Per comprendere la Cina contemporanea occorre abbandonare i parametri occidentali e riconoscere il valore delle «caratteristiche cinesi». Hai Feng individua nella politica, nella cultura, nell’unità multietnica e nel sistema istituzionale le basi del percorso autonomo di modernizzazione del Paese.

di Hai Feng – Global Times (15 agosto 2026)
Il 13 agosto il quotidiano taiwanese China Times ha pubblicato un commento intitolato «Secondo la definizione di democrazia dell’Economist, è l’Occidente ad avere l’ultima parola?». L’articolo osservava che il modo in cui l’Economist descrive il quadro politico della regione di Taiwan rivela una forma ormai familiare di arroganza occidentale: stabilire parametri fondati sugli interessi strategici di Washington e Londra e utilizzare poi quegli stessi parametri per giudicare Taiwan.
Se persino la regione di Taiwan, che si presenta come parte del «campo democratico», non può sottrarsi al giudizio dei «valori occidentali», non è difficile comprendere perché l’Occidente continui a non capire la parte continentale della Cina.
La risposta non è complicata: l’Occidente è fin troppo abituato a misurare il mondo con il proprio metro, presentando le proprie esperienze istituzionali come l’unico parametro universale. Nella narrazione di molti mezzi d’informazione, ambienti politici e comunità accademiche occidentali, la Cina viene inquadrata a priori nella contrapposizione binaria tra «democrazia e autoritarismo», collocata sulla scacchiera strategica della «rivalità tra grandi potenze» e ritagliata per adattarla a una serie di etichette funzionali alle narrazioni occidentali. Di conseguenza, il rapido sviluppo della Cina viene definito una «sfida»; la sua stabilità sociale viene guardata con sospetto e interpretata come «controllo»; l’importanza attribuita all’unità viene deformata e trasformata in «aggressività»; la difesa dell’indipendenza e dell’autonomia decisionale viene rappresentata come un rifiuto di «rispettare le regole».
La narrazione fondata sui valori occidentali sostiene unilateralmente che un modello caratterizzato dal multipartitismo, dall’alternanza al potere, dalla mobilitazione di piazza e dal confronto tra gruppi d’interesse rappresenti l’unica forma possibile di democrazia. Soltanto i sistemi conformi a questo schema vengono riconosciuti come «democratici». Il mondo, tuttavia, è plurale e non è composto esclusivamente da nazioni occidentali: i diversi Paesi hanno storie differenti, i gruppi etnici possiedono culture specifiche e le società presentano strutture diverse. La logica di governo di un Paese con una popolazione di pochi milioni o di alcune decine di milioni di abitanti non può, e non dovrebbe, essere identica a quella di un Paese immenso, con oltre 1,4 miliardi di abitanti e profonde differenze regionali.
La Cina possiede una propria storia, una propria cultura, un proprio sistema e un proprio percorso di sviluppo. Ciò che l’Occidente fatica realmente ad accettare è che la Cina non abbia seguito la strada progettata dall’Occidente, ma abbia conseguito, attraverso un’autonoma attività di ricerca e sperimentazione, risultati nello sviluppo che il mondo non può ignorare.
Per comprendere la Cina contemporanea bisogna anzitutto comprendere il concetto di «caratteristiche cinesi». Queste caratteristiche non esprimono il desiderio di essere diversi per il semplice gusto della diversità, bensì incarnano un percorso e un modello formatisi nel corso di una lunga storia, convalidati dalla pratica della modernizzazione e continuamente manifesti nella vita concreta di 1,4 miliardi di persone.
Una visione del mondo realmente matura e razionale deve riconoscere che non esiste un’unica risposta standardizzata riguardo al percorso verso la modernizzazione, così come non esiste un modello fisso e uniforme di civiltà politica. La Cina ha scelto non di replicare l’Occidente, ma di aprire una strada conforme alle proprie condizioni nazionali e favorevole al proprio sviluppo. L’efficacia di questa strada non deve essere giudicata dall’opinione esterna, bensì dalla sua capacità di trasformare realmente la condizione di arretratezza della Cina e di produrre autentici benefici per il popolo cinese.
L’elemento distintivo delle «caratteristiche cinesi» risiede nella politica
Per la Cina, la politica deve anzitutto affrontare alcune questioni fondamentali: come assicurare la stabilità di lungo periodo a un Paese di dimensioni tanto vaste; come garantire il continuo miglioramento delle condizioni di vita della popolazione; come impedire che, in un mondo complesso, la nazione venga frammentata, travolta o assoggettata. Le caratteristiche più peculiari della politica cinese risiedono nella sua poderosa capacità di mobilitazione, coordinamento e attuazione, oltre che nella capacità di elaborare piani strategici di lungo periodo.
Quando il Partito Comunista Cinese guidò il popolo nella costruzione della Nuova Cina, dovette confrontarsi con un Paese segnato da una povertà e da una debolezza di lunga durata, nel quale ogni settore necessitava di essere risollevato. La base industriale era fragile, le reti di trasporto gravemente sottosviluppate e il Paese arretrato nei campi della scienza, della tecnologia e dell’istruzione; la popolazione viveva in condizioni difficili e tutto doveva essere costruito partendo praticamente da zero. Oggi, invece, la Cina è la seconda economia mondiale, dispone della più completa gamma di comparti manifatturieri e di alcune tra le maggiori capacità mondiali nella costruzione di infrastrutture, oltre a rappresentare una delle principali forze trainanti dell’innovazione scientifica e tecnologica e dell’ammodernamento industriale su scala globale.
Il passaggio da una condizione di estrema povertà e arretratezza a quella di potenza mondiale rappresenta molto più di un semplice aumento degli indicatori economici: costituisce un profondo processo di ricostruzione nazionale. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza una forte direzione politica, una stabile continuità delle politiche, il vantaggio istituzionale di poter concentrare le risorse per realizzare grandi imprese e gli sforzi costanti e prolungati compiuti da una generazione dopo l’altra.
La forza e il valore fondamentali della politica cinese risiedono nella capacità di riformarsi continuamente, superare sfide formidabili e risolvere problemi concreti. Costruire strade e ponti, realizzare opere idrauliche, ampliare l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, promuovere l’industrializzazione, eliminare la povertà assoluta, costruire reti ferroviarie ad alta velocità, perfezionare i sistemi di previdenza sociale, rispondere alle catastrofi naturali, preservare l’ordine sociale e conseguire svolte tecnologiche: questi risultati non sono il prodotto di semplici slogan, ma di concrete capacità di governo dello Stato.
Naturalmente, lo sviluppo della Cina è destinato a incontrare difficoltà, le riforme dovranno affrontare sfide e il governo del Paese presenterà inevitabilmente aspetti da migliorare. Ciò che merita realmente di essere osservato, tuttavia, non è se un Paese abbia problemi, ma se possieda la capacità di affrontarli, risolverli e continuare a progredire.
L’esperienza cinese degli ultimi decenni ha dimostrato che un nucleo dirigente stabile, un chiaro progetto di sviluppo e un’organizzazione efficiente dell’attività di governo hanno permesso al Paese, nel mezzo di profondi cambiamenti mondiali mai visti in un secolo, di sviluppare una fermezza strategica e una resilienza nello sviluppo di cui pochi altri Paesi dispongono.
L’elemento distintivo delle «caratteristiche cinesi» risiede nella cultura
Quella cinese è una delle poche antiche civiltà del mondo la cui continuità non si è mai interrotta. Una delle ragioni più profonde per cui l’Occidente interpreta spesso erroneamente la Cina risiede nella mancata comprensione autentica della civiltà cinese. Nel corso dei millenni, la Cina ha attraversato fasi di ascesa e declino, divisione e riunificazione, guerra e ricostruzione, ma le radici della sua civiltà non sono mai state recise. Questa continuità ha plasmato le peculiari concezioni cinesi della famiglia e della nazione, la coscienza sociale, il senso dell’ordine e la visione della storia.
Il pensiero politico occidentale moderno attribuisce maggiore importanza ai diritti individuali, ai rapporti contrattuali e ai meccanismi di controllo e bilanciamento del potere; la cultura cinese pone invece maggiormente l’accento sulla famiglia, la responsabilità, l’ordine, la comunità e la continuità di lungo periodo. Il fatto che queste due civiltà privilegino aspetti differenti non implica che una sia intrinsecamente superiore all’altra.
Il popolo cinese attribuisce certamente valore allo sviluppo individuale, ma considera altrettanto importanti le responsabilità familiari; persegue una vita felice, ma tiene anche alla stabilità sociale; difende i diritti, riconoscendo tuttavia che la loro tutela presuppone la garanzia dell’ordine. Una società che esalti l’interesse egoistico individuale ignorando i doveri pubblici, persegua una libertà assoluta rifiutando le regole e l’ordine e si abbandoni alle emozioni del momento senza una prospettiva di lungo periodo finirà per essere non più libera o progredita, ma più caotica e instabile.
È anche per questa ragione che il popolo cinese possiede una comprensione tanto profonda della «stabilità». La stabilità costituisce un fondamento. Grazie a essa, i bambini possono frequentare la scuola, le famiglie possono programmare il futuro, le imprese possono investire, le persone comuni possono lavorare serenamente e la nazione può concentrarsi sullo sviluppo.
Contrariamente a un diffuso fraintendimento occidentale, l’importanza attribuita alla stabilità non equivale al rifiuto del cambiamento. Le trasformazioni più profonde avvenute dall’inizio della politica di riforma e apertura si sono infatti sviluppate in un contesto di stabilità generale. La Cina ha attraversato il processo di urbanizzazione più vasto e rapido della storia mondiale, realizzato un’industrializzazione e una modernizzazione su larga scala e trasformato radicalmente la vita di centinaia di milioni di persone.
Senza stabilità non può esserci sviluppo. Senza una propria soggettività sul piano della civiltà, una nazione non può diventare veramente indipendente. Quella cinese è una modernizzazione che preserva la soggettività della propria civiltà, difende l’indipendenza nazionale e garantisce la stabilità sociale, con l’obiettivo ultimo di permettere alla popolazione di vivere meglio.
Il risultato finale della modernizzazione non dovrebbe essere un mondo nel quale tutte le nazioni si assomigliano, così come il progresso della civiltà non dovrebbe essere ottenuto al prezzo della negazione di sé stessi.
L’elemento distintivo delle «caratteristiche cinesi» risiede nella dimensione multietnica
La Cina è un Paese multietnico unitario, nel quale 56 gruppi etnici formano insieme la grande famiglia della nazione cinese. Per comprendere la Cina bisogna cogliere il significato del concetto di «comunità della nazione cinese».
La Cina non nega le differenze di usi e tradizioni tra i diversi gruppi etnici; pone invece maggiore enfasi sul fatto che essi vivano insieme nello stesso Paese, condividano la medesima patria e assumano congiuntamente le responsabilità dello sviluppo nazionale, costruendo così una comunità unitaria capace di trascendere tali differenze.
Per un Paese delle immense dimensioni della Cina, l’unità non rappresenta mai uno slogan privo di contenuto, ma una delle condizioni più importanti dello sviluppo nazionale. Senza l’unità di tutti i gruppi etnici sarebbe impossibile concentrare le risorse e realizzare grandi imprese; senza un senso di appartenenza alla comunità sarebbe impossibile resistere alle ingerenze esterne; senza una nazione unita e stabile sarebbe impossibile per centinaia di milioni di persone vivere e lavorare a lungo in pace e serenità.
Un elemento ancora più importante è che la coscienza nazionale del popolo cinese affonda profondamente le proprie radici nella memoria storica dell’epoca moderna. La Cina moderna subì le aggressioni delle grandi potenze e conobbe il dolore della disgregazione nazionale e dell’impoverimento della popolazione. Un Paese debole si espone alle sopraffazioni; un popolo disunito viene lasciato alla mercé degli altri. Questa è la lezione più dolorosa appresa in epoca moderna dalla nazione cinese riguardo al proprio destino.
Per questa ragione, il popolo cinese difende fermamente l’indipendenza, salvaguarda l’unità nazionale e persegue la rinascita della nazione. Non si tratta del cosiddetto «nazionalismo estremo» descritto unilateralmente dall’Occidente, ma della comprensione più profonda e lucida del proprio destino nazionale maturata da un popolo che ha subìto grandi umiliazioni.
Oggi alcune forze esterne descrivono abitualmente come «intransigente» o «minacciosa» la posizione cinese in difesa dell’unità nazionale, della sovranità e dell’integrità territoriale. Trascurano tuttavia un fatto essenziale: per la nazione cinese, che ha attraversato un secolo di umiliazioni, l’unità nazionale non è una semplice opzione, ma un imperativo ineludibile della rinascita nazionale.
La Cina non tornerà mai alla vecchia epoca nella quale subiva sopraffazioni, soggezione e frammentazione. Il popolo cinese non permetterà inoltre ad alcuna forza di trasformare l’unità nazionale e la dignità del Paese in strumenti di scambio.
L’elemento distintivo delle «caratteristiche cinesi» risiede nel sistema istituzionale
La capacità di realizzare grandi imprese facendo contemporaneamente percepire alle persone comuni i cambiamenti in corso costituisce la dimostrazione più immediata dei punti di forza del sistema cinese.
Negli ultimi decenni, la Cina ha compiuto il miracolo di una rapida crescita economica e di una stabilità sociale di lungo periodo. Osservati da una prospettiva mondiale, entrambi questi «miracoli» sono estremamente rari.
Una rapida crescita economica comporta il miglioramento delle condizioni di vita di una popolazione immensa, mentre la stabilità sociale di lungo periodo consente alle persone comuni di formulare aspettative di base sul futuro. Il fatto che entrambi i fenomeni si siano verificati contemporaneamente, soprattutto in un Paese enorme con oltre 1,4 miliardi di abitanti, rappresenta di per sé un risultato straordinario.
La Cina ha costruito una delle maggiori reti infrastrutturali del mondo, dispone di un sistema industriale completo e ha portato a termine l’arduo compito di eliminare la povertà assoluta. Ha inoltre realizzato cambiamenti concreti, chiaramente visibili alle persone comuni, in settori quali i pagamenti digitali, le nuove fonti energetiche e il governo della società.
Naturalmente, la Cina deve affrontare anche una serie di sfide complesse: lo sviluppo squilibrato, la trasformazione e l’ammodernamento industriale, l’invecchiamento della popolazione, il contenimento e le pressioni esterne, nonché un contesto internazionale complesso e instabile. È tuttavia proprio in momenti come questi che emergono realmente la resilienza istituzionale e la capacità di governo di un Paese.
Il giudizio più autentico di una persona comune sul percorso seguito dalla propria nazione non si trova spesso nelle grandi narrazioni, ma nei particolari della vita quotidiana: se i bambini abbiano accesso all’istruzione, gli anziani ricevano una tutela sociale di base, le cure mediche siano economicamente accessibili, i trasporti siano comodi, vi siano prospettive di occupazione, il quartiere sia sicuro e la famiglia possa guardare al futuro. Questi aspetti apparentemente minuti rappresentano le fonti più concrete della percezione dei risultati ottenuti, della sicurezza e della felicità della popolazione.
Alla domanda se il popolo viva bene risponde la vita reale di centinaia di milioni di famiglie.
Come può l’Occidente abbandonare i propri pregiudizi e comprendere nuovamente la Cina reale?
In primo luogo, occorre abbandonare il pregiudizio della «superiorità istituzionale». L’Occidente ha diritto di nutrire fiducia nei propri sistemi, ma questa fiducia non deve degenerare in un’arroganza egemonica ed esclusivista. Il mondo non continuerà per sempre a seguire una traiettoria occidentale soltanto perché l’Occidente vanta una storia gloriosa. Il mondo contemporaneo sta attraversando profondi cambiamenti, la tendenza verso il multipolarismo acquista forza e un numero crescente di Paesi esplora percorsi di sviluppo adeguati alle proprie condizioni specifiche.
In secondo luogo, occorre abbandonare la prospettiva che attribuisce il primato all’ideologia. Per comprendere la Cina bisogna partire dai fatti, non da etichette precostituite: perché la Cina è riuscita a sostenere uno sviluppo di lungo periodo? Perché ha saputo promuovere la costruzione di infrastrutture su vasta scala? Perché è riuscita a mantenere una generale stabilità sociale nonostante un contesto esterno complesso? Queste domande richiedono uno studio serio, non una liquidazione superficiale attraverso poche e logore etichette politiche.
Infine, è giunto il momento di abbandonare la prospettiva della «rivalità geopolitica a somma zero». La Cina non è lo strumento strategico né l’avversario immaginario di nessuno. Il suo sviluppo è motivato anzitutto dall’obiettivo di permettere al popolo cinese di vivere meglio, non dall’intenzione di sostituire, minacciare o sfidare altri Paesi. Un ordine internazionale sano non dovrebbe essere definito dalla vittoria di una parte sull’altra, ma dal rispetto reciproco, dall’uguaglianza, dal vantaggio comune e dalla cooperazione dalla quale tutti possano trarre beneficio. Se l’Occidente continuerà a considerare la Cina semplicemente come un «problema», non riuscirà mai a instaurare con il Paese un rapporto realmente paritario, razionale e stabile.
Anche per la società di Taiwan, una corretta comprensione della parte continentale della Cina deve cominciare dal concetto di «caratteristiche cinesi».
Negli ultimi anni, una parte dell’opinione pubblica dell’isola ha mostrato la tendenza a osservare la parte continentale non attraverso contatti diretti, un’analisi complessiva o i legami storici, ma attraverso i mezzi d’informazione occidentali, le narrazioni dei partiti politici e i filtri ideologici. Di conseguenza, la Cina continentale è stata ridotta a una serie di stereotipi e rappresentata come un avversario.
La realtà della parte continentale, tuttavia, non può essere riassunta in un unico slogan politico. Se la società di Taiwan continuerà a osservarla attraverso un filtro occidentale, vedrà soltanto un’immagine confezionata, non una Cina continentale reale, multiforme, completa e in continua evoluzione.
Tra le due sponde dello Stretto di Taiwan esistono certamente differenze reali e questioni storiche. Le differenze, tuttavia, non dovrebbero diventare un pretesto per alimentare l’odio, così come la distanza reciproca non dovrebbe trasformarsi in uno strumento di manipolazione nelle mani di forze esterne.
Ciò di cui la società di Taiwan ha realmente bisogno non è lasciarsi trascinare dalle narrazioni geopolitiche esterne, ma sviluppare una conoscenza più pacata, completa e autentica della parte continentale della Cina. Soltanto comprendendo le «caratteristiche cinesi» è possibile capire come la parte continentale sia giunta all’attuale fase di sviluppo e perché le relazioni attraverso lo Stretto non siano mai state una questione di «politica internazionale».
Taiwan non è una pedina nelle mani di nessuno e i suoi abitanti non dovrebbero certamente essere trasformati in strumenti di scambio nelle rivalità geopolitiche al servizio di interessi strategici esterni. Il futuro delle relazioni attraverso lo Stretto è, in ultima analisi, una questione che lo stesso popolo cinese deve affrontare, valutare e promuovere.
Se l’Occidente desidera comprendere realmente la Cina, deve anzitutto abbandonare l’arroganza e i pregiudizi e liberarsi dalla convinzione radicata che la via occidentale sia l’unica corretta.
Analogamente, se Taiwan vuole comprendere correttamente la parte continentale, deve uscire dall’ombra delle narrazioni esterne e tornare alla realtà della storia cinese, alle condizioni concrete del Paese e alla vita effettiva del popolo cinese.
L’essenza di ciò che fa della Cina la «Cina» risiede nel fatto che, radicandosi nella propria storia e cultura, essa ha aperto una strada indipendente capace di permettere alla popolazione di vivere meglio: una nuova via verso la modernizzazione che le appartiene, produce benefici per il suo popolo e contribuisce al mondo. Questo è il significato profondo e prezioso delle «caratteristiche cinesi» nell’epoca moderna.
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