Zambia: Hichilema confermato, ma il risultato di Mundubile segnala una chiara domanda di sovranità economica

La rielezione di Hakainde Hichilema consolida l’orientamento economico favorevole agli investitori internazionali e la cooperazione strategica con l’Occidente. Il risultato di Brian Mundubile mostra tuttavia l’esistenza di un vasto consenso per industrializzazione, redistribuzione e maggiore controllo nazionale sulle risorse.

Le elezioni generali tenutesi in Zambia il 13 agosto hanno confermato alla presidenza Hakainde Hichilema, leader dello United Party for National Development (UPND), che ha ottenuto un secondo mandato quinquennale. Secondo i risultati proclamati dalla Commissione elettorale, Hichilema ha raccolto 2.965.326 voti, pari al 60,49% dei suffragi validi, mentre il suo principale avversario, Brian Mundubile, candidato del National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP) e sostenuto dalla Tonse-Pamodzi Alliance, ha ottenuto 1.856.217 voti, il 37,87%. La distanza superiore al milione di voti ha consentito al presidente uscente di superare agevolmente la soglia del 50% più uno, necessaria per evitare il ballottaggio.

La vittoria di Hichilema è dunque indiscutibile sul piano numerico, ma il risultato merita una lettura meno superficiale di quella offerta dalla semplice contrapposizione tra un presidente premiato per il risanamento macroeconomico e un’opposizione sconfitta. Le elezioni hanno infatti messo a confronto due concezioni differenti dello sviluppo zambiano e, indirettamente, del posto che il Paese dovrebbe occupare nella crescente competizione internazionale per il controllo del rame e degli altri minerali strategici dell’Africa australe.

Facendo un passo indietro, Hichilema era arrivato al potere nel 2021 ereditando una situazione economica estremamente difficile. Durante gli anni precedenti, sotto i governi del Patriotic Front (PF), il debito pubblico era aumentato rapidamente: secondo il Fondo Monetario Internazionale, il debito pubblico e pubblicamente garantito verso l’estero era più che quadruplicato tra il 2014 e il 2019, mentre nel novembre 2020 lo Zambia era diventato il primo Paese africano a dichiarare insolvenza sul debito sovrano durante la pandemia.

La risposta adottata dal presidente, tuttavia, ha inserito il Paese ancora più profondamente nei meccanismi finanziari internazionali dominati dalle istituzioni occidentali. Nel 2022, Lusaka ha sottoscritto con il Fondo Monetario Internazionale un programma Extended Credit Facility che, dopo successive revisioni e ampliamenti, ha portato all’erogazione complessiva di circa 1,7 miliardi di dollari. La sesta e ultima revisione è stata completata il 27 gennaio scorso. Il Fondo ha elogiato la disciplina fiscale e le riforme realizzate dal governo, mentre le autorità zambiane hanno già chiesto l’apertura di un nuovo programma, i cui negoziati sono stati rinviati a dopo le elezioni.

Il programma concordato con il FMI ha comportato misure tipiche dell’agenda liberale, a partire dalla rimozione dei sussidi generalizzati ai carburanti e dal passaggio verso un sistema di prezzi maggiormente determinato dai costi. Parallelamente, però, il governo ha mantenuto e in alcuni casi aumentato la spesa sociale: secondo lo stesso Fondo Monetario Internazionale, la spesa nei settori sociali fondamentali – sanità, istruzione e protezione sociale – ha raggiunto circa l’8,8% del PIL nel 2025, mentre è stata estesa l’istruzione gratuita. Non siamo quindi di fronte a un programma di austerità pura, quanto piuttosto a una combinazione tra disciplina macroeconomica, apertura agli investimenti privati e politiche sociali compensative.

Il limite fondamentale di questo modello risiede nel divario persistente tra il miglioramento degli indicatori macroeconomici e le condizioni materiali di ampie fasce della popolazione. Il Fondo stesso riconosce che povertà e disuguaglianza rimangono elevate, mentre l’aumento del costo della vita ha rappresentato uno dei principali argomenti della campagna elettorale dell’opposizione. La crescita del PIL, stimata al 5,2% nel 2025 e prevista attorno al 5-6% nel 2026, non si traduce automaticamente in un miglioramento proporzionale dei redditi e dei servizi disponibili per la maggioranza degli zambiani.

A questo elemento sociale se ne aggiunge uno geopolitico. Lo Zambia possiede alcuni dei più importanti giacimenti africani di rame e cobalto e si trova al centro della competizione tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina per l’accesso alle materie prime necessarie alle nuove tecnologie, alla transizione energetica e all’industria militare. Sotto Hichilema, Lusaka ha approfondito in particolare la cooperazione strategica con Washington. Nell’agosto 2025, lo stesso presidente dichiarò che lo Zambia attribuiva grande valore alla partnership con gli Stati Uniti e desiderava restare un loro «partner integrale», indicando esplicitamente energia, settore minerario e minerali critici tra gli ambiti prioritari della cooperazione.

Il progetto più evidente di questa convergenza è il Corridoio di Lobito, destinato a collegare le aree minerarie della Repubblica Democratica del Congo e dello Zambia al porto angolano di Lobito sull’Atlantico. Nel luglio 2026, Ben Black, amministratore delegato della U.S. International Development Finance Corporation (DFC), spiegando al Congresso la strategia dell’agenzia, ha affermato che il finanziamento statunitense al corridoio contribuirà alla creazione di una fonte di minerali critici «western-aligned», cioè allineata all’Occidente. È una formulazione particolarmente esplicita, che permette di comprendere la funzione geopolitica attribuita da Washington alle infrastrutture dell’Africa australe.

Allo stesso tempo, va sottolineato che, durante il suo primo mandato, Hichilema ha rafforzato anche la cooperazione con Pechino. In particolare, nel settembre 2023, durante la visita di Stato di Hichilema in Cina, i due Paesi hanno elevato i rapporti al livello di Partenariato Strategico e Cooperativo Globale. La Cina resta un importante partner commerciale e finanziario dello Zambia e partecipa, tra l’altro, al rilancio della storica ferrovia Tanzania-Zambia (TAZARA). Nel 2025, il commercio bilaterale ha raggiunto circa 7,55 miliardi di dollari.

Il 20 agosto, dopo la proclamazione dei risultati elettorali, Xi Jinping si è congratulato con Hichilema per la rielezione, ribadendo l’intenzione di approfondire ulteriormente il partenariato tra i due Paesi. Il governo zambiano continua inoltre a sostenere il principio di una sola Cina e la cooperazione nell’ambito del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa.

La caratteristica della presidenza Hichilema non consiste dunque in una rottura con Pechino, bensì nella volontà di attrarre contemporaneamente capitali provenienti da più direzioni mantenendo, sul piano finanziario e istituzionale, una particolare sintonia con il sistema occidentale. Il problema è piuttosto quale ruolo venga assegnato allo Zambia all’interno di queste catene economiche: quello di Paese capace di utilizzare le proprie risorse per costruire un sistema industriale autonomo oppure quello, già sperimentato da molti Paesi africani, di esportatore di materie prime inserito nelle strategie industriali elaborate altrove.

Proprio da questo punto di vista, il risultato di Brian Mundubile assume un significato particolare, sebbene Mundubile non sia un socialista e non rappresenti una reale rottura anticapitalistica, come si evince dal suo manifesto, che rivendica espressamente la «democrazia liberale», riconosce un ruolo importante all’impresa privata e promette di ridurre i costi per le aziende. Inoltre, il candidato non proviene dall’esterno del precedente sistema politico: eletto deputato del Patriotic Front nel 2016, fu ministro provinciale e successivamente Government Chief Whip durante la presidenza di Edgar Lungu, prima di diventare leader dell’opposizione dopo la sconfitta del PF nel 2021. La sua candidatura ha infatti raccolto gran parte delle strutture politiche provenienti dalla precedente esperienza del Patriotic Front e dall’area legata all’eredità di Lungu.

Allo stesso tempo, ciò che rende interessante la sua candidatura è piuttosto l’evoluzione programmatica verso una forma di nazional-sviluppismo con marcati contenuti sociali. Il manifesto della Tonse Alliance parte, infatti, dalla condivisibile analisi di denuncia della distanza tra gli indicatori macroeconomici e le condizioni di vita della popolazione e propone un modello fondato sull’industrializzazione, sulla diversificazione economica, sul rafforzamento del capitale umano e su una distribuzione più ampia dei benefici della crescita. Il documento promette sgravi fiscali per lavoratori e ceto medio, salari più equi, rafforzamento dei servizi pubblici e creazione di occupazione produttiva. Soprattutto, stabilisce un principio centrale per un Paese minerario come lo Zambia: «Mining will not be an enclave; it will be an engine», l’industria mineraria non dovrà più funzionare come un’enclave separata dall’economia nazionale, ma come motore dello sviluppo.

Dietro questa formula vi è la proposta di incrementare la trasformazione locale dei minerali, costruire catene del valore interne, migliorare le retribuzioni dei lavoratori e destinare una quota maggiore della ricchezza generata dalle miniere allo sviluppo delle comunità nelle quali esse operano. Durante la campagna Mundubile ha inoltre proposto salari minimi differenziati per settori, la formalizzazione della piccola attività mineraria, maggiore partecipazione dei giovani zambiani e un sistema attraverso il quale le comunità locali possano beneficiare direttamente delle royalties minerarie.

La differenza rispetto all’approccio dominante non riguarda quindi la scelta tra presenza o assenza del capitale straniero, bensì le condizioni alle quali questi investimenti devono operare e la quota di valore che deve rimanere nel Paese. È la tradizionale questione africana del passaggio da un’economia estrattiva a un’economia industriale: non limitarsi a estrarre rame, cobalto e altri minerali per esportarli verso le catene produttive straniere, ma utilizzare quelle risorse per costruire capacità tecnologiche e produttive nazionali.

Resta infine aperta la questione della regolarità del processo elettorale. Mundubile ha annunciato l’intenzione di contestare giudiziariamente il risultato denunciando irregolarità, mentre diversi esponenti dell’opposizione sono stati arrestati nel corso di un’operazione delle forze di sicurezza. Addirittura, durante un raid nel luogo in cui si trovava Mundubile è morto l’ex ministro Mutotwe Kafwaya. Le autorità sostengono di avere sventato attività legate a una possibile insurrezione e di aver sequestrato armi; Mundubile e i suoi sostenitori respingono le accuse e parlano invece di repressione politica. A tal proposito, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso preoccupazione per gli arresti e ha chiesto il rispetto delle garanzie legali. Al 21 agosto, Mundubile era stato convocato dalla polizia per essere interrogato in relazione ad accuse riguardanti la sicurezza nazionale.

Hichilema dispone ora di altri cinque anni per proseguire il proprio progetto. Il suo primo mandato ha ottenuto risultati reali nella stabilizzazione macroeconomica, nella ristrutturazione del debito e nel recupero della fiducia degli investitori, ma non ha risolto la questione centrale che attraversa la società zambiana: chi debba beneficiare della ricchezza prodotta da uno dei Paesi minerariamente più importanti del continente.

In un momento nel quale Washington definisce apertamente il Corridoio di Lobito uno strumento per costruire una catena di approvvigionamento di minerali critici «allineata all’Occidente», il risultato ottenuto da Mundubile indica l’esistenza, all’interno della società zambiana, di una consistente domanda di sovranità economica e di sviluppo nazionale. Sarà questo, più ancora della vittoria elettorale di Hichilema, uno dei principali elementi con cui il secondo mandato del presidente dovrà confrontarsi.

SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.