Nuova Caledonia, il voto riapre la frattura postcoloniale

Le elezioni locali hanno rafforzato i lealisti nel Sud senza cancellare la forza degli indipendentisti kanak. Il nuovo Congresso nasce da una triplice divisione politica, territoriale e comunitaria, mentre il fallimento dell’accordo di Bougival impone di riaprire il negoziato sul futuro dell’arcipelago.

Il voto celebrato in Nuova Caledonia lo scorso 28 giugno ha chiamato gli elettori al rinnovo delle tre assemblee provinciali e, attraverso di esse, del Congresso territoriale. Nella sostanza politica, tuttavia, si è trattato di una consultazione quasi costituente. Per la prima volta dal 2019, infatti, i caledoniani sono stati chiamati a ridefinire i rapporti di forza interni dopo le violenze del maggio 2024, il controverso ciclo referendario sull’indipendenza e il fallimento della trasposizione costituzionale dell’accordo di Bougival con la Francia.

Il risultato non ha prodotto una risposta univoca sul futuro dell’arcipelago. Ha piuttosto confermato l’esistenza di tre realtà politiche parallele: un Sud dominato dalla destra lealista e dalla difesa dell’appartenenza alla Francia; un Nord dove, al pari delle Isole della Lealtà, il voto indipendentista continua a essere largamente maggioritario; una componente oceaniana, soprattutto wallisiana e futuniana, che non aderisce pienamente né al nazionalismo kanak né al lealismo francese tradizionale e che si è ritrovata ancora una volta nella posizione decisiva di arbitro.

Secondo i dati ufficiali, su 192.584 iscritti hanno votato 122.665 elettori, pari al 63,71 per cento. La partecipazione è diminuita di quasi tre punti rispetto al 2019, nonostante l’ampliamento della lista elettorale a oltre diecimila cittadini nati in Nuova Caledonia che erano precedentemente esclusi dal corpo provinciale. Il dato segnala una persistente mobilitazione politica, ma anche una crescente disillusione nei confronti di un processo istituzionale che, a quasi quarant’anni dagli accordi di Matignon, non ha ancora risolto la questione fondamentale della sovranità.

Il trionfo lealista nella Provincia Sud

Il risultato più netto è arrivato dalla Provincia Sud, dove la lista unitaria dei Lealisti (Les Loyalistes) e del Raggruppamento–I Repubblicani, guidata da Sonia Backès, ha ottenuto 41.294 voti, pari al 50,14 per cento dei suffragi espressi, conquistando 28 dei 40 seggi provinciali. La lista indipendentista Kanaky pour tous si è fermata al 15,59 per cento e a sette seggi, mentre Un autre monde est possible dell’Éveil océanien ha raccolto il 10,20 per cento e cinque consiglieri. Tutte le altre liste, comprese quelle del centro autonomista, della destra nazionalista francese e dell’UNI-Palika, sono rimaste escluse dalla rappresentanza provinciale.

Il successo di Backès non rappresenta soltanto una vittoria della destra, ma piuttosto il risultato di una concentrazione del voto anti-indipendentista attorno alla forza percepita come più capace di garantire sicurezza, continuità istituzionale e protezione economica dopo la crisi del 2024. La paura suscitata dalle rivolte e dal collasso di una parte dell’apparato produttivo ha favorito un voto utile in favore della coalizione più nettamente schierata per il mantenimento della Nuova Caledonia nella Repubblica Francese. Parallelamente, le formazioni centriste che avevano cercato di costruire un’identità caledoniana comune senza scegliere rigidamente tra indipendenza e lealismo sono state quasi cancellate.

La Provincia Sud comprende il capoluogo Nouméa e la sua conurbazione, concentra la maggior parte della popolazione, delle attività economiche, delle infrastrutture e delle comunità di origine europea. È anche il territorio dove vivono numerosi kanak urbanizzati, wallisiani, futuniani, meticci e cittadini provenienti da altre parti del Pacifico o dell’Asia. Il suo voto non può quindi essere descritto semplicemente come quello della “comunità europea”, ma la correlazione tra struttura demografica, posizione sociale e orientamento politico resta evidente: nelle zone maggiormente integrate nell’economia francese e dipendenti dalla spesa pubblica, dalle pensioni, dalle imprese e dalle garanzie di Parigi, la prospettiva indipendentista continua a essere percepita da molti elettori come un rischio.

La vittoria lealista ha consentito a Sonia Backès di essere riconfermata alla presidenza della Provincia Sud. Soprattutto, ha consegnato alla coalizione 23 dei 32 rappresentanti meridionali nel Congresso, ai quali si è aggiunto un eletto proveniente dalla Provincia Nord. Con 24 consiglieri su 54, i Lealisti e il Raggruppamento sono diventati il maggiore gruppo unitario dell’assemblea, pur rimanendo al di sotto della maggioranza assoluta.

Il mondo indipendentista resiste, ma resta diviso

Se si osservasse soltanto il risultato del Sud, si potrebbe parlare di una vittoria generale del campo francese. La lettura cambia radicalmente considerando l’intero territorio. Le formazioni indipendentiste hanno infatti ottenuto complessivamente 26 seggi nel Congresso: 16 all’area dell’Unione Caledoniana (Union calédonienne) e del FLNKS (Front de libération nationale kanak et socialiste), sette all’UNI-Palika e tre alla Dynamique autochtone. Il fronte favorevole alla sovranità kanak dispone dunque di due seggi in più rispetto alla coalizione lealista propriamente detta, ma non costituisce un blocco politico unitario.

Nella Provincia Nord, la lista UC-FLNKS guidata da Pascal Sawa è arrivata prima con il 39,71 per cento e dieci seggi, superando l’UNI di Paul Néaoutyine, ferma al 35,78 per cento e a nove consiglieri. La lista non indipendentista Agissons ensemble pour le Nord ha ottenuto il 16,56 per cento e tre seggi. Il risultato ha avuto un forte significato interno al nazionalismo kanak: per la prima volta dal 1999, l’UNI e il Partito di Liberazione Kanak non sono stati la principale forza elettorale della provincia.

L’avanzata dell’Unione Caledoniana riflette almeno in parte il rifiuto dell’accordo di Bougival espresso dal FLNKS nell’agosto 2025. Il movimento aveva giudicato il testo incompatibile con gli obiettivi storici della lotta di liberazione kanak, accusandolo di trasformare la decolonizzazione in una forma permanente di autonomia interna alla Francia. L’UNI-Palika, al contrario, aveva continuato a sostenere la possibilità di una sovranità condivisa e di una costruzione graduale del “popolo caledoniano”. Le elezioni hanno quindi premiato, nel voto popolare del Nord, la componente più critica nei confronti del compromesso con Parigi.

La vittoria elettorale dell’UC non si è però tradotta nella conquista della presidenza provinciale. Paul Néaoutyine è stato rieletto grazie ai voti dei nove consiglieri dell’UNI e dei tre rappresentanti non indipendentisti. L’alleanza tattica ha impedito a Pascal Sawa di assumere la guida dell’istituzione, dimostrando come la frattura tra UC e Palika possa, in determinate circostanze, prevalere persino sulla contrapposizione tra indipendentisti e lealisti.

Nelle Isole della Lealtà, dove la popolazione è quasi interamente kanak, il confronto si è svolto esclusivamente all’interno del campo indipendentista. L’UC-FLNKS ha ottenuto il 32,94 per cento e sei seggi, mentre Nation Autochtone, guidata da Omayra Naisseline, ha conquistato anch’essa sei consiglieri con il 32,18 per cento. I due schieramenti sono stati separati da appena 91 voti; il Palika ha ottenuto i restanti due seggi. Mickaël Forrest, candidato dell’UC-FLNKS, è stato poi eletto presidente provinciale con otto voti contro sei, grazie al sostegno del Palika.

La geografia elettorale riproduce così la struttura territoriale creata dagli accordi di Matignon e di Nouméa. Il riequilibrio istituzionale aveva assegnato al Nord e alle Isole una rappresentanza superiore al loro peso demografico, proprio per evitare che la concentrazione della popolazione non kanak nel Sud rendesse strutturalmente impossibile qualsiasi influenza politica del popolo autoctono. Nelle elezioni del 2026, il Sud ha eletto 32 membri del Congresso, il Nord 15 e le Isole sette, secondo il sistema precedente all’accordo di Bougival.

Una divisione etnica che coincide solo in parte con quella politica

Secondo gli ultimi dati comunitari completi pubblicati dall’Istituto di statistica caledoniano, relativi al censimento del 2019, i kanak rappresentavano il 41,2 per cento della popolazione, gli abitanti di origine europea il 24,1 per cento, le persone che si definivano meticce l’11,3 per cento e i wallisiani e futuniani l’8,3 per cento. Nel 2025 la popolazione complessiva è scesa a 264.596 abitanti, ma non è ancora disponibile una nuova ripartizione comunitaria altrettanto dettagliata.

La distribuzione territoriale resta fortemente differenziata. I kanak costituiscono la grande maggioranza nelle Isole della Lealtà e nel Nord, mentre nella Provincia Sud rappresentano una minoranza, sebbene numericamente molto consistente. Questa sovrapposizione tra appartenenza comunitaria, territorio e preferenza politica spiega perché la competizione elettorale assuma spesso la forma di una contrapposizione etnopolitica: indipendenza e riconoscimento della sovranità kanak da una parte, appartenenza alla Francia e difesa della società pluricomunitaria dall’altra.

Sarebbe tuttavia inesatto trasformare questa correlazione in un automatismo etnico. Non tutti i kanak votano per le stesse formazioni; l’UC, il Palika, la Dynamique autochtone e il Partito Laburista rappresentano strategie, culture politiche e basi territoriali differenti. Allo stesso modo, non tutti gli elettori non kanak sostengono il lealismo più rigido. Le comunità wallisiana e futuniana, in particolare, hanno sviluppato una propria rappresentanza attraverso l’Éveil océanien, che riconosce il processo di decolonizzazione e la centralità del popolo kanak, ma non sostiene la separazione dalla Francia.

Proprio quattro seggi ottenuti dall’Éveil océanien sono diventati decisivi. Sommando i propri rappresentanti ai 24 della coalizione lealista, il partito ha consentito la costruzione una maggioranza di 28 consiglieri. L’accordo di governo concluso il 9 luglio ha portato Virginie Ruffenach, esponente del Raggruppamento, alla presidenza del Congresso, mentre la guida del futuro esecutivo dovrebbe essere affidata al leader oceaniano Milakulo Tukumuli (in foto).

Questa alleanza modifica il significato politico del risultato. Il nuovo potere territoriale non poggia su una maggioranza lealista autonoma, ma su un’intesa tra la destra favorevole alla Francia e una forza oceaniana che si presenta come “interdipendentista”. L’Éveil océanien può quindi garantire stabilità istituzionale ai Lealisti, ma potrebbe anche impedire loro di interpretare il voto come un mandato per archiviare la decolonizzazione o per imporre una soluzione puramente assimilazionista.

Il voto dopo il fallimento di Bougival

Le elezioni avrebbero dovuto svolgersi nel quadro istituzionale creato dall’accordo di Bougival del 12 luglio 2025 e dall’intesa complementare dell’Eliseo-Oudinot del gennaio 2026. Quel progetto prevedeva la creazione di uno “Stato della Nuova Caledonia” interno alla Repubblica Francese, una nazionalità caledoniana collegata a quella francese, una legge fondamentale locale e la possibilità di trasferire progressivamente alcune competenze sovrane. Prevedeva inoltre una diversa distribuzione dei rappresentanti nel Congresso, con un rafforzamento del peso della Provincia Sud e una riduzione relativa di quello del Nord e delle Isole.

Il progetto è però entrato in crisi dopo il ritiro del FLNKS e si è arenato definitivamente, almeno nella sua formulazione originaria, il 2 aprile 2026. L’Assemblea nazionale francese ha approvato con 190 voti contro 107 una mozione di rigetto preliminare, impedendo la prosecuzione dell’iter costituzionale. Il governo ha quindi convocato le elezioni del 28 giugno secondo il quadro dell’accordo di Nouméa, introducendo soltanto l’iscrizione automatica dei cittadini nati in Nuova Caledonia.

Il voto non costituisce dunque l’attuazione di Bougival, ma il primo passaggio politico successivo al suo fallimento. Da questo punto di vista, il risultato contiene messaggi contraddittori. I Lealisti, principali sostenitori del mantenimento del legame con la Francia, hanno ottenuto una vittoria schiacciante nel Sud. L’UC-FLNKS, che aveva respinto Bougival, ha rafforzato la propria posizione nel Nord e conserva il gruppo indipendentista più numeroso nel Congresso. L’UNI, che aveva difeso il compromesso, ha perso terreno elettorale ma ha mantenuto il controllo della Provincia Nord attraverso un’intesa trasversale. Infine, l’Éveil océanien, favorevole a una soluzione negoziata e non binaria, ha acquisito il potere di determinare la maggioranza territoriale.

Ne consegue che nessuna delle parti può rivendicare un mandato sufficiente per imporre unilateralmente il proprio progetto. I 28 consiglieri della nuova maggioranza possono governare le istituzioni, approvare bilanci e indirizzare le politiche economiche e sociali, ma non possono risolvere da soli la questione costituzionale. Un nuovo statuto che fosse approvato senza il consenso di una parte significativa del mondo kanak riprodurrebbe le condizioni che hanno portato alla crisi del 2024. Allo stesso tempo, i 26 rappresentanti indipendentisti non dispongono della maggioranza e sono divisi sulla strategia, sui tempi e persino sul significato della sovranità.

L’indipendenza resta possibile, ma non nell’immediato

Le elezioni del 28 giugno non hanno chiuso la prospettiva dell’indipendenza. La consistenza del voto indipendentista nel Nord, nelle Isole e in alcune aree urbane del Sud dimostra che la questione nazionale kanak non è stata superata dai tre referendum del 2018, 2020 e 2021. Tra l’altro, proprio quest’ultimo, boicottato dal fronte indipendentista durante la pandemia e il periodo di lutto consuetudinario, non è mai stato riconosciuto come conclusivo da una parte importante della popolazione.

Sul piano dei rapporti di forza immediati, tuttavia, l’accesso alla piena sovranità appare lontano. Il campo indipendentista dovrebbe innanzitutto ricomporre la frattura tra UC e Palika, costruire una posizione comune con la Dynamique autochtone e conquistare il sostegno di almeno una parte dell’elettorato oceaniano, meticcio e non kanak. La semplice prevalenza demografica in alcune province non basta a produrre una maggioranza territoriale stabile.

Il futuro più plausibile resta quindi quello di un nuovo negoziato sulla sovranità condivisa. Bougival, come accordo giuridicamente definito, è stato sconfitto; molte delle sue idee, però, rimangono sul tavolo. La nazionalità caledoniana, la legge fondamentale, il riconoscimento internazionale, la partecipazione locale alle relazioni esterne e il trasferimento condizionato delle competenze sovrane possono essere riformulati in una nuova intesa. Perché questa sia sostenibile, dovrà però riconoscere più chiaramente il diritto all’autodeterminazione e non potrà essere percepita come un semplice strumento per consolidare definitivamente la sovranità francese.

Il voto del 28 giugno ha quindi prodotto stabilità aritmetica, ma non una soluzione politica. Ha soprattutto confermato che la Nuova Caledonia non è divisa soltanto tra indipendentisti e anti-indipendentisti: è attraversata da fratture interne al nazionalismo kanak, da rivalità tra modelli di appartenenza alla Francia, da disuguaglianze territoriali e dalla crescente autonomia politica delle comunità oceaniane.

La nuova maggioranza potrà governare il Congresso, ma il futuro dell’arcipelago continuerà a dipendere dalla capacità di trasformare questa pluralità in un accordo condiviso. Senza il riconoscimento della centralità storica e politica del popolo kanak, qualsiasi soluzione resterà coloniale agli occhi degli indipendentisti. Senza garanzie per le comunità che non desiderano la separazione dalla Francia, l’indipendenza continuerà invece a essere vissuta come una minaccia. Il risultato elettorale non ha superato questa contraddizione: l’ha resa ancora una volta visibile in tutta la sua profondità.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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