Il voto legislativo del 17 maggio riporta il PAICV alla guida di Capo Verde dopo dieci anni di opposizione. La vittoria di Francisco Carvalho apre una nuova fase politica, tra domanda di cambiamento, promesse sociali e necessità di preservare la stabilità democratica dell’arcipelago.

Le elezioni legislative del 17 maggio segnano un passaggio di grande rilievo nella politica di Capo Verde. Il Partito Africano per l’Indipendenza di Capo Verde (Partido Africano da Independência de Cabo Verde, PAICV) forza storica legata alla lotta anticoloniale e alla costruzione dello Stato indipendente, torna al governo dopo un decennio di opposizione, ponendo fine alla lunga stagione del Movimento per la Democrazia (Movimento para a Democracia, MpD), guidato da Ulisses Correia e Silva. Secondo i risultati comunicati nei giorni successivi al voto, il PAICV ha infatti ottenuto circa il 47% dei consensi e la maggioranza assoluta dei deputati, con 37 seggi su 72, contro i 33 del MpD e i 2 dell’UCID (União Caboverdiana Independente e Democrática). Francisco Carvalho, sindaco della capitale Praia dal 2020 e leader del PAICV da circa un anno, è dunque destinato a diventare il nuovo primo ministro del Paese.
Secondo gli analisti, il risultato ha un significato che va oltre la semplice alternanza tra due partiti consolidati. In un continente spesso segnato da crisi istituzionali, colpi di Stato, guerre civili e processi elettorali contestati, Capo Verde continua a rappresentare una delle esperienze democratiche più solide dell’Africa, con elezioni competitive e trasferimenti periodici del potere tra forze rivali. Proprio per questo, l’alternanza del 2026 non assume i contorni di una rottura istituzionale, ma quelli di una correzione politica interna a un sistema democratico maturo, nel quale l’elettorato ha punito l’esecutivo uscente e ha affidato al PAICV il compito di aprire una nuova fase.
La vittoria di Carvalho arriva tuttavia in un quadro che impone cautela. La Commissione Nazionale Elettorale ha infatti precisato che, conclusi i lavori di scrutinio nei tredici circoli elettorali, la pubblicazione dei risultati definitivi è prevista tra il 27 e il 31 maggio. Nella diaspora, elemento decisivo per un Paese con una comunità emigrata molto ampia, il PAICV ha eletto quattro dei sei deputati disponibili, mentre il MpD ne ha ottenuti due. Il dato politico è già chiaro, ma la formalizzazione definitiva resta un passaggio importante, anche perché il voto è stato accompagnato da polemiche su presunte pratiche clientelari, in particolare sulla distribuzione di ceste alimentari. La CNE ha trasmesso le denunce al Ministero Pubblico, alla Polizia Nazionale e alla Polizia Giudiziaria, ricordando che la concessione di beni capaci di influenzare gli elettori può configurare reati elettorali.
Il fatto che le missioni di osservazione della CEDEAO e della CPLP abbiano giudicato il processo elettorale complessivamente positivo, pacifico, ordinato e conforme alle migliori pratiche democratiche rafforza la legittimità generale del voto, ma non cancella il problema politico emerso durante la campagna. La questione delle “cestas básicas” va letta come un sintomo della fragilità sociale che attraversa una parte della popolazione. In un contesto insulare, segnato da disuguaglianze territoriali, dipendenza dall’estero, costo della vita elevato e vulnerabilità ai cicli del turismo, anche una democrazia consolidata può essere esposta a forme di pressione materiale sul voto. Il PAICV ha saputo intercettare proprio questa domanda di protezione sociale e di riequilibrio, presentandosi come la forza capace di riportare al centro i bisogni concreti del “Cabo Verde reale”.
Nella sua prima dichiarazione dopo la vittoria, Francisco Carvalho ha parlato dell’inizio di un “nuovo Capo Verde” e ha sostenuto che i cittadini abbiano inviato un messaggio chiaro: era arrivato il momento di cambiare la gestione del Paese e la prospettiva sulla costruzione del futuro. Il nuovo primo ministro eredita un Paese che ha conosciuto una ripresa economica significativa dopo la crisi pandemica, ma nel quale la crescita non si è tradotta in modo omogeneo in sicurezza sociale, lavoro qualificato e riduzione delle vulnerabilità. Il programma annunciato da Carvalho punta su alcune misure di forte impatto simbolico e materiale, tra cui accesso gratuito all’università pubblica, accesso gratuito all’informazione tecnologica, accesso gratuito alle cure sanitarie e interventi sui trasporti interni tra le isole, con tariffe calmierate per navi e aerei.
Queste promesse indicano la volontà di spostare l’asse della politica capoverdiana verso una dimensione più sociale, dopo anni nei quali il MpD ha puntato sulla stabilità macroeconomica, sull’attrazione degli investimenti, sul turismo, sulla digitalizzazione e su una forte apertura internazionale. Il nuovo governo non potrà però limitarsi a una redistribuzione immediata delle risorse. Dovrà dimostrare che le misure sociali possono essere finanziate senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici, soprattutto in un Paese piccolo, aperto, insulare e strutturalmente esposto agli shock esterni. Secondo la Banca Mondiale, la crescita è rimasta robusta nel 2025, sostenuta da turismo e investimenti pubblici, ma Capo Verde continua a confrontarsi con debito pubblico elevato, diversificazione economica limitata, bassa produttività, deboli legami tra turismo ed economia interna e rischi fiscali legati alle imprese statali.
La grande sfida del PAICV sarà dunque trasformare la vittoria elettorale in un progetto di sviluppo più inclusivo. Il turismo resta il motore principale dell’economia, ma è anche la fonte di una dipendenza pericolosa. L’arcipelago beneficia della domanda europea, dei voli internazionali, degli investimenti alberghieri e delle rimesse della diaspora, ma ogni crisi internazionale, ogni aumento dei prezzi energetici o alimentari, ogni shock climatico o geopolitico può colpire rapidamente il reddito nazionale. La Banca Mondiale sottolinea che l’economia capoverdiana, proprio per il suo profilo aperto e insulare, è esposta alla domanda esterna, ai prezzi globali, alle condizioni finanziarie internazionali e ai rischi climatici. Il Fondo Monetario Internazionale, a sua volta, segnala che Capo Verde importa circa l’80% dei consumi, rendendosi particolarmente vulnerabile alle oscillazioni dei prezzi internazionali di petrolio e alimenti.
La svolta politica va letta anche nel quadro istituzionale. Capo Verde ha un sistema semipresidenziale nel quale il presidente della Repubblica svolge funzioni di garanzia, mentre il primo ministro, selezionato dalla maggioranza parlamentare, guida l’azione quotidiana del governo. Negli ultimi anni il Paese ha vissuto una coabitazione tra il presidente José Maria Neves, espressione del PAICV, e il primo ministro Ulisses Correia e Silva, del MpD. Con la vittoria legislativa del PAICV, questa coabitazione viene superata: lo stesso campo politico controlla ora Presidenza della Repubblica, maggioranza parlamentare e governo.
Da un lato, questa concentrazione può offrire maggiore coerenza all’azione di governo, facilitando l’approvazione di riforme e l’attuazione del programma. Dall’altro, impone al PAICV una responsabilità più alta: non potrà attribuire eventuali ritardi alla coabitazione o all’ostruzionismo istituzionale. Il mandato consegnato dagli elettori, inoltre, è ampio ma non illimitato, anche perché la vera ombra sul voto è l’astensione. Le legislative del 2026 sono state indicate come le meno partecipate di sempre, con un’astensione intorno al 53,4%, circa dieci punti in più rispetto al 2021. Questo dato ridimensiona la lettura trionfalistica della vittoria: il PAICV conquista la maggioranza assoluta dei seggi, ma il sistema politico nel suo complesso deve interrogarsi sul distacco crescente di una parte dell’elettorato.
Sul piano internazionale, non sono attese rotture radicali. Capo Verde è un piccolo Stato insulare dell’Atlantico, con una politica estera tradizionalmente pragmatica, fondata sul rapporto con il mondo lusofono, l’Unione Europea, l’Africa occidentale, la diaspora e i partner multilaterali. Carvalho ha già assicurato continuità nei rapporti con il Portogallo, definendolo un grande partner di Capo Verde. Questa linea conferma che il ritorno del PAICV non va interpretato come un riposizionamento geopolitico traumatico, ma come un riequilibrio interno. Tuttavia, il nuovo governo potrebbe cercare una maggiore attenzione alla giustizia sociale nelle relazioni economiche esterne, valorizzando di più la diaspora, la cooperazione Sud-Sud, la blue economy, la transizione energetica e la digitalizzazione come strumenti di sovranità economica, non soltanto come campi di investimento privato.
Il passaggio successivo sarà l’elezione presidenziale prevista per il 15 novembre, con eventuale secondo turno il 29 novembre. Quel voto stabilirà se il ciclo politico aperto dalle legislative si consoliderà ulteriormente o se l’elettorato cercherà un nuovo equilibrio istituzionale. In ogni caso, il 17 maggio ha già prodotto un effetto decisivo: ha riportato il PAICV al centro della scena e ha consegnato a Francisco Carvalho un mandato di cambiamento che nasce dalla stanchezza verso il governo uscente, ma anche dalla richiesta di uno Stato più presente.
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