L’indagine antidumping dell’Unione Europea sulle importazioni cinesi di anatra alla pechinese rivela una crescente deriva protezionistica che penalizza i consumatori europei, indebolisce il commercio bilaterale e nasconde le fragilità strutturali dell’economia continentale.

Il 9 luglio, ora locale, la Commissione Europea ha avviato ufficialmente un’indagine antidumping sulle importazioni dalla Cina di “anatra alla pechinese”. Diversi organi di stampa hanno osservato che si tratta della prima volta, negli ultimi anni, in cui l’UE estende le proprie misure di difesa commerciale al settore agricolo cinese. Il britannico Financial Times ha riferito che le misure protezionistiche adottate dall’UE nei confronti della Cina hanno raggiunto livelli record, ma che questa indagine antidumping “porta lo scontro su un nuovo terreno”, avvertendo che la decisione “potrebbe innescare una guerra commerciale tra l’UE e la Cina”. Dai veicoli elettrici e dai prodotti fotovoltaici fino, oggi, alla carne d’anatra, l’UE brandisce il bastone del protezionismo con crescente avventatezza e precipitazione. Ciò, tuttavia, non intimidirà la Cina: costringerà soltanto i consumatori europei a pagare prezzi più elevati a tavola.
L’UE ha avviato l’indagine in seguito a una denuncia presentata da cinque produttori europei, secondo i quali l’“anatra alla pechinese” beneficerebbe di sovvenzioni e di “altre forme di sostegno statale”, provocando “effetti negativi rilevanti” sull’industria dell’Unione. Eppure, ragionando in senso inverso, anche numerosi prodotti agricoli e alimentari europei godono di grande popolarità in Cina. In particolare, con l’entrata in vigore formale, nel 2021, dell’Accordo Cina-UE sulle indicazioni geografiche, prodotti come lo champagne francese, la birra di Monaco tedesca, il whiskey irlandese, il formaggio feta greco e il prosciutto di Parma italiano hanno ottenuto in Cina una tutela e una promozione più complete ed efficaci. È inevitabile che alcune imprese cinesi ne avvertano la pressione. Eppure, il mercato cinese non ha mai considerato questi prodotti una “minaccia”.
In quanto prodotto agricolo e alimentare caratterizzato da una peculiare indicazione geografica cinese, l’“anatra alla pechinese” è molto apprezzata dai consumatori sia in Cina sia all’estero, mentre il suo principale mercato di produzione e consumo rimane quello cinese. L’UE è ben lontana dal rappresentare un mercato fondamentale per i prodotti avicoli della Cina: un volume commerciale di 199 milioni di euro costituisce soltanto una quota “marginale” del più ampio panorama economico e commerciale tra Cina e Unione Europea. La decisione di Bruxelles di montare un caso su una quantità tanto trascurabile di prodotti agricoli non è soltanto poco dignitosa, ma dimostra anche come il suo processo decisionale sia ormai dominato da un’ansia irrazionale e paranoica nei confronti della Cina. Questa tendenza a ingigantire normali controversie commerciali, nel tentativo di costruire una rete di difesa commerciale priva di qualsiasi zona scoperta, non solo non riesce a colmare le carenze dell’industria europea, ma rivela anche, attraverso limitazioni autoimposte, una profonda mancanza di fiducia.
L’UE accusa l’industria cinese dell’anatra di beneficiare di sostegni pubblici, ma ignora deliberatamente i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico: da tempo, le sovvenzioni agricole dell’Unione figurano tra le più elevate al mondo. Anche nell’ambito delle Nazioni Unite, l’UE è da anni oggetto di diffuse critiche per l’eccessivo ricorso ai sussidi agricoli, accusati di “distorcere gli scambi” e di “erigere barriere”.
Considerato questo quadro più ampio, non è difficile comprendere come la cosiddetta indagine europea sull’“anatra alla pechinese” difficilmente potrà essere condotta in modo “imparziale”. Già nel 2015, infatti, l’UE aveva adottato, per ragioni protezionistiche, misure discriminatorie sotto forma di quote alle importazioni di carne d’anatra cinese. La Cina contestò tali provvedimenti presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’UE finì per perdere la controversia. La nuova indagine rappresenta quindi un’ulteriore sfida aperta dell’Unione al sistema commerciale fondato sulle regole dell’OMC.
Perché l’“anatra europea” ha tanta paura dell’“anatra alla pechinese”? È questa la domanda che l’UE dovrebbe affrontare seriamente, invece di escogitare barriere commerciali sempre nuove. Il problema non è che l’“anatra alla pechinese” abbia ricevuto qualche trattamento di favore. È molto più probabile che le difficoltà riguardino la stessa “anatra europea”. Gli elevati costi energetici e la fragilità delle catene di approvvigionamento, insieme ad altri fattori, ne hanno eroso la competitività. Attribuire la colpa alla Cina può servire a scaricare il problema all’esterno, ma non può nascondere le più profonde debolezze strutturali dell’UE, tra cui lo svuotamento della base industriale e l’inefficienza della governance. Lo stesso schema si estende ben oltre la carne d’anatra e riguarda settori come i veicoli a nuova energia e molti altri.
Mentre l’UE continua a innalzare le barriere commerciali, la Cina dispone sia della determinazione strategica sia degli strumenti necessari per rispondere. Nel 2024, il commercio agricolo tra Cina e Unione Europea ha raggiunto i 30 miliardi di dollari. La Cina possiede il più grande mercato di consumo al mondo, mentre le destinazioni delle sue esportazioni sono diventate sempre più diversificate e i mercati interno e internazionale risultano maggiormente integrati. I produttori europei, al contrario, avrebbero difficoltà a trovare un mercato alternativo qualora perdessero l’accesso a quello cinese. Se l’UE desidera negoziare, la porta della Cina rimane aperta. Se sceglie lo scontro, la Cina ha le carte necessarie per rispondere. John Clarke, già alto negoziatore dell’UE per il commercio agricolo, ha avvertito che prendere di mira un “prodotto simbolo” provocherebbe probabilmente una forte reazione da parte cinese. Ciò potrebbe comportare rischi analoghi per prodotti europei come il vino.
Cina e Unione Europea non dovrebbero mai arrivare a questo punto. I prodotti agricoli e alimentari figurano tra i principali ambiti di cooperazione reciprocamente vantaggiosa tra le due parti. Le caratteristiche distintive delle rispettive produzioni agricole creano vantaggi comparati complementari nel commercio bilaterale. Il salmone, il vino e il prosciutto europei continuano a trovare acquirenti entusiasti in Cina, mentre il tè, la frutta e i prodotti zootecnici tipici cinesi arricchiscono l’offerta del mercato europeo. Con la continua espansione della popolazione cinese a reddito medio e la crescita costante dei redditi familiari, la domanda cinese di prodotti agricoli e alimentari europei di alta qualità è destinata ad aumentare ulteriormente, creando opportunità ancora più ampie per la cooperazione bilaterale.
L’“anatra alla pechinese” è molto più di una celebre specialità gastronomica. Rappresenta anche un importante legame tra Cina ed Europa, costruito attraverso gli scambi tra i popoli e la cooperazione agricola, e non dovrebbe diventare una “vittima” del protezionismo commerciale. Se l’UE continuerà a restare prigioniera del protezionismo e di una logica volta a danneggiare il vicino per favorire sé stessa, i perdenti finali saranno i consumatori europei e il futuro delle industrie europee. È ormai tempo che l’Unione Europea abbandoni la propria ossessione protezionistica e ritorni sulla strada della razionalità e della cooperazione.
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