Come il nuovo Codice ecologico e ambientale cinese traduce gli obiettivi nazionali in regole quotidiane

Il nuovo Codice ecologico e ambientale unifica 1.242 articoli e dieci leggi, traducendo gli obiettivi nazionali di civiltà ecologica in regole per la vita quotidiana. Dalla tutela degli ecosistemi ai rumori di vicinato, rafforza responsabilità pubbliche, partecipazione dei cittadini e sviluppo a basse emissioni.

di Shan Jie (Global Times) – 14 agosto 2026

«La costruzione di una civiltà ecologica riguarda il benessere del popolo e il futuro della nazione».

Il presidente cinese Xi Jinping, anche segretario generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e presidente della Commissione Militare Centrale, ha affermato: «Rispettare la natura, conformarsi alle sue leggi e proteggerla è essenziale per costruire a pieno titolo un moderno Paese socialista».

Tra gli obiettivi principali del XV Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale (2026-2030) figurano il conseguimento di svolte decisive nei compiti strategici di rilevanza generale per la modernizzazione cinese e la realizzazione di nuovi e significativi progressi nell’iniziativa per la costruzione di una Bella Cina.

Il Global Times inaugura una serie di articoli intitolata BeautifulChinaING. Analizzando la bellezza della natura, delle istituzioni e degli stili di vita, la serie prende le mosse da casi cinesi e internazionali. Attraverso reportage sul campo e narrazioni video, esamina come lo sviluppo verde sia divenuto un tratto distintivo della modernizzazione cinese, illustrando al contempo il ruolo della Cina quale grande Paese responsabile nella fornitura di beni pubblici globali.

In questa puntata l’attenzione si concentra sul Codice ecologico e ambientale cinese e sui cambiamenti che potrebbe introdurre nella vita quotidiana. Dai rumori di vicinato ai fumi dei ristoranti, dalla conservazione degli ecosistemi allo sviluppo verde, l’articolo esamina come il Codice riunisca norme ambientali finora frammentate in un quadro unitario, rafforzi la partecipazione pubblica e traduca la visione di una Bella Cina in regole concrete per il governo dell’ambiente.


Un trapano elettrico si mette in funzione nell’appartamento vicino proprio mentre qualcuno cerca di dormire. I fumi della cucina del ristorante al piano terra entrano da una finestra aperta. Un’automobile modificata sfreccia rumorosamente davanti a un complesso residenziale, mentre un pasto ordinato a domicilio arriva avvolto in diversi strati di plastica. Secondo il nuovo Codice ecologico e ambientale cinese, questi disagi quotidiani apparentemente minori, strettamente legati al modo in cui le persone vivono, dormono, cucinano, si spostano e consumano, costituiscono precisamente il punto di partenza della tutela ambientale.

Il Codice entrerà in vigore sabato 15 agosto. Composto da 1.242 articoli ripartiti in cinque libri, è il secondo testo legislativo cinese a ricevere formalmente la denominazione di «codice», dopo il Codice civile. Riunisce in un unico quadro giuridico la lotta all’inquinamento, la conservazione degli ecosistemi e lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio, incorporando dieci leggi già esistenti.

Intervenendo giovedì durante una conferenza stampa, il ministro dell’Ecologia e dell’Ambiente Li Gao ha affermato che il Codice riveste un’importanza fondamentale e duratura per tutelare secondo la legge i diritti e gli interessi della popolazione in materia ecologica e ambientale, consolidare le basi giuridiche della costruzione di una Bella Cina e accelerare una modernizzazione caratterizzata dall’armonia tra l’umanità e la natura.

Mentre la Cina si prepara ad applicare questo vasto Codice, emerge una domanda concreta: come potrà rendere la vita quotidiana più silenziosa, pulita e vivibile, trasformando la visione di una Bella Cina in regole che le persone possano conoscere, utilizzare e contribuire a far rispettare?

Dalla soglia di casa agli ecosistemi

Il Codice ecologico e ambientale si spinge ben oltre i problemi della vita urbana quotidiana, disciplinando anche la conservazione degli ecosistemi e la partecipazione pubblica al governo dell’ambiente.

Nella contea di Mengla, nella provincia sud-occidentale cinese dello Yunnan, Li Shengqian, guardia forestale addetta alla tutela degli elefanti, si trovò un giorno ad attraversare una vasta distesa di campi di mais completamente schiacciati. Mentre le guardie locali partecipavano a un corso di formazione, più di quaranta elefanti asiatici selvatici erano scesi dalle montagne, avevano mangiato il mais dolce ormai maturo, si erano rotolati in uno stagno ricco di sali minerali ed erano quindi tornati nella foresta per dormire.

Un funzionario dell’amministrazione forestale locale ha spiegato al Global Times che una compagnia assicurativa avrebbe valutato i danni e risarcito gli abitanti dei villaggi.

Lo Yunnan ha progressivamente trasformato questi risarcimenti da risposte improvvisate in un meccanismo istituzionale. Nell’ambito del sistema di assicurazione della responsabilità civile pubblica per i danni causati dalla fauna selvatica, le amministrazioni pubbliche pagano i premi, gli agricoltori interessati non devono contribuire e le compagnie assicurative valutano e risarciscono le perdite.

Nell’agosto 2024, Xishuangbanna aveva investito nel sistema 225 milioni di yuan, pari a 33,3 milioni di dollari, erogando 215 milioni di yuan a titolo di risarcimento per i danni provocati dalla fauna selvatica. Di questi, 188 milioni riguardavano perdite causate dagli elefanti asiatici.

Il Codice conferisce a queste pratiche una base giuridica più chiara. L’articolo 828 impone alle amministrazioni locali delle aree gravemente colpite dai danni causati dalla fauna selvatica di affiancare ai risarcimenti misure preventive, tra cui barriere protettive, segnali di avvertimento e sistemi di monitoraggio e allerta precoce. Prevede inoltre indennizzi per decessi, lesioni e danni alle colture o ad altri beni derivanti dalla protezione di determinate specie selvatiche. In questo modo, i costi della conservazione non vengono lasciati esclusivamente a carico di chi vive nelle immediate vicinanze degli animali protetti.

Per i volontari impegnati nella tutela dell’ambiente, il cambiamento potrebbe manifestarsi in maniera diversa. Nel 2002 Yun Jianli ha fondato Green Hanjiang, un’organizzazione ambientalista attiva nella provincia centrale cinese dello Hubei, e da oltre vent’anni conduce indagini sull’inquinamento lungo il fiume Hanjiang.

Yun ha spiegato che in precedenza i volontari incontravano spesso difficoltà nell’affrontare le questioni giuridiche. «Quando ci occupavamo di alcuni problemi ambientali, dovevamo spesso cercare il fondamento giuridico in leggi differenti», ha dichiarato al Global Times. «Il nuovo Codice integra questi sistemi e fornisce alle iniziative ambientali un sostegno giuridico più chiaro e autorevole».

Questo sostegno va oltre il semplice riconoscimento generale della partecipazione pubblica. Il Codice impone consultazioni pubbliche nella pianificazione ambientale, nella definizione degli standard e nelle valutazioni d’impatto; prescrive la predisposizione di canali accessibili per le segnalazioni e l’obbligo di fornire un riscontro a quelle nominative; vieta inoltre ai datori di lavoro di compiere ritorsioni contro i dipendenti che denunciano l’inquinamento prodotto dalle organizzazioni per le quali lavorano.

Per volontari come Yun, la partecipazione pubblica non rappresenta quindi più soltanto un appello al senso civico, ma diviene una componente del governo dell’ambiente tutelata dalla legge.

Dopo l’entrata in vigore del Codice, i suoi effetti concreti saranno verificati attraverso casi altrettanto concreti.

Dal progetto alla realtà

Riunire un corpus normativo tanto ampio in un unico codice richiede molto più della semplice raccolta delle leggi esistenti. I legislatori hanno dovuto anzitutto stabilire quali norme dovessero essere integrate integralmente, quali leggi speciali dovessero restare in vigore e in quali ambiti fosse necessario introdurre nuovi fondamenti giuridici.

Il processo di codificazione è iniziato formalmente il 3 novembre 2023. Un gruppo direttivo ha coordinato le questioni principali, una squadra di lavoro si è occupata della redazione del testo e un comitato di esperti ha fornito consulenza specialistica. Prima di essere adottato il 12 marzo 2026, il progetto è stato esaminato due volte nel suo complesso e altre due volte libro per libro, completando un procedimento durato quasi due anni e mezzo.

Il metodo seguito è stato definito di «codificazione moderata». Huang Wei, vicedirettore della Commissione per gli affari legislativi del Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP) e coordinatore del gruppo incaricato della redazione, ha spiegato al Quotidiano del Popolo che l’obiettivo non consisteva nel riunire ogni singola legge ambientale in un unico volume. I diversi gruppi di leggi sono stati invece trattati in maniera differenziata.

Dieci leggi riguardanti la protezione dell’ambiente, la valutazione d’impatto ambientale, la produzione pulita e le principali forme di contrasto all’inquinamento sono state riviste e incorporate integralmente. Con l’entrata in vigore del Codice, cesseranno quindi di esistere come testi legislativi autonomi. Sono state inoltre incluse le disposizioni fondamentali di oltre venti leggi relative alle foreste, alle praterie, ai principali bacini fluviali, ai parchi nazionali e alla conservazione dell’energia e delle risorse, senza tuttavia abrogare tali leggi. Negli ambiti più recenti, come il governo del clima e gli obiettivi del picco delle emissioni di carbonio e della neutralità carbonica, il Codice stabilisce principi generali, lasciando spazio a una legislazione più dettagliata.

Il Codice non ha preso forma soltanto nelle sale riunioni di Pechino. Nel maggio 2025, studenti cinesi e internazionali di un’università a indirizzo professionale della municipalità sud-occidentale cinese di Chongqing hanno discusso il progetto. Secondo l’agenzia Xinhua, i loro suggerimenti sono stati trasmessi all’organo legislativo nazionale attraverso un punto di contatto legislativo di base.

Durante la redazione del Codice, Ma Jun, direttore dell’Istituto per gli affari pubblici e ambientali, ha partecipato anche a seminari organizzati dalla Commissione per gli affari legislativi del Comitato permanente dell’ANP e da altri dipartimenti. Quando il progetto è stato sottoposto alla consultazione pubblica, la sua organizzazione ha successivamente presentato proposte dettagliate, ha spiegato Ma al Global Times.

«Il processo legislativo aperto è stato significativo già di per sé, poiché ha promosso un vasto dibattito pubblico su decenni di legislazione ambientale e sulle grandi questioni del nostro tempo», ha affermato Ma. «Ha permesso al Codice di confrontarsi con le più avanzate teorie legislative internazionali, pur rimanendo ancorato alle sfide concrete affrontate dalla Cina».

Ai quattro cicli di consultazione pubblica hanno partecipato più di 7.000 persone, che hanno presentato oltre 20.000 osservazioni. Il gruppo incaricato della redazione ha condotto ricerche in più di trenta località e organizzato a Pechino diciassette seminari con legislatori nazionali, dipartimenti governativi, imprese, organizzazioni sociali e studiosi, secondo quanto riferito dal Quotidiano del Popolo.

I suggerimenti provenienti dalla popolazione e dai punti di contatto legislativi di base hanno contribuito a definire le norme sugli inquinanti emergenti, l’inverdimento urbano, il governo del clima e la responsabilità giuridica. Secondo Xinhua, in seguito alle deliberazioni della sessione conclusiva dell’ANP sono state apportate più di duecento ulteriori modifiche, oltre cento delle quali di carattere sostanziale.

L’approvazione del Codice, tuttavia, non ha automaticamente armonizzato le numerose norme subordinate. Il Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente ha dichiarato di aver avviato la revisione di oltre cinquecento atti collegati, tra cui più di trenta regolamenti amministrativi, oltre ottanta norme dipartimentali e più di quattrocento documenti normativi. Le disposizioni in contrasto con il Codice, non adeguatamente raccordate con esso o non più compatibili saranno modificate o abrogate, mentre le norme attuative e gli standard tecnici sono in corso di aggiornamento.

In preparazione dell’entrata in vigore sono stati impiegati anche strumenti innovativi. Per affrontare le difficoltà e i costi elevati della valutazione dei danni ecologici e ambientali è stato sviluppato un sistema assistito dall’intelligenza artificiale. Secondo il Ministero, il sistema è stato sperimentato gratuitamente in ventotto regioni di livello provinciale e utilizzato in più di trecento casi, riducendo di oltre l’80 per cento i tempi medi delle valutazioni.

Nel più ampio panorama giuridico internazionale

La codificazione ambientale non costituisce una prerogativa della Cina. Nel 1998 la Svezia adottò un Codice ambientale che riuniva norme precedentemente contenute in quindici leggi e che entrò in vigore il 1º gennaio 1999. Nel settembre 2000 la Francia promulgò la parte legislativa del proprio Codice dell’ambiente. Anche la Germania tentò di istituire un codice ambientale unitario, ma il progetto si arenò nel 2009.

Per quanto riguarda il Codice ecologico e ambientale cinese, un articolo pubblicato sulla rivista internazionale Carbon Research lo ha descritto come una risposta sistemica alle crisi interconnesse dell’inquinamento, della perdita di biodiversità e dei cambiamenti climatici. Lo stesso contributo ha tuttavia individuato tra le difficoltà di attuazione l’incompletezza delle norme complementari, il coordinamento giuridico disomogeneo e la limitata consapevolezza della popolazione.

Un editoriale pubblicato giovedì dal Quotidiano del Popolo ha osservato che l’adozione del Codice ecologico e ambientale segna una profonda trasformazione del ruolo della Cina nel governo mondiale dell’ambiente, da partecipante a guida, offrendo un modello legislativo che può essere studiato dai Paesi di tutto il mondo, in particolare da quelli in via di sviluppo.

Lu Weifu, ricercatore presso l’Università della Scienza e della Tecnologia della Cina, ha scritto in un articolo pubblicato dal China Environment News che la caratteristica distintiva del Codice risiede nella combinazione tra integrazione sistemica e struttura aperta. A differenza dei codici ambientali costruiti principalmente intorno ai tradizionali strumenti di controllo dell’inquinamento, quello cinese riunisce in un unico quadro la prevenzione dell’inquinamento, la conservazione degli ecosistemi e lo sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio. Il libro specificamente dedicato allo sviluppo verde e a basse emissioni colloca inoltre i cambiamenti climatici e la trasformazione economica nella struttura fondamentale del diritto ambientale.

Ma ha spiegato che il controllo tradizionale dell’inquinamento atmosferico e il governo del clima hanno operato a lungo all’interno di sistemi giuridici relativamente separati. Collegando il controllo degli inquinanti tradizionali alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, il Codice potrebbe favorire una regolamentazione maggiormente coordinata e ridurre le sovrapposizioni normative e amministrative.

Il cambiamento più ampio, ha aggiunto, consiste nel passaggio dalla gestione del danno ambientale soltanto dopo che si è verificato all’intervento sui modi in cui l’energia, l’industria e i consumi producono tale danno fin dall’origine.

Dopo l’entrata in vigore del Codice, la maggior parte delle persone non leggerà mai tutti i suoi 1.242 articoli. Ne sperimenterà gli effetti attraverso verifiche molto più concrete: se le informazioni ambientali saranno reperibili, se una denuncia riceverà risposta, se chi inquina riparerà il danno e se un fiume o un quartiere diventeranno più puliti in maniera misurabile.

È qui che questo vasto esperimento giuridico ritorna alla dimensione nella quale la tutela dell’ambiente viene in ultima analisi percepita: la vita che si svolge fuori dalla finestra di ciascuno.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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