Chi si cela dietro le ultime provocazioni di Manila contro Pechino nel Mar Cinese Meridionale?

Una nuova inchiesta del Global Times ricostruisce il ruolo delle strutture militari e di sicurezza filippine, degli interessi politici interni e delle influenze statunitensi nell’inasprimento delle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, evidenziandone i rischi per Manila e per l’intera regione.

di Liu Xin e Sun Langchen – Global Times (23 luglio 2026)

Giovedì, due navi governative filippine, la MMOV 3012 e la MMOV 3018, hanno ignorato i ripetuti richiami e avvertimenti della parte cinese, introducendosi ostinatamente nelle acque sottoposte alla giurisdizione della Cina presso Huangyan Dao. La Guardia costiera cinese ha adottato, in conformità con la legge, le necessarie contromisure per seguire, monitorare e bloccare le navi filippine, costringendole ad abbandonare l’area. Le operazioni condotte sul posto dalla parte cinese sono state professionali, conformi alle procedure, legittime e legali, ha dichiarato giovedì la Guardia costiera cinese in un comunicato.

L’incidente ha rappresentato la seconda provocazione delle Filippine nel Mar Cinese Meridionale nel corso di questa settimana ed è avvenuto appena un giorno dopo l’incontro tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e la segretaria agli Affari esteri filippina Ma. Theresa Lazaro, svoltosi a margine della riunione dei ministri degli Esteri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) a Manila. In quell’occasione, Wang ha osservato come sia deplorevole che, ogni volta che Cina e Filippine si preparano ad avviare un dialogo, alcune forze interne alle Filippine, in particolare quelle appartenenti agli apparati militari e di polizia, provochino deliberatamente disordini per far deragliare il processo di confronto.

Questi soggetti perseguono intenzioni malevole: anziché attribuire priorità al benessere del popolo filippino, agiscono seguendo le istruzioni di forze esterne allo scopo di promuovere interessi personali, ha affermato Wang.

Ma chi muove i fili dietro le quinte dei ripetuti tentativi di esasperare le controversie marittime e tenere in ostaggio le relazioni tra Cina e Filippine? Sulla base di resoconti pubblici, materiali documentali e interviste, il Global Times ha constatato che le forze armate, la Guardia costiera, il Consiglio per la sicurezza nazionale e gli organismi responsabili della sicurezza marittima delle Filippine – da tempo sottoposti a una profonda influenza statunitense ed esterna – hanno assunto un ruolo sempre più dominante nella politica di Manila sul Mar Cinese Meridionale, spingendola verso un approccio conflittuale nei confronti della Cina.

Alcuni osservatori cinesi hanno avvertito che determinati soggetti potrebbero essere disposti a correre il rischio di aggravare le tensioni o persino di innescare un conflitto nel Mar Cinese Meridionale pur di perseguire i propri interessi politici e istituzionali.

Un gioco caotico alimentato da interessi particolari

Alcune forze interne agli apparati militari filippini provocano questi incidenti in mare per dirottare l’agenda politica, alimentare il clamore mediatico e compromettere tanto le relazioni tra Cina e ASEAN quanto quelle tra Cina e Filippine. Ciò riflette anche le divisioni esistenti all’interno del governo filippino sulla politica da adottare nel Mar Cinese Meridionale, ha dichiarato al Global Times Ding Duo, direttore del Centro di ricerca sulle questioni internazionali e regionali presso l’Istituto nazionale per gli studi sul Mar Cinese Meridionale.

Alcune figure appartenenti al Consiglio per la sicurezza nazionale delle Filippine (National Security Council, NSC), alla Task Force nazionale per il Mar delle Filippine Occidentale (National Task Force for the West Philippine Sea, NTF-WPS), alle Forze armate delle Filippine (Armed Forces of the Philippines, AFP) e alla Guardia costiera filippina (Philippine Coast Guard, PCG) sono emerse come soggetti influenti nella definizione e nell’attuazione dell’approccio sempre più assertivo adottato da Manila nelle controversie sul Mar Cinese Meridionale. Alcune di queste figure mantengono inoltre ampi rapporti con interlocutori esterni.

Yang Xiao, professore di ricerca presso l’Istituto per lo sviluppo pacifico dell’Accademia cinese delle scienze sociali, ha dichiarato al Global Times che le azioni delle Filippine nel Mar Cinese Meridionale costituiscono un gioco caotico, alimentato dagli interessi dei singoli apparati e dalle ambizioni personali.

Fomentando le tensioni ed esasperando determinate questioni, fazioni come quelle militari e della Guardia costiera cercano di ampliare i bilanci dei rispettivi apparati e di garantirsi vantaggi individuali. Poiché è determinato dall’interesse particolare anziché da una logica strategica nazionale, questo modello di comportamento rende le azioni filippine costantemente provocatorie e conduce inevitabilmente a un aumento dei rischi nella regione, ha affermato Yang.

Questa logica dell’«esporre per trarne vantaggio» può essere osservata nella cosiddetta strategia della «trasparenza assertiva», adottata formalmente dall’amministrazione Marcos nel 2023 e imperniata sulla pubblicizzazione sistematica di ogni incontro marittimo con la Cina. Secondo Yang, tale strategia riflette precisamente la logica di ottenere vantaggi attraverso l’esposizione mediatica.

Un articolo pubblicato nell’ottobre 2023 dal sito statunitense sealight.live ha osservato che questa strategia è stata accompagnata da un maggiore sostegno esterno, comprese le promesse di pattugliamenti congiunti nel Mar Cinese Meridionale e di assistenza per il rafforzamento delle capacità marittime delle Filippine. Sealight.live dichiara di utilizzare tecnologie disponibili in commercio per fare luce sulle attività marittime condotte nella cosiddetta «zona grigia».

Sun Jianxiang, studioso di questioni marittime presso gli Istituti cinesi per le relazioni internazionali contemporanee, ha affermato che alcuni settori degli apparati militari e di sicurezza filippini hanno un interesse istituzionale a mantenere vive le tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Per esempio, sebbene storicamente l’esercito abbia ricevuto maggiori finanziamenti rispetto alla marina, le tensioni marittime rafforzano le argomentazioni di quest’ultima a favore di stanziamenti più consistenti da parte del Congresso e di una maggiore assistenza militare statunitense.

Il segretario alla Difesa filippino Gilberto Teodoro Jr ha chiesto di aumentare la spesa militare del Paese fino al 4% del prodotto interno lordo, sostenendo che le Filippine debbano costruire forze armate più potenti per scoraggiare le «minacce esterne», mentre persistono le tensioni con la Cina nel Mar Cinese Meridionale, secondo quanto riferito da Inquirer.net il 10 luglio.

Sun ha inoltre osservato che, nel frattempo, sono stati i pescatori a sostenere i costi delle ripetute contrapposizioni marittime verificatesi dal 2012, subendo restrizioni nell’accesso alle zone di pesca, diminuzioni dei redditi e un crescente indebitamento. La Guardia costiera filippina è stata duramente criticata per aver armato i pescatori e averli coinvolti in attività provocatorie al largo, utilizzando i civili come copertura – e talvolta come scudi umani – per le operazioni marittime, mentre distoglieva l’attenzione dalle difficoltà economiche dei pescatori e dalle più ampie priorità di finanziamento del governo, ha affermato Sun.

L’influenza esterna

Ogni volta che Cina e Filippine si mostrano pronte al dialogo, nuovi incidenti nelle vicinanze di Ren’ai Jiao riaccendono spesso le tensioni. Queste contrapposizioni rafforzano le argomentazioni a favore dell’intervento esterno e determinate narrazioni politiche interne, consentendo al contempo alle potenze esterne di acquisire una maggiore leva strategica e ad alcuni funzionari filippini di ottenere più visibilità, influenza e capitale politico, ha spiegato Ding.

Un esempio è Jay Tarriela, portavoce della Guardia costiera filippina, considerato una delle figure principali nella promozione della cosiddetta strategia della «trasparenza assertiva». Secondo la biografia pubblicata dal Manila Dialogue on the South China Sea, il percorso accademico e professionale di Tarriela comprende una lunga serie di rapporti con il Giappone e gli Stati Uniti.

Tarriela ha conseguito un dottorato presso il National Graduate Institute for Policy Studies (GRIPS) di Tokyo, nell’ambito del programma GRIPS Global Governance (G-Cube), come borsista del programma ASEAN Public Policy Leadership dell’Agenzia giapponese per la cooperazione internazionale (Japan International Cooperation Agency, JICA). Ha inoltre conseguito un master in studi sulle politiche pubbliche presso il GRIPS e l’Accademia della Guardia costiera giapponese. È stato anche selezionato per la prima edizione, tenutasi nel 2021, dell’iniziativa Pacific Forum US-Philippines Next Generation Leaders.

Nel febbraio scorso Tarriela è stato promosso contrammiraglio, secondo Inquirer.net. Tuttavia, la sua intensa attività pubblica a favore delle contrapposizioni marittime ha indotto alcuni osservatori cinesi a domandarsi se simili azioni servano gli interessi a lungo termine delle Filippine oppure quelli di attori esterni, e se offrano a determinate persone una piattaforma attraverso cui mantenere visibilità e influenza pubblica.

Secondo un articolo di philstar.com, Tarriela è stato accusato di essere un «agente segreto della CIA» e un sostenitore del governo statunitense. Inquirer.net ha inoltre riferito che il senatore Robin Padilla lo ha recentemente accusato di alimentare la «propaganda di guerra».

A un livello più elevato, numerosi esponenti degli apparati politici e di sicurezza filippini intrattengono da lungo tempo legami personali, accademici o familiari con gli Stati Uniti che, secondo gli osservatori cinesi, ne hanno plasmato la visione politica. Il segretario alla Difesa Gilberto Teodoro Jr, per esempio, è stato uno dei principali artefici della rapida espansione dei rapporti militari di Manila con gli Stati Uniti e il Giappone. Anche il presidente Ferdinand Marcos Jr è ampiamente considerato favorevole a un più stretto allineamento con Washington.

«Le potenze esterne ottengono accesso e capacità d’influenza. Alcuni funzionari e politici filippini conquistano titoli sui giornali, promozioni e capitale politico. I comuni cittadini filippini, tuttavia, ne pagano il prezzo attraverso la perdita dei propri mezzi di sostentamento, maggiori rischi per la sicurezza e il deterioramento dei rapporti con un importante partner economico», ha affermato Ding.

Senza nominare direttamente la Cina, il segretario di Stato statunitense Marco Rubio ha formulato una critica esplicita in un articolo d’opinione pubblicato dai giornali filippini al suo arrivo a Manila, martedì. Rubio ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti a favore della «libertà di navigazione», avvertendo tuttavia che tale libertà «non è affatto garantita». Le sue dichiarazioni sono state interpretate da alcuni osservatori cinesi come un incoraggiamento statunitense alle Filippine affinché affrontino la Cina nel Mar Cinese Meridionale: Washington starebbe di fatto offrendo a Manila una «bevanda avvelenata», capace di trascinarla ancora più profondamente nelle tensioni regionali.

Se questo ciclo di sostegno esterno, ambizioni interne e attriti marittimi dovesse continuare, le Filippine rischierebbero di trasformarsi nella prima linea permanente di una rivalità che non sono in grado di controllare, ha concluso Ding.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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