La Cina non sia il pretesto dell’Occidente per sottrarsi alle proprie responsabilità sul protezionismo

Mentre crescono le tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione Europea, alcuni media occidentali descrivono la Cina come un’economia sbilanciata sulla produzione. Il Global Times respinge questa lettura, giudicandola un espediente per giustificare nuove misure protezionistiche e scaricare altrove le responsabilità.

Global Times – 3 agosto 2026

Di recente, alcuni organi d’informazione occidentali hanno insistito nel promuovere la tesi secondo cui la Cina privilegerebbe l’industria rispetto ai consumi. L’esempio più recente è un articolo pubblicato lunedì da Reuters con il titolo «La Cina traccia “linee rosse” attorno al proprio modello economico in vista dei colloqui commerciali con UE e Stati Uniti», nel quale si sostiene che «la Cina difende con vigore il proprio mix di politiche economiche, che privilegia i settori avanzati rispetto ai consumi».

Una simile narrazione non costituisce soltanto una grave interpretazione distorta delle politiche industriali cinesi, ma rappresenta anche una tattica adottata dall’Occidente per sottrarsi alle proprie responsabilità in materia di protezionismo commerciale.

Un semplice esame delle politiche economiche cinesi mostra che l’espansione della domanda interna ha sempre rappresentato un pilastro strategico. Negli ultimi anni, la Cina ha introdotto misure concrete per stimolare i consumi interni, tra cui programmi su vasta scala per il rinnovo delle attrezzature e la sostituzione incentivata dei beni di consumo, l’ottimizzazione delle detrazioni e delle esenzioni fiscali, il miglioramento dei sistemi di sicurezza sociale e la creazione di nuove modalità di consumo.

Le statistiche mostrano che, durante il periodo del 14º Piano quinquennale (2021-2025), la spesa per consumi finali ha contribuito per il 58,8 per cento alla crescita economica. Parallelamente, la Cina ha ridotto più volte i dazi sui beni di consumo importati e ampliato l’elenco dei prodotti ammessi all’importazione al dettaglio tramite il commercio elettronico transfrontaliero. Nel loro insieme, questi indicatori dimostrano che la Cina è un «mercato mondiale» in piena espansione e dotato di enormi potenzialità. Presentare un Paese simile come una nazione che attribuisce scarsa importanza ai consumi costituisce una deliberata distorsione. Le politiche economiche cinesi mirano a creare un circolo virtuoso nel quale l’ammodernamento industriale e l’espansione dei consumi si rafforzino reciprocamente.

Perché, dunque, in una fase di tensioni sia nei rapporti commerciali tra UE e Cina sia in quelli tra Stati Uniti e Cina, i media occidentali sono così determinati ad affibbiare a Pechino l’etichetta dei «consumi deboli»? La risposta non è complicata. Quando alcuni Paesi si preparano a imporre dazi e a innalzare barriere contro i settori industriali cinesi, hanno bisogno di una giustificazione apparentemente legittima. Descrivendo la Cina come un’economia che «si limita a produrre senza consumare», possono bollare la competitività della sua industria come «dipendente dai sussidi» o «sleale». Ma una simile distorsione deliberata, concepita per scaricare altrove le responsabilità del protezionismo, non soltanto non risolve gli squilibri industriali e commerciali interni dell’Occidente, ma compromette anche il clima del dialogo commerciale e destabilizza ulteriormente le catene di approvvigionamento globali.

Ad aggravare questa rappresentazione distorta, alcuni organi d’informazione hanno persino presentato le legittime azioni intraprese dalla Cina per tutelare i propri diritti e interessi come un «atteggiamento di sfida sul piano commerciale». La Cina ha il diritto di difendere i propri interessi dopo essere stata colpita da dazi aggiuntivi ingiustificati o da altre misure protezionistiche, e dopo che i suoi settori più competitivi sono stati presi di mira con il pretesto infondato della «sovraccapacità produttiva». Sulle questioni che riguardano le fondamenta dello sviluppo di un Paese, la sicurezza industriale e gli interessi di lungo periodo, è naturale che non vi sia spazio per compromessi.

Tuttavia, chiarire la propria posizione e tutelare gli interessi fondamentali non significa chiudere la porta alla cooperazione. Al contrario, la Cina ha costantemente dimostrato un atteggiamento costruttivo nei confronti della collaborazione su un’ampia gamma di temi, tra cui il cambiamento climatico, la stabilità delle catene di approvvigionamento globali, la transizione verde e molte altre questioni di vasta portata.

In quanto secondo mercato di consumo più grande al mondo, la Cina registra una domanda interna che continua a evolversi verso livelli qualitativi più elevati. Numerose imprese europee e statunitensi hanno radicato da tempo le proprie attività nel Paese. Queste aziende conoscono per esperienza diretta il potenziale del mercato cinese molto meglio degli organi d’informazione occidentali condizionati dai propri pregiudizi, e nessuna impresa lungimirante rinuncerà facilmente a un mercato tanto vasto e promettente.

La Cina, pertanto, conserva fiducia e pazienza nel rispondere alle interpretazioni distorte provenienti dall’esterno attraverso risultati concreti sul piano dello sviluppo. Continuerà inoltre a comporre le divergenze e a perseguire una cooperazione vantaggiosa per tutte le parti mediante un dialogo pragmatico.

SEGUI LA PAGINA FACEBOOK
SEGUI IL CANALE WHATSAPP
SEGUI IL CANALE TELEGRAM

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.