Cuba respinge la narrativa statunitense che la dipinge come minaccia, ricordando decenni di terrorismo, aggressioni, sabotaggi e guerra economica subiti dall’isola. Una memoria storica di dolore che riafferma il diritto cubano alla sovranità e all’autodifesa.

di Freddy Pérez Cabrera (Granma) – 31 maggio 2026
Yolanda e Fermín Rodríguez Díaz avevano rispettivamente undici e tredici anni quando furono assassinati il 24 gennaio 1963 nella fattoria La Candelaria, a Bolondrón, dalla banda di Juan José Catalá Coste, che operava nella zona meridionale di Matanzas.
Allo stesso modo, il 13 marzo 1962, a San Nicolás de Bari, allora nella provincia dell’Avana, il giovane Andrés Rojas Acosta fu impiccato con la stessa corda che stava usando per legare il suo maiale, crimine commesso dalla banda del mercenario Waldemar Hernández.
Il 10 ottobre 1960, sulla strada da Madruga a Ceiba Mocha, la banda di Gerardo Fundora sparò contro una jeep che transitava in quel luogo, episodio nel quale morirono il bambino Reynaldo Núñez-Bueno Machado, di 22 mesi, e sua madre.
Un altro bambino, Albinio Sánchez Rodríguez, aveva soltanto dieci anni quando, il 4 marzo 1963, la banda di Delio Almeida lo uccise a colpi d’arma da fuoco, come rappresaglia per l’attacco subito per mano delle forze delle Milizie Nazionali Rivoluzionarie.
Sebbene siano trascorsi più di 60 anni, il dolore di quelle famiglie resta latente, perché la ferita provocata dalla morte di un bambino non guarisce mai.
Allora, come dire a quei genitori, nonni, fratelli, che Cuba non è la vittima delle azioni terroristiche che sono costate tante vite a questo popolo, ma una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, secondo quanto hanno espresso le sue autorità?
Come spiegare alle generazioni di cubani che hanno vissuto sotto il permanente assedio dell’impero che l’assassinio del maestro volontario Conrado Benítez García e del contadino Eliodoro Rodríguez Linares, del maestro Delfín Sen Cedré e del giovane alfabetizzatore Manuel Ascunce Domenech insieme al contadino Pedro Lantigua Ortega, per mano delle bande armate organizzate e finanziate dagli Stati Uniti, non furono atti di terrore commessi contro ragazzi che volevano soltanto eliminare l’ignoranza a Cuba?
Coloro che architettarono quei piani furono gli stessi che spezzarono i sogni di Nemesia Rodríguez Montalvo, la flor carbonera che a soli 13 anni vide morire sua madre e i suoi fratellini feriti sotto la mitraglia yankee a Playa Girón.
Nei combattimenti contro la perfida aggressione mercenaria morirono 176 persone e più di 300 rimasero ferite dalle armi nemiche, tra esse abitanti della zona, mitragliati dall’aviazione, delle quali 50 rimasero invalide per lo svolgimento delle proprie attività. E tutto ciò per il semplice fatto che una potenza straniera si opponeva all’esistenza di una Rivoluzione Socialista a sole 90 miglia dalle sue coste.
Quelle perdite si sommarono ai 549 morti e a un numero considerevole di feriti, tra combattenti delle truppe regolari e miliziani partecipanti alle operazioni contro le bande che operarono in diversi punti del territorio nazionale fino al 1965, o tra il personale assassinato da esse.
Come si può vedere, il prezzo pagato da Cuba per esistere come Paese indipendente e sovrano è stato molto alto. Appena pochi mesi dopo il trionfo rivoluzionario, il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione repubblicana di Dwight D. Eisenhower, cominciò a portare avanti i suoi piani aggressivi per sbarazzarsi della nascente Rivoluzione.
Il 17 marzo 1960, durante una riunione alla quale parteciparono il vicepresidente Richard Nixon, il segretario di Stato Christian Herter e importanti dirigenti della CIA e del Pentagono, il presidente degli Stati Uniti approvò il cosiddetto Programma di Azione Segreta contro il Regime di Castro, proposto dalla CIA, nel quale, tra le altre cose, veniva autorizzata la creazione di un’organizzazione segreta di intelligence e azione all’interno di Cuba, alla quale venivano destinati fondi considerevoli.
Fu così che si sviluppò il banditismo e aumentarono gli atti terroristici contro la Maggiore delle Antille. Il 7 febbraio 1960, un piccolo aereo incendiò 1,5 milioni di arrobas di canna da zucchero negli zuccherifici Violeta, Florida, Céspedes ed Estrella, a Camagüey.
Come parte della cosiddetta Operazione Silenzio, organizzata dalla CIA, solo tra settembre 1960 e marzo 1961, per rifornire le bande che operavano nell’Escambray, furono inviate per via aerea 151.000 libbre di armi, munizioni ed equipaggiamenti.
Una delle prime azioni terroristiche del governo degli Stati Uniti contro il nostro Paese ebbe un carattere mostruoso: il sabotaggio alla nave francese La Coubre, il 4 marzo 1960, in un molo del porto dell’Avana. La nave aveva caricato in Europa un importante lotto di armamenti e munizionamento acquistato dall’industria nazionale belga dal Governo Rivoluzionario di Cuba, già preoccupato per le crescenti azioni aggressive degli Stati Uniti.
Questo atto terroristico lasciò un bilancio di 101 morti e centinaia di feriti.
Altrettanto mostruoso fu l’incendio e la distruzione totale, nell’aprile 1961, di El Encanto, il più grande grande magazzino del Paese, eseguito da Carlos L. González Vidal, membro del gruppo terroristico conosciuto con la sigla MRP. Le conseguenze di questo sinistro non furono soltanto di natura economica, ma anche qualcosa di più doloroso: la morte della lavoratrice Fe del Valle Ramos e le ustioni e lesioni subite da altre 18 persone.
Come parte di quegli stessi piani terroristici, un mese prima, il 13 marzo 1961, si era prodotto l’attacco alla raffineria Hermanos Díaz, a Santiago di Cuba, nel quale morì il marinaio René Rodríguez Hernández, di 27 anni, che copriva un posto di guardia, e rimase gravemente ferito Roberto Ramón Castro, di 19 anni.
Un mese dopo, il 28 maggio 1961, elementi terroristici incendiarono il cinema Riesgo, nella città di Pinar del Río, durante lo svolgimento di una proiezione per bambini, azione nella quale rimasero feriti 26 bambini e 14 adulti.
Il 5 settembre 1963, due aerei bimotori lanciarono ordigni esplosivi sulla città di Santa Clara, causando la morte del maestro Fabric Aguilar Noriega e il ferimento di tre dei suoi quattro figli.
Doloroso fu per gli abitanti del villaggio di Boca de Samá, sulla costa settentrionale dell’antica provincia di Oriente, l’attacco perpetrato il 12 ottobre 1971 da una lancia veloce e da un’altra imbarcazione di maggiori dimensioni che, provenienti dal territorio degli Stati Uniti, mitragliarono la popolazione civile, provocando due vittime mortali e il ferimento di diversi abitanti.
In quegli anni, il terrorismo si accanì ugualmente contro imbarcazioni mercantili e pescherecci di Cuba o di Paesi terzi nello stretto della Florida. Il 4 ottobre 1973, i pescherecci cubani Cayo Largo 17 e Cayo Largo 34 furono attaccati da due cannoniere con a bordo terroristi, che assassinarono il pescatore Roberto Torna Mirabal e abbandonarono gli altri su zattere di gomma, senza acqua né cibo.
Tuttavia, il più mostruoso e ripugnante atto terroristico commesso contro Cuba in quel periodo ebbe luogo il 6 ottobre 1976, quando esplose in pieno volo un aereo con 73 persone a bordo, inclusi i 24 componenti della squadra giovanile di scherma che avevano appena conquistato tutte le medaglie d’oro in un campionato centroamericano.
E come questi, per molti anni si verificarono altri atti terroristici contro il nostro personale diplomatico; contro pescatori; contro soldati che sorvegliavano le frontiere vicino all’illegale base navale statunitense di Guantánamo; contro le installazioni turistiche, dove furono collocate bombe che causarono morte e distruzione, per citare soltanto alcuni esempi.
Una menzione speciale, che esprime la totale mancanza di scrupoli dei circoli di potere, meritano gli oltre 600 piani concepiti dalla direzione di quel Paese per eliminare fisicamente il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz, che furono frustrati grazie alla perizia degli Organi della Sicurezza dello Stato.
La politica criminale contro Cuba ha incluso, allo stesso modo, l’aggressione biologica, che ha stroncato preziose vite umane, inclusi bambini e donne incinte. Come dimenticare l’introduzione deliberata della dengue emorragica nel 1981, che provocò un totale di 116.143 malati ricoverati e 158 deceduti, tra cui 101 bambini.
Il terrorismo finanziato dagli Stati Uniti contro la Rivoluzione, concepito come politica di Stato, rimase storicamente documentato nelle cause intentate dal popolo di Cuba contro il governo degli Stati Uniti per danni umani, nel 1999, ed economici, nel 2000; tuttavia, per 67 anni, e con furia incomparabile nei tempi attuali, il nostro Paese non ha mai cessato di essere il bersaglio prediletto della politica ostile dell’impero.
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