Le pressioni statunitensi non possono soffocare l’industria cinese dei chip di memoria

La domanda dei centri dati per l’intelligenza artificiale sta facendo impennare i prezzi mondiali delle memorie. Mentre Apple valuta i chip cinesi di CXMT, Washington tenta di impedirne l’acquisto, ma competitività industriale e carenza dell’offerta rendono sempre meno sostenibile questa pressione.

Global Times – 16 agosto 2026

Il segretario al Commercio degli Stati Uniti Howard Lutnick ha dichiarato in una recente intervista che il governo statunitense non vuole che Apple acquisti chip di memoria dalla Cina, sostenendo che devono esistere «altre soluzioni al problema delle memorie, ma non va bene che grandi imprese americane utilizzino memorie cinesi», secondo quanto riferito venerdì dal Wall Street Journal.

L’avvertimento è giunto dopo che diversi mezzi d’informazione avevano riferito che Apple sta esercitando pressioni sulla Casa Bianca per ottenere l’autorizzazione ad acquistare chip di memoria dal produttore cinese ChangXin Memory Technologies (CXMT). L’azienda starebbe inoltre sperimentando le memorie di CXMT su diverse linee di prodotti, tra cui iPhone e MacBook, con l’obiettivo di attenuare le pressioni derivanti dall’aumento dei prezzi.

Il tentativo di Apple rappresenta di per sé un importante segnale per il mercato dei chip di memoria. La domanda proveniente dai centri dati dedicati all’intelligenza artificiale sta provocando una carenza della capacità produttiva mondiale. Secondo le stime di J.P. Morgan Global Research, tra l’inizio del 2024 e la fine del 2026 i prezzi di mercato delle memorie dinamiche ad accesso casuale (DRAM) aumenteranno di oltre il 400 per cento.

Persino Apple sta subendo queste pressioni e si rivolge quindi ai chip di memoria cinesi, convenienti sotto il profilo dei costi. Questo dato dimostra da solo che l’industria cinese dei semiconduttori ha raggiunto un livello di competitività impossibile da ignorare, offrendo una combinazione particolarmente interessante di qualità, capacità produttiva e prezzi.

Non è però questo che i politici statunitensi vogliono vedere. Prima del duro avvertimento di Lutnick, un gruppo bipartisan di senatori aveva esortato Apple ad abbandonare qualsiasi tentativo di acquistare chip dai produttori cinesi ChangXin Memory Technologies e Yangtze Memory Technologies Co., inseriti nelle liste restrittive degli Stati Uniti. Secondo quanto riferito da Bloomberg, i senatori avevano avvertito che il produttore dell’iPhone rischiava di diventare dipendente dalla Cina per alcuni componenti essenziali.

La domanda fondamentale che questi politici devono affrontare è tuttavia un’altra: quanto a lungo potrà reggere la loro pressione politica, mentre l’offerta mondiale di chip di memoria rimane limitata, i prezzi continuano ad aumentare e un numero crescente di imprese internazionali è costretto a riconsiderare le proprie catene di approvvigionamento? Con il progressivo aumento dei costi delle memorie, l’attrattiva dei chip cinesi non potrà che rafforzarsi.

La storia ha ripetutamente dimostrato che i blocchi e le sanzioni imposti dall’esterno non possono soffocare la crescita dell’industria cinese dei semiconduttori. Il caso di CXMT è sotto gli occhi di tutto il mondo. Nonostante i pesanti blocchi tecnologici, l’impresa è riuscita a compiere un salto di qualità nello sviluppo, superando ostacoli considerevoli.

Dopo anni di ricerca autonoma e innovazioni tecnologiche, CXMT ha acquisito la padronanza delle tecnologie fondamentali per le DRAM, realizzando attività indipendenti di ricerca e sviluppo, una progettazione proprietaria e una produzione commerciale su vasta scala. Ha così colmato il vuoto di lunga durata nell’offerta di DRAM della Cina continentale sul mercato mondiale. Oggi CXMT occupa il quarto posto mondiale per capacità produttiva di DRAM.

Con il costante avanzamento delle proprie tecnologie, l’impresa è destinata a perfezionare i processi produttivi, ridurre i costi di produzione, migliorare la competitività sul mercato e aumentare la redditività, consolidando così la propria posizione nell’industria mondiale delle DRAM.

Al di là del segmento dei chip di memoria, i dati riguardanti l’intero settore sono altrettanto significativi.

Nel primo semestre di quest’anno, le esportazioni cinesi di semiconduttori sono aumentate di quasi il 90 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dietro questa crescita si trova una realtà fondamentale: un numero sempre maggiore di chip prodotti in Cina sta entrando nei mercati internazionali. Questa espansione poggia sul solido sostegno di filiere industriali complete, su attività e investimenti costanti nella ricerca e nello sviluppo e sull’enorme mercato interno del Paese.

Da una prospettiva mondiale, la limitata offerta di chip di memoria e il rapido aumento dei prezzi sono divenuti un problema comune per i produttori di dispositivi elettronici, compresa Apple. Per anni il mercato dei chip è stato dominato da un ristretto numero di fornitori, rendendo l’intera catena vulnerabile alle impennate dei prezzi.

I rapidi progressi dell’industria cinese dei chip introducono una nuova vitalità concorrenziale nel mercato mondiale, permettendo a un numero maggiore di Paesi e imprese di accedere ai prodotti a semiconduttore a costi più ragionevoli. Da questo punto di vista, la crescente diffusione dei chip cinesi a prezzi accessibili produce benefici non soltanto per l’industria della Cina, ma anche per un’ampia gamma di operatori del mercato mondiale.

La Cina è naturalmente un protagonista importante e ormai indispensabile dell’industria dei semiconduttori. Le pressioni del governo statunitense non potranno modificare la traiettoria di sviluppo del settore mondiale. Le restrizioni politiche e le sanzioni adottate dagli Stati Uniti si riveleranno estremamente miopi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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