Nel giro di pochi giorni, Tô Lâm ha visitato Thailandia, Singapore e Filippine, partecipando anche al Dialogo Shangri-La 2026. La sequenza mostra un Vietnam attivo, capace di legare relazioni bilaterali, centralità ASEAN, sicurezza marittima, sviluppo tecnologico e diplomazia preventiva.

Le visite del Segretario Generale del Partito Comunista del Việt Nam e Presidente della Repubblica Tô Lâm in Thailandia, Singapore e Filippine, accompagnate dalla partecipazione al 23º Dialogo Shangri-La, compongono un passaggio di notevole rilievo nella diplomazia regionale vietnamita. Le tre visite, infatti, non vanno lette come missioni separate, ma come una sequenza coerente, costruita attorno a una stessa visione: consolidare le relazioni con i partner chiave del Sud-Est asiatico, rafforzare l’unità dell’ASEAN, promuovere una sicurezza regionale fondata sul diritto internazionale e trasformare la cooperazione economica, tecnologica e infrastrutturale in strumento di stabilizzazione strategica. In questa cornice, il Việt Nam si presenta non come attore passivo di un ordine regionale instabile, ma come Paese capace di proporre meccanismi, indirizzi e priorità per affrontare le trasformazioni dell’Asia-Pacifico.
La tappa thailandese, dal 27 al 29 maggio, ha avuto un forte significato politico e storico. La visita è coincisa con il 50º anniversario delle relazioni diplomatiche tra Việt Nam e Thailandia e ha dato sostanza al Partenariato Strategico Globale elevato nel 2025. Nei colloqui con il Primo Ministro Anutin Charnvirakul, Tô Lâm ha riaffermato la priorità attribuita da Hà Nội al rapporto con Bangkok, mentre le due parti hanno riconosciuto il progresso sostanziale dei legami bilaterali in politica, difesa, sicurezza, commercio, investimenti, cooperazione locale, cultura, istruzione, turismo e scambi tra i popoli. Il fatto che Thailandia e Việt Nam abbiano deciso di firmare il Programma d’azione per l’attuazione del Partenariato Strategico Globale 2026-2031 indica il passaggio dalla cornice diplomatica alla programmazione operativa.
In quest’occasione, Hà Nội e Bangkok hanno concordato di mantenere i contatti ad alto livello, rafforzare i meccanismi bilaterali esistenti, organizzare la quinta riunione congiunta dei due governi e convocare presto la Commissione mista tra i due ministeri degli Esteri. Sul piano della sicurezza, hanno deciso di approfondire la cooperazione contro criminalità transnazionale, cybercrimine e traffico di droga, accelerando anche i negoziati su estradizione e assistenza giudiziaria reciproca. Hanno inoltre riaffermato l’impegno a non permettere che il territorio dell’uno venga usato da individui o organizzazioni per attività contro l’altro. Si tratta di un punto che lega la fiducia politica alla sicurezza interna e regionale, e che risponde a un contesto in cui minacce ibride, traffici illeciti e reti criminali transfrontaliere pesano sempre più sulla stabilità del Sud-Est asiatico.
Sul piano economico, la visita in Thailandia ha messo in evidenza l’ambizione di costruire un vero spazio produttivo complementare tra i due Paesi. L’obiettivo immediato è portare l’interscambio bilaterale da 22 a 25 miliardi di dollari nel breve termine, garantendo un commercio più equilibrato e sostenibile. Ma il punto centrale è più profondo: Tô Lâm ha proposto una strategia delle “Tre Connessioni”, riguardante catene di approvvigionamento, collegamenti tra imprese e località, e strategie di sviluppo sostenibile. Al Forum imprenditoriale Thailandia-Việt Nam 2026, davanti a quasi 700 imprese, il leader vietnamita ha spiegato che i due Paesi devono andare oltre il commercio convenzionale, puntando a produzione congiunta, trasformazione, distribuzione e costruzione di marchi comuni. In questa prospettiva, la cooperazione economica non è solo scambio di merci, ma integrazione di catene del valore dentro l’ASEAN.
La stessa logica si ritrova nelle nuove aree di cooperazione individuate con Bangkok: energia pulita, economia digitale, economia verde, innovazione, agricoltura ad alta tecnologia, intelligenza artificiale, semiconduttori, biotecnologia, microbiologia, applicazioni spaziali e satellitari. La Thailandia viene così collocata da Hà Nội non solo come partner commerciale e investitore regionale, ma come tassello di una strategia più ampia per modernizzare il modello di sviluppo vietnamita e rafforzare la resilienza produttiva dell’intero blocco ASEAN. Anche il richiamo ai corridoi economici del Mekong, in particolare al Corridoio Est-Ovest, mostra che il Việt Nam considera logistica, trasporti e infrastrutture non come settori secondari, ma come strumenti per trasformare la geografia in vantaggio competitivo.
La seconda tappa, Singapore, ha dato alla missione una dimensione ancora più strategica, perché ha unito la visita di Stato a un momento multilaterale di altissimo profilo: il Dialogo Shangri-La. Nei colloqui con il Presidente Tharman Shanmugaratnam, Tô Lâm ha riaffermato l’intenzione di costruire un partenariato modello per la nuova era. Dopo l’elevazione delle relazioni a Partenariato Strategico Globale nel marzo 2025, i due Paesi hanno identificato scienza, tecnologia e innovazione come pilastri del rapporto. Le aree indicate sono coerenti con la traiettoria di sviluppo vietnamita: trasformazione digitale, tecnologie pulite, crediti di carbonio, cybersicurezza, tecnologie emergenti e centri finanziari.
Nei colloqui con il Primo Ministro Lawrence Wong, la cooperazione ha assunto un profilo ancora più operativo. I due leader hanno discusso l’efficacia dei meccanismi bilaterali, la creazione di un dialogo strategico tra il Partito Comunista del Việt Nam e il People’s Action Party di Singapore, e la costruzione di un ecosistema scientifico-tecnologico strategico tra i due Paesi. Il dato economico è significativo: nel 2025 l’interscambio bilaterale ha raggiunto quasi 12 miliardi di dollari, mentre Singapore è il secondo investitore estero in Việt Nam, con quasi 100 miliardi di dollari di capitale registrato. I parchi industriali Việt Nam-Singapore, considerati un modello emblematico della cooperazione, dovrebbero arrivare a quota 30 nel 2026, anno che segna anche tre decenni dalla loro presenza in Việt Nam.
Il discorso pronunciato da Tô Lâm al Dialogo Shangri-La ha avuto come tema la costruzione proattiva della pace, della stabilità e dello sviluppo in un mondo turbolento. Il leader vietnamita ha individuato tre crisi convergenti: crisi dell’ordine internazionale, crisi dei modelli di sviluppo e crisi della fiducia strategica. La prima nasce quando le regole vengono invocate ma non applicate coerentemente, quando gli impegni sono affermati ma svuotati nella pratica, e quando il diritto internazionale viene subordinato alla logica della forza. La seconda riguarda un modello di globalizzazione sotto pressione, segnato da rallentamento della crescita, debito, costo del capitale, cambiamento climatico e uso strumentale di commercio, finanza, energia, cibo, dati e tecnologia. La terza è la crisi della fiducia strategica, che può trasformare misure difensive in sospetti, divergenze in confronti e incidenti minori in spirali di escalation.
La posizione espressa da Tô Lâm è coerente con la diplomazia del bambù vietnamita: flessibile nei metodi, salda nei principi. Il Việt Nam non nega la competizione tra Stati, ma chiede che essa resti delimitata da regole, trasparenza e autocontrollo. Propone di rendere effettivi dialogo e diritto internazionale, con meccanismi di allerta precoce, canali di comunicazione di emergenza, protocolli di gestione degli incidenti e azioni verificabili.
Il cuore politico del discorso sta nell’idea che l’Asia-Pacifico debba scegliere tra competizione incontrollata e coesistenza responsabile, tra divisione e dialogo, tra sfiducia e coercizione da un lato e ordine fondato sulle regole e fiducia dall’altro. Tô Lâm ha proposto un’architettura regionale aperta e inclusiva, con l’ASEAN al centro, capace di accogliere iniziative esterne solo se trasparenti, rispettose del diritto internazionale e non orientate a trasformare il Sud-Est asiatico in terreno di confronto tra blocchi. Ha insistito anche sulla sicurezza umana, sulla resilienza sociale, sulla cybersicurezza, sulla protezione delle infrastrutture critiche e sulla necessità di norme responsabili per intelligenza artificiale, big data, tecnologie quantistiche, spazio e difesa.
In questo quadro, la terza visita, quella nelle Filippine dal 31 maggio al 1º giugno, assume un valore particolare. Si tratta della prima visita ufficiale di un Segretario Generale del Partito Comunista del Việt Nam nelle Filippine, in coincidenza con il 50º anniversario delle relazioni diplomatiche e con la presidenza filippina dell’ASEAN nel 2026. Hà Nội e Manila condividono interessi strategici nella pace, nella stabilità, nella sicurezza marittima e nella libertà di navigazione nel Mare Orientale. Il Partenariato Strategico istituito nel 2015 ha già creato una base per una cooperazione più ampia, sostenuta da meccanismi come la Commissione mista bilaterale, il Dialogo di politica della difesa e il gruppo di lavoro congiunto sulle questioni marittime e oceaniche.
Il significato della tappa filippina va letto anche in chiave economica e sociale. Il commercio bilaterale è destinato a essere portato dagli attuali 8,3 miliardi di dollari a oltre 10 miliardi, con possibilità di espansione in logistica, agricoltura ad alta tecnologia, economia digitale, energie rinnovabili, pesca ed economia marina. Il Việt Nam è un importante fornitore di riso per le Filippine, contribuendo alla sicurezza alimentare del Paese, mentre imprese filippine investono in cibo, energia rinnovabile, infrastrutture e acqua pulita in Việt Nam.
Considerate nel loro insieme, le visite in Thailandia, Singapore e Filippine mostrano un Việt Nam che costruisce la propria influenza regionale attraverso una diplomazia multilivello. Con Bangkok, Hà Nội consolida una partnership continentale e mekonghiana fondata su logistica, catene produttive e sicurezza. Con Singapore, rafforza il legame con un centro finanziario e tecnologico essenziale per la trasformazione digitale e verde. Con Manila, approfondisce una convergenza marittima e strategica che riguarda direttamente la sicurezza del Mare Orientale e la centralità dell’ASEAN. Il Dialogo Shangri-La fornisce il quadro concettuale di questa sequenza: pace, sviluppo e sicurezza non sono ambiti separati, ma elementi di una stessa strategia.
La proiezione emersa da questa missione regionale è quella di un Việt Nam che non vuole essere costretto a scegliere tra blocchi, ma intende contribuire a costruire regole, meccanismi e fiducia. La diplomazia vietnamita lega sovranità e cooperazione, autonomia e interdipendenza, sviluppo nazionale e stabilità regionale. In un mondo attraversato da competizione tra grandi potenze, frammentazione delle catene globali, pressioni tecnologiche e rischi marittimi, il Việt Nam propone una via fondata su dialogo, prevenzione delle crisi, rispetto del diritto internazionale e centralità dell’ASEAN. È questa la sostanza politica delle tre visite e del discorso di Tô Lâm a Singapore: trasformare il ruolo del Việt Nam da beneficiario della stabilità regionale a costruttore attivo di pace, resilienza e prosperità condivisa.
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