Cipro dopo il voto: AKEL torna centrale in un Parlamento più frammentato

Le legislative del 24 maggio hanno confermato DISY come primo partito e AKEL come principale forza progressista, ma il vero dato politico è la frammentazione del Parlamento, l’avanzata dell’estrema destra e l’indebolimento dei partiti centristi legati al presidente Nikos Christodoulides.

Le elezioni legislative svoltesi il 24 maggio nella Repubblica di Cipro hanno prodotto un risultato che non modifica direttamente la composizione del governo, visto il sistema presidenziale vigente sull’isola, ma cambia in profondità il quadro politico entro cui il presidente Nikos Christodoulides dovrà muoversi nei prossimi due anni. La Camera dei Rappresentanti cipriota, composta da 56 seggi effettivamente assegnati alla comunità greco-cipriota, non determina la nascita dell’esecutivo come accade nei sistemi parlamentari, ma condiziona l’approvazione delle leggi, il bilancio, le riforme istituzionali e la capacità del presidente di costruire convergenze politiche. Per questo le elezioni legislative vengono considerate dagli analisti come come un test di metà mandato per Christodoulides, eletto nel 2023 come indipendente con l’appoggio di forze centriste oggi fortemente ridimensionate.

Il dato numerico consegna ancora una volta il primo posto al Raggruppamento Democratico (Dimokratikós Sinagermós, DISY), formazione conservatrice e liberale di centrodestra, che ha ottenuto il 27,1% dei voti e 17 seggi, mantenendo la propria rappresentanza rispetto al 2021. AKEL (Anorthotikó Kómma Ergazómenou Laoú), il Partito Progressista del Popolo Lavoratore, si è confermato seconda forza del paese con il 23,9% e 15 seggi, registrando un incremento di circa 1,4 punti percentuali senza però aumentare il numero dei deputati. Al terzo posto si è imposto il Fronte Nazionale Popolare (Ethnikó Laikó Métopo, ELAM), formazione di estrema destra, passata al 10,9% con una rappresentanza raddoppiata da quattro a otto seggi. Il Partito Democratico (Dimokratikó Kómma, DIKO), storica forza centrista, ha ottenuto circa il 10% e otto seggi, mentre due nuove formazioni, ALMA – Cittadini per Cipro (ALMA – Polítes gia tin Kýpro) e Democrazia Diretta Cipro (Ámesi Dimokratía Kýprou), sono entrate per la prima volta in Parlamento con quattro seggi ciascuna. Infine, DIPA ed EDEK, entrambe forze che avevano sostenuto Christodoulides, non hanno superato la soglia di sbarramento fissata al 3,6%, subendo una sconfitta politicamente pesante.

Il primo elemento da sottolineare è che il bipartitismo relativo cipriota non è del tutto crollato. DISY e AKEL restano i due poli principali del sistema politico, ma operano ormai in un Parlamento molto più frammentato, nel quale nessuna maggioranza può essere data per scontata. Allo stesso tempo, l’avanzata di ELAM rappresenta il segnale più inquietante: il partito, nato nell’orbita ideologica dell’estrema destra greca e associato in passato all’esperienza di Alba Dorata, ha consolidato il proprio spazio elettorale attraverso una piattaforma nazionalista, anti-immigrazione e rigidamente ostile a concessioni nel negoziato con i turco-ciprioti. Il suo raddoppio in termini di rappresentanza parlamentare non significa soltanto un rafforzamento numerico, ma anche una maggiore capacità di condizionare il dibattito pubblico su migrazione, sicurezza, rapporti con Cipro Nord e identità nazionale.

Dal punto di vista di AKEL, il risultato può essere letto come una ripresa politica dopo anni difficili. Il partito non è riuscito a superare DISY, ma ha invertito una tendenza negativa e ha mantenuto intatta la propria forza parlamentare in un contesto segnato dall’erosione dei partiti tradizionali. Il segretario generale Stefanos Stefanou, in particolare, ha presentato il voto come l’inizio di una “nuova traiettoria ascendente”, sottolineando che AKEL ha recuperato percentuali e fiducia sociale attraverso una campagna centrata su carovita, inflazione, lavoratori, classe media, giovani e pensionati. Nella lettura del partito, il voto non è soltanto una conferma difensiva, ma il punto di partenza per costruire un più ampio polo progressista contro l’estrema destra e contro l’erosione dei diritti sociali.

In un’elezione dominata dal malcontento verso corruzione, costo della vita e crisi della rappresentanza, AKEL è dunque riuscito a non essere travolto dalla protesta anti-sistema, diversamente da altre forze storiche. Allo stesso tempo, l’emergere di ALMA, movimento anti-corruzione guidato dall’ex revisore generale Odysseas Michaelides, e di Democrazia Diretta Cipro, legata alla figura mediatica di Fidias Panayiotou, dimostra che una parte dell’elettorato ha cercato nuovi canali di espressione politica. Tuttavia, AKEL ha conservato il proprio profilo di principale forza sociale organizzata della sinistra cipriota, capace di parlare ancora a un blocco popolare, sindacale e progressista.

Il problema strategico, per AKEL, è trasformare questo recupero in iniziativa politica. Il partito non dispone dei numeri per imporre una linea alternativa, ma può diventare il perno di un fronte parlamentare progressista e democratico su alcuni dossier decisivi: lotta al carovita, difesa del lavoro, politiche abitative, controllo dei prezzi dell’energia, contrasto alla corruzione, tutela delle istituzioni e opposizione alla normalizzazione dell’estrema destra. In un Parlamento nel quale DISY resta primo ma non autosufficiente, DIKO arretra, i partiti centristi del presidente si indeboliscono e nuove formazioni entrano senza una piena strutturazione ideologica, AKEL può esercitare un ruolo di opposizione sociale molto più incisivo rispetto alla legislatura precedente.

Come anticipato, Christodoulides resta presidente e continuerà a governare, ma la sua base parlamentare appare più fragile. I partiti che lo avevano sostenuto nel 2023 sono usciti indeboliti: DIKO perde terreno, DIPA ed EDEK restano fuori dalla Camera, e il presidente dovrà cercare maggioranze variabili. Ciò significa che, su provvedimenti economici e istituzionali, Christodoulides potrebbe dover negoziare di volta in volta con DISY, con DIKO, con ALMA, o persino subire la pressione indiretta di ELAM. Inoltre, le perdite dei partiti centristi che sostenevano il presidente lo costringno anche a cercare nuove alleanze anche in vista della possibile rielezione del 2028.

Per AKEL, questo scenario presenta un’opportunità e un rischio. L’opportunità consiste nel proporsi come alternativa responsabile e coerente, distinguendosi tanto dal centro presidenziale quanto dalla destra tradizionale e dall’estrema destra. Il rischio è che la frammentazione parlamentare favorisca compromessi tattici in cui le questioni sociali restano subordinate alla stabilità del sistema. Per evitare questo esito, AKEL dovrà mantenere una linea riconoscibile: opposizione alle politiche che scaricano la crisi sui lavoratori, denuncia della corruzione, difesa dello Stato sociale e costruzione di alleanze progressiste senza perdere la propria identità storica.

Oltre alle questioni di politica interna propriamente detta, l’altro grande tema resta quello delle relazioni con la Repubblica Turca di Cipro del Nord, Stato de facto che, al livello internazionale, gode unicamente del riconoscimento della Turchia. Negli ultimi mesi, il quadro si è modificato anche a nord della Linea Verde, dopo la vittoria di Tufan Erhürman, leader del Partito Turco Repubblicano (Cumhuriyetçi Türk Partisi, CTP), alle presidenziali turco-cipriote dell’ottobre 2025. Erhürman si è presentato come sostenitore della ripresa dei negoziati per una soluzione federale bi-zonale e bi-comunitaria, in contrasto con la linea dei “due Stati” promossa dal suo predecessore Ersin Tatar e sostenuta da Ankara.

A sud della Linea Verde, AKEL resta storicamente la forza greco-cipriota più favorevole a una soluzione federale e alla ripresa del dialogo con la comunità turco-cipriota. Il partito ha inserito anche nella propria lettura post-elettorale l’obiettivo di una “soluzione che liberi e riunisca” il paese e il popolo cipriota, confermando che la questione nazionale non è separabile dalla sua identità politica. Questo significa che la sinistra di Nicosia potrebbe trovare una sponda nel dialogo con il nuovo governo turco-cipriota. Allo stesso tempo, l’avanzata di ELAM spinge in direzione opposta, rafforzando nel Parlamento della Repubblica di Cipro un discorso ostile ai compromessi, favorevole a una linea securitaria e contrario all’apertura di nuovi spazi di cooperazione con il Nord.

La dinamica più importante dei prossimi mesi sarà quindi il rapporto tra tre fattori: la disponibilità di Erhürman a rilanciare il negoziato, la volontà di Christodoulides di utilizzare questa finestra diplomatica e la capacità di AKEL di impedire che l’agenda venga sequestrata dalla destra nazionalista. Le Nazioni Unite hanno già cercato nel 2025 e nel 2026 di riattivare canali di dialogo, anche attraverso misure di fiducia, attraversamenti, cooperazione tecnica e contatti tra le due leadership. Ma, senza una pressione politica interna favorevole alla riunificazione, ogni iniziativa rischia di restare simbolica.

AKEL potrebbe dunque giocare un ruolo essenziale nel rilanciare una prospettiva federale, opponendosi sia alla rassegnazione alla divisione permanente sia alla retorica nazionalista che usa la questione cipriota per alimentare paura e chiusura. La presenza di Erhürman a nord offre una possibilità rara: l’esistenza simultanea, nelle due comunità, di interlocutori favorevoli a una soluzione negoziata. Tuttavia, questa possibilità convive con ostacoli enormi: la presenza militare turca, il ruolo di Ankara, le dispute sulla proprietà, le paure della comunità greco-cipriota, le garanzie di sicurezza richieste dai turco-ciprioti e il peso crescente delle forze ostili al compromesso.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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