São Tomé e Príncipe: Vila Nova confermato presidente, ma l’esito della crisi politica si decide a settembre

La rielezione al primo turno di Carlos Vila Nova sancisce la sconfitta dell’ala legata a Patrice Trovoada, ma l’astensione record e la frattura dell’ADI rinviano alle legislative del 27 settembre la vera soluzione della crisi politica saotomense.

Carlos Vila Nova ha ottenuto un secondo mandato alla presidenza di São Tomé e Príncipe, ma il risultato del 19 luglio non può essere interpretato come la conclusione della crisi politica attraversata dall’arcipelago. Al contrario, il voto presidenziale ha chiarito i rapporti di forza tra le principali personalità in campo, senza però risolvere né la lacerazione della maggiore formazione parlamentare né la questione fondamentale della futura maggioranza di governo. Saranno dunque le elezioni legislative, regionali e amministrative del 27 settembre a stabilire se il successo di Vila Nova potrà tradursi in una nuova stabilità istituzionale.

Secondo i risultati provvisori comunicati dalla Commissione elettorale nazionale, il presidente uscente è stato rieletto al primo turno con il 55,94% dei voti validi. Il suo principale avversario, Nito Viegas d’Abreu, si è fermato al 41,42%, mentre Miques João Bonfim ed Eugénio Tiny hanno raccolto rispettivamente l’1,58% e l’1,07%. La distanza di oltre quattordici punti percentuali ha permesso a Vila Nova di evitare il ballottaggio e di rivendicare una vittoria politicamente netta, pur all’interno di un corpo elettorale fortemente smobilitato.

Proprio l’affluenza rappresenta infatti il dato più problematico dell’intera consultazione. Su 142.191 elettori iscritti, circa il 59% non si è recato alle urne, lasciando la partecipazione poco sopra il 41%. Si tratta di un livello eccezionalmente basso per un Paese che, dall’introduzione del multipartitismo nel 1990, ha costruito una parte importante della propria legittimità internazionale sulla regolarità e sulla competitività delle elezioni. In termini aritmetici, i voti ottenuti da Vila Nova corrispondono soltanto a circa il 23% dell’intero corpo elettorale. La sua elezione è quindi pienamente valida e indiscutibile sul piano istituzionale, ma non può essere presentata come un’investitura plebiscitaria dell’intera società saotomense.

Una parte dell’astensione può essere ricondotta alle difficoltà della partecipazione della diaspora, che comprende oltre ventimila iscritti, ma il fenomeno ha riguardato anche il territorio nazionale. La giornata elettorale è stata segnata da due boicottaggi nel sud dell’isola di São Tomé, nell’Ilhéu das Rolas e a Praia de Messias Alves, oltre che da un tentativo di attacco informatico contro la base di dati della Commissione elettorale, apparentemente respinto senza conseguenze per il voto. Si sono inoltre registrate campagne di disinformazione e la sottrazione del controllo della pagina Facebook del presidente. Nonostante questi episodi, le missioni internazionali hanno giudicato il processo sostanzialmente pacifico e conforme agli standard democratici, riconoscendo il comportamento ordinato degli elettori e delle autorità.

Il significato politico della vittoria emerge soprattutto se si considera il percorso compiuto da Vila Nova dal 2021. Cinque anni fa era stato eletto come candidato dell’Azione Democratica Indipendente (Acção Democrática Independente, ADI), la formazione guidata dall’ex primo ministro Patrice Trovoada. Questa volta, invece, si è presentato come indipendente, sostenuto da uno schieramento trasversale comprendente il Movimento di Liberazione di São Tomé e Príncipe – Partito Socialdemocratico (Movimento de Libertação de São Tomé e Príncipe – Partido Social Democrata, MLSTP-PSD), il Movimento BASTA, l’Unione per la Democrazia e lo Sviluppo, il Movimento Democratico Forza del Cambiamento, il Partito di Convergenza Democratica, Nossa Terra e una parte della stessa ADI.

Più che un riallineamento ideologico, si è trattato di un fronte costruito attorno all’opposizione a Patrice Trovoada e alla sua direzione del principale partito dell’arcipelago. Il MLSTP-PSD, forza storica dell’indipendenza saotomense e tradizionale rivale dell’ADI, ha ritirato la candidatura dell’ex primo ministro Jorge Bom Jesus per convergere su Vila Nova. La rinuncia è avvenuta oltre il termine previsto, per cui il nome di Bom Jesus è rimasto sulla scheda e gli eventuali voti espressi in suo favore sono stati considerati nulli. La scelta ha comunque permesso di concentrare il voto contrario alla fazione trovoadista su un solo candidato competitivo.

La rottura risale al 6 gennaio 2025, quando Vila Nova destituì il governo di Patrice Trovoada, accusando il primo ministro di prolungate assenze dal Paese e di incapacità nell’affrontare la crisi economica, energetica e amministrativa. Trovoada denunciò immediatamente la decisione come illegale e incostituzionale. Dopo la brevissima parentesi di Ilza Amado Vaz, dimessasi dopo appena tre giorni, il presidente affidò il governo ad Américo d’Oliveira dos Ramos, esponente dell’ADI ma non indicato dalla direzione controllata da Trovoada.

La controversia non è stata risolta neppure dalla giustizia costituzionale. Nel gennaio 2026, infatti, il Tribunale costituzionale ha dichiarato incostituzionale il decreto con cui Vila Nova aveva destituito il precedente governo, precisando tuttavia che la decisione non avrebbe prodotto effetti retroattivi. Américo Ramos è quindi rimasto primo ministro, mentre Trovoada non è stato reintegrato. La rielezione di Vila Nova, dunque, costituisce una risposta politica favorevole al presidente, ma non cancella il precedente giuridico.

A rendere ancora più incerto il percorso verso settembre è intervenuta, immediatamente dopo le presidenziali, una nuova decisione del Tribunale costituzionale. Il 21 luglio è stato reso pubblico un pronunciamento, datato 16 luglio e approvato da quattro giudici su cinque, che ha riconosciuto la validità dell’elezione di Américo Ramos alla presidenza dell’ADI durante il controverso congresso straordinario del 27 giugno. Il Tribunale ha autorizzato la registrazione di Ramos come presidente del partito e dei nuovi membri degli organismi dirigenti. Trovoada ha definito illegale il congresso, mentre la sua corrente stava preparando una nuova elezione interna per il 26 luglio.

La questione non riguarda soltanto la titolarità formale della direzione. Dal suo esito dipendono il controllo del simbolo dell’ADI, la formazione delle liste, la selezione dei candidati e la disponibilità dell’apparato territoriale in vista del 27 settembre. Se la decisione del Tribunale verrà consolidata, Trovoada e i suoi sostenitori potrebbero trovarsi costretti a contestare le elezioni sotto un’altra sigla, a cercare un accordo interno oppure ad avviare una nuova battaglia giudiziaria. In tutti i casi, la frattura rischia di compromettere la capacità dell’ADI di ripetere la vittoria del 2022, quando il partito aveva conquistato 30 dei 55 seggi dell’Assemblea nazionale, superando di due unità la soglia della maggioranza assoluta.

Il voto di settembre potrà produrre una maggioranza coerente con il presidente qualora la corrente di Ramos riesca a controllare e ricomporre l’ADI, oppure qualora le forze che hanno sostenuto Vila Nova trovino una formula di collaborazione parlamentare. Ma il fronte presidenziale riunisce partiti concorrenti, con storie, basi territoriali e interessi differenti, rendendo questa soluzione complessa.

Al di là delle manovre tra gruppi dirigenti, la bassa partecipazione segnala un distacco sociale che nessuna combinazione parlamentare potrà ignorare. Disoccupazione giovanile, emigrazione, inflazione, interruzioni dell’energia elettrica e deterioramento dei servizi pubblici hanno dominato la campagna. Secondo il Fondo monetario internazionale, la crescita economica dovrebbe fermarsi allo 0,4% nel 2026, dopo essere stata rivista all’1% per il 2025. L’inflazione è scesa sotto il 10%, ma rimane elevata, mentre i prezzi dei combustibili e dei beni importati potrebbero invertire questa tendenza. La crisi energetica continua, inoltre, a ostacolare la produzione e a comprimere il già ristretto margine d’azione dello Stato. Il programma con il FMI dovrebbe sbloccare altri 6,1 milioni di dollari, subordinati al completamento delle misure concordate.

La dipendenza dagli aiuti esterni, dalle rimesse, dalle importazioni energetiche e dai finanziamenti agevolati riduce la capacità di qualsiasi governo di mantenere promesse espansive. La prossima campagna legislativa sarà quindi credibile soltanto se sposterà il confronto dalle rivalità personali alla diversificazione produttiva, alla sovranità energetica, alla creazione di lavoro e al rafforzamento dei servizi pubblici. In caso contrario, l’astensione del 19 luglio potrebbe non essere un episodio isolato, ma l’espressione di una più profonda sfiducia verso l’intero sistema politico.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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