinano direttamente il quadro complessivo dello sviluppo e del governo globale dell’IA. Proprio per questa ragione, la collaborazione tra Cina e Stati Uniti nel settore dell’intelligenza artificiale non costituisce una scelta, ma un imperativo legato alla sicurezza tecnologica mondiale e agli interessi condivisi dell’umanità. La cooperazione non rappresenta una soluzione miracolosa, ma la sua assenza non farebbe che aggravare i rischi e moltiplicare gli errori di calcolo strategici.

In quanto attore responsabile nel settore dell’intelligenza artificiale, la Cina ha sostenuto fin dall’inizio il principio dell’equilibrio tra sviluppo e regolamentazione. Nel settembre 2025, per esempio, il Paese ha pubblicato la versione 2.0 del Quadro per il governo della sicurezza dell’intelligenza artificiale. Tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle applicazioni pratiche dell’IA, il documento monitora costantemente l’evoluzione dei rischi, perfeziona e ottimizza la loro classificazione, ne esamina la suddivisione per livelli e adegua e aggiorna dinamicamente le misure di prevenzione e regolamentazione.

Nel corso della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale di quest’anno, la Cina ha inoltre proposto di «migliorare il sistema di governo globale» attraverso l’istituzione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale. Si tratterebbe della prima organizzazione internazionale intergovernativa al mondo destinata ad affrontare le opportunità e le sfide poste dall’IA.

Di fronte a un’ondata tecnologica in continua accelerazione, ciò che occorre è un consenso tra i Paesi per affrontare congiuntamente i rischi futuri. Ricondurre le due maggiori potenze mondiali dell’intelligenza artificiale entro un quadro comune di sicurezza risponde alle preoccupazioni dell’opinione pubblica molto più efficacemente della frammentazione.

Il governo globale dell’intelligenza artificiale si trova oggi in una fase cruciale, mentre l’evoluzione tecnologica procede più rapidamente dell’elaborazione delle norme. È giunto il momento che quanti continuano ad aggrapparsi a una mentalità egemonica e alla contrapposizione a somma zero cambino direzione. Soltanto costruendo il consenso, perseguendo una cooperazione concreta e creando un sistema globale di regolamentazione dell’IA equo, aperto e inclusivo sarà possibile mantenere nelle mani dell’essere umano il potere decisionale ultimo e garantire che le tecnologie più avanzate vadano a beneficio di tutti. Che l’intelligenza artificiale si riveli una benedizione o una maledizione per l’umanità dipende ancora dalle scelte che compiamo.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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