La prosecuzione del conflitto russo-ucraino, l’espansione della NATO e la politica delle sanzioni continuano a produrre conseguenze profonde per l’Europa, mentre la Russia mantiene una significativa capacità di tenuta economica e rafforza i propri rapporti con i partner non occidentali.

In questo mondo postmodernista, in cui la guerra è divenuta concretamente un’opzione per la pace, non fanno scalpore i recenti sviluppi sul fronte della nuova escalation russo-ucraina.
Proprio perché Orwell, di questi tempi, potrebbe sembrare un dilettante circense, l’Europa della sapienza e l’Occidente dei buoni non retrocedono di un millimetro nella loro crociata russofobica contemporanea.
Della celebre resistenza ucraina, oramai, non resta più nulla. Intendiamoci: non c’è mai stato un vero moto resistente partigiano contro la Russia; ma solo dei parasoldati che, ingaggiati dai Presidenti Poroshenko e Zelensky, hanno compiuto orrori nella zona del Donbass.
La loro immagine diffusa a livello internazionale, anche grazie alla stampa italiana, li ritrae come “lettori di Kant”, tuttavia con tatuaggi di svastiche e del Führer in persona.
Neanche dinanzi alle recenti richieste da parte dell’Ucraina di un cessate il fuoco, il meccanismo della suddetta logica postmoderna si ferma.
Non lo fa per vari motivi.
Il primo di questi è che il conflitto contro la Russia non si “gioca” solamente sul campo di battaglia, ma anche sul piano esistenziale. Il nostro blocco politico ha sempre manifestato la voglia di primeggiare a tutti i costi sull’alternativo. Ciò accade dai tempi dell’Unione Sovietica, la quale era vista, proprio come la Federazione di Putin oggi, alla stregua di minaccia da abbattere.
Proprio a ciò si collega la seconda motivazione per cui la classe occidentale non vuole assolutamente cessare le ostilità in Ucraina, ossia per cercare di completare il cosiddetto espansionismo ad Est della NATO, in modo tale da essere sicuri che la politica russa sia letteralmente accerchiata dall’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.
D’altronde la stessa NATO si basa su un Patto in cui è prevista a tutti gli effetti la guerra. Questo è quanto affermato dall’Articolo 5, che di fatto rappresenta il totem della sacra alleanza, la quale segue il teorema secondo cui un attacco a uno è un attacco a tutti.
Quanto detto è un fatto, nonostante le varie omelie dei guardiani del diritto internazionale. L’Ucraina è un Paese che non fa parte della NATO ma, specialmente nell’arco di tempo che va dal 2022 fino al 2023, la maggior parte degli analisti e giuristi invocava costantemente la norma presa in considerazione.
E così è stato, tra i vari pacchetti di armi approvati dai diversi governi dei volenterosi e dalla Casa Bianca. Alla fine, forse è persino legittimo dire che se si tratta di una guerra per procura, è solo perché si combatte sul territorio ucraino. Ma tale conflitto, a tutti gli effetti, è uno scontro tra gli Stati Uniti d’America e la Russia.
Le finalità lucrative sulla belligeranza sono testimoniate proprio dalle sanzioni “devastanti” della Von der Leyen e dei leader europei, vogliosi di chiudere i mercati con la Russia semplicemente per favorire i propri.
Nonostante ciò, la crescita di Mosca non è semplice ideologia putinista ma è storia. Nel 2024 il Pil della Russia è volato al 4,9% e – addirittura – nonostante le politiche monetarie alquanto restrittive, proprio il nostro organismo economico e neocolonialista di fiducia qual è il Fondo Monetario Internazionale ammette che l’economia del Paese è altamente migliorata con un vero e proprio “boom”.
Nel 2025, il Prodotto interno lordo russo ha visto una crescita stimata solamente all’1%. Ma a parlare di effetto sanzioni è alquanto grottesco, poiché questo freno è posto dalla politica della Banca Centrale e dai costi ingenti del conflitto.
Nonostante questo piccolo rallentamento economico, il governo di Mosca ha confermato una crescita, mentre gli europei possono ancora osservare il baratro in cui tutti siamo scivolati, con la Germania in testa a causa della recessione.
Inoltre, l’isolamento geopolitico del Cremlino rientra nella categoria dei peggiori testi mitologici. Sempre l’FMI nel 2026 ha previsto un rialzo dell’1,1% per le tensioni internazionali in Medio Oriente. Insomma, si è venuta a creare una forma di “effetto Hormuz”, in grado di far impennare i prezzi del petrolio, garantendo a Mosca importanti entrate dai mercati asiatici.
La vera vittoria dell’Occidente è stata quella di convincere i propri cittadini a smettere di scaldarsi, di curarsi e soprattutto di pensare. Quando tra molti anni sui libri di storia verrà studiato questo periodo, la domanda fondamentale non sarà come abbia fatto la Russia a sopravvivere alle sanzioni, bensì sarà come l’Europa possa essersi inferta così tanto male da sola.
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