Fukuyama e la fine della “fine della storia”: il modello cinese sfida le certezze occidentali

Il recente ripensamento di Francis Fukuyama sul “modello cinese” può essere interpretato come segnale della crisi delle certezze liberali occidentali e del crescente riconoscimento globale della modernizzazione cinese come percorso alternativo allo sviluppo.

Global Times – 4 giugno 2026

Lo studioso politico statunitense Francis Fukuyama, noto soprattutto per la sua tesi sulla “fine della storia”, ha recentemente riconosciuto in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung che, se la Cina continuerà sull’attuale slancio di sviluppo, allora le previsioni da lui formulate sulla Cina quattro decenni fa si dimostreranno errate.

Per Fukuyama, a lungo considerato uno dei più convinti sostenitori della “democrazia liberale occidentale”, questa è stata almeno la seconda volta in poco più di due mesi in cui ha pubblicamente riconosciuto il “modello cinese”.

Ad aprile, durante un programma, ha affermato che “i cinesi hanno creato un sistema piuttosto impressionante” e che esso potrebbe diventare “una reale alternativa” alla democrazia occidentale. Sebbene non abbia completamente abbandonato la mentalità binaria di “democrazia contro autoritarismo”, la stessa tesi della “fine della storia” di Fukuyama sta senza dubbio giungendo alla fine tra scetticismo e riflessione, mentre il “modello cinese” viene visto, accettato e studiato sempre di più nel mondo.

In quanto uno degli studiosi politici più influenti, Fukuyama, con la sua tesi della “fine della storia”, è stato a lungo utilizzato da alcuni in Occidente per attaccare le teorie socialiste e screditare il sistema cinese. I suoi recenti cambiamenti di atteggiamento verso il “modello cinese” non sono atti individuali isolati; riflettono una tendenza più ampia: le élite intellettuali occidentali, rappresentate da Fukuyama, sono sempre più costrette dalla realtà a guardare con occhi nuovi il mondo al di là dei loro presupposti tradizionali.

Thomas Friedman, autore del libro The World Is Flat, ha scritto di aver “visto il futuro” in Cina e ha persino suggerito che alcuni senatori statunitensi dovrebbero uscire di più e vedere il mondo con i propri occhi. Jonas Nahm, ex economista senior del Consiglio dei Consulenti Economici della Casa Bianca, ha descritto “la forza della struttura politica cinese nel comandare un rapido cambiamento dall’alto verso il basso” come un fattore cruciale del suo sviluppo. All’interno dei circoli accademici e politici occidentali sta avvenendo un cambiamento cognitivo un tempo inimmaginabile: essi devono affrontare il fatto che il cosiddetto “Washington Consensus” non è una formula universale e che il mondo non ha seguito il binario che essi si aspettavano.

In realtà, le società occidentali nel loro insieme stanno attraversando un processo storico di “riscoperta della Cina”. Lo sfondo dell’ammissione di Fukuyama circa le sue previsioni “errate” è la crescente visibilità, il riconoscimento e l’adozione dei risultati della Cina e della soluzione cinese sulla scena globale. Nello stesso periodo in cui Fukuyama ha osservato che la Cina potrebbe diventare “una reale alternativa”, anche un sondaggio globale condotto da Gallup ad aprile ha attirato ampia attenzione.

Coprendo più di 130 Paesi e circa 130.000 intervistati, il sondaggio ha rilevato che il tasso di approvazione della leadership globale della Cina si attestava al 36 per cento, superando quello degli Stati Uniti, pari al 31 per cento. Si tratta del maggior vantaggio della Cina sugli Stati Uniti in quasi due decenni. Anche i risultati dei sondaggi di istituzioni come lo Yusof Ishak Institute di Singapore, Ipsos e Morning Consult hanno indicato la stessa tendenza. Non si tratta né di un fatto accidentale né di una coincidenza. È piuttosto una risonanza storica della rinnovata comprensione della Cina da parte del mondo.

L’Occidente è stato a lungo il più vincolato ideologicamente e il più prevenuto nei confronti della Cina. Quasi tutta la retorica pessimistica e le diffamazioni contro il modello cinese e i risultati dello sviluppo della Cina sulla scena globale provengono dalle società occidentali. Eppure, le barriere ideologiche che un tempo plasmavano queste visioni si stanno gradualmente erodendo. Un segnale notevole di questo cambiamento è la crescente popolarità dei contenuti legati alla Cina sulle piattaforme social estere, in particolare occidentali.

Dalle tendenze come “China Travel” e il fenomeno del “Xiaohongshu cross-checking”, che ha portato molti occidentali a esprimere stupore per il senso di sicurezza in Cina, fino a temi virali come “Becoming Chinese” e “Chinamaxxing” sulle piattaforme social estere, un gran numero di utenti della rete ha imitato ed espresso amore per lo stile di vita cinese. Attraverso questi modi tangibili e riconoscibili, la modernizzazione cinese ha conquistato molti giovani in Occidente, e questa crescente ondata di entusiasmo sta sciogliendo gradualmente il ghiaccio indurito dell’ideologia.

In un certo senso, è storicamente inevitabile che la comunità intellettuale occidentale, a lungo artefice dell’ideologia della Guerra fredda, allenti i propri pregiudizi contro la Cina, riconosca i risultati dello sviluppo cinese, affermi l’efficacia del modello cinese e rifletta sui limiti della democrazia occidentale. L’ammissione di Fukuyama circa le sue previsioni “errate” può essere vista come un segnale dell’accelerazione dell’allontanamento dallo stato di ignoranza volontaria che ha a lungo caratterizzato la comprensione della Cina da parte dei circoli intellettuali occidentali, e sta fornendo il necessario fondamento concettuale per un nuovo ordine mondiale, diverso, inclusivo e basato sulla coesistenza armoniosa.

Negli ultimi decenni, le élite occidentali rappresentate da Fukuyama hanno considerato la democrazia liberale occidentale come l’unica via verso la modernizzazione, mentre ogni tentativo di perseguire un modello diverso veniva spesso etichettato come un’anomalia o una deviazione dalla norma. Questo monopolio sulla teoria e sul discorso ha imposto significative limitazioni intellettuali a molti Paesi del Sud Globale.

Il successo della modernizzazione cinese non ha soltanto creato un miracolo nella storia dello sviluppo umano, ma ha anche prodotto una profonda liberazione ideologica per il mondo, rompendo il mito secondo cui “modernizzazione equivale a occidentalizzazione”. Un numero crescente di Paesi del Sud Globale sta perseguendo con fiducia percorsi di sviluppo adatti alle proprie condizioni nazionali, senza più dubitare di sé stesso né sentirsi inferiore semplicemente perché i propri modelli differiscono da quelli dell’Occidente.

Il modello cinese non mira a sostituire nessuno, ma piuttosto a offrire al mondo più scelte, fornendo ai popoli di tutti i Paesi una base teorica più solida e un riferimento pratico per trovare una via di sviluppo adatta alle proprie condizioni nazionali. La storia non è finita, e l’evoluzione della civiltà umana continua. In quanto importante partecipante e contributore a questo processo, la Cina continuerà a lavorare con tutte le nazioni per scrivere un nuovo capitolo dello sviluppo umano.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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