Cuba si stringe attorno a Raúl contro la nuova provocazione degli Stati Uniti

Davanti alla Tribuna Antimperialista, migliaia di cubani hanno espresso sostegno a Raúl Castro e respinto l’accusa statunitense contro il Leader della Rivoluzione. Il messaggio centrale della mobilitazione è stato quello della pace, della sovranità e della dignità nazionale.

di Boris Luis Alonso Pérez (Granma) – 23 maggio 2026

Pucho si è alzato presto questa mattina per andare alla Tribuna Antimperialista. Non è stato convocato da nessun centro di lavoro, è in pensione ormai da diversi anni e ora si guadagna il pane con una piccola falegnameria che ha messo su nel garage di casa. La sua unica motivazione è stata un genuino sentimento di responsabilità.

Il soprannome che ha sostituito il suo vero nome, almeno nel quartiere del municipio Playa dove vive attualmente, glielo diedero in Angola i suoi stessi compagni di lotta. La storia del perché non è rilevante; ciò che conta è sapere che quell’uomo ha combattuto, ha messo il petto davanti alle pallottole, e che a 68 anni ha pagato 300 pesos per un triciclo elettrico pur di essere di buon’ora nel Vedado dell’Avana.

Ha camminato dal Coppelia fino alla Tribuna Antimperialista, indossando una maglietta con una sagoma di Fidel. Si è sempre chiesto perché non abbia mai visto abiti con il volto di Raúl, anche se afferma che non serve, perché Raúl è Raúl. Una volta arrivato, si è unito alla moltitudine di persone che già gremiva il luogo.

La falsa accusa contro il Leader della Rivoluzione Cubana che oggi articola il governo degli Stati Uniti ha indignato Pucho. Suo nipote di 14 anni gli ha mostrato un reel di Instagram in cui una giornalista straniera spiegava le ragioni dell’imputazione. «Che vengano a prenderlo, dovranno passare sopra un popolo intero», ha assicurato con assoluta certezza.

Ha perfino scherzato su quella che, secondo lui, avrebbe dovuto essere la reazione di Raúl alla notizia. Sebbene il Generale d’Esercito abbia 94 anni, per Pucho resta lo stesso di sempre: un uomo lucido, intelligente, ammirevole. Comprende anche il cinismo estremo che risiede nel fatto che il governo statunitense chieda punizioni, mentre ha dato asilo a decine di criminali accertati, responsabili di attentati terroristici contro Cuba.

Gli occhi di Pucho si sono riempiti di lacrime quando la figlia di Adriana Corcho Calleja, dalla tribuna, ha ricordato l’attentato all’ambasciata di Cuba a Lisbona del 22 aprile 1976, che costò la vita a sua madre e a Efrén Monteagudo Rodríguez, rispettivamente di 35 e 33 anni. Sa che tentano di cancellare la memoria della gente, di approfittare del passare degli anni e delle reti sociali per imporre menzogne; per questo vale tanto ricordare, per non dimenticare quanto danno abbiano fatto a questa piccola isola dei Caraibi.

Quando l’atto politico è arrivato ai suoi momenti finali, si è convinto che Raúl non sarebbe stato presente. Lo aveva visto durante le celebrazioni per la Giornata Internazionale dei Lavoratori, lo scorso 1° maggio, ma gli sarebbe piaciuto vederlo anche oggi. Per questo le parole dell’Eroe della Repubblica di Cuba, Gerardo Hernández Nordelo, gli hanno dato quella pace di cui aveva bisogno.

Gerardo ha condiviso un messaggio del Leader della Rivoluzione, e in esso non c’era nemmeno una menzione all’accusa del presunto crimine che gli viene attribuito, ma solo un sincero ringraziamento per il sostegno del popolo cubano riunito lì quella mattina e per i gesti di solidarietà internazionale, nulla di più. Per Pucho sono state le parole di un uomo che non deve nulla e che sa di non essere solo.

L’esperienza di Pucho è stata quella di migliaia di cubani alla Tribuna Antimperialista, che, nonostante tutte le difficoltà che viviamo, sanno chi sono i veri responsabili e hanno assunto la posizione di fare fronte alla menzogna.

Che il governo degli Stati Uniti si ostini a screditare una delle principali figure del processo rivoluzionario è soltanto un altro passo nella sua escalation contro Cuba. La moltitudine riunita davanti all’ambasciata dei nostri vicini del Nord è la prova che nessuno si beve questa storia.

Da parte cubana, il messaggio implicito nella Tribuna Antimperialista è stato quello della pace. Quello della necessità di un dialogo tra uguali, di beneficio reciproco. Pucho è preoccupato per la sua famiglia, per suo nipote, per la sua piccola falegnameria, e aspira alla non aggressione, come ogni persona perbene, ma ricorda ancora cosa significhi portare un fucile. «Il popolo sta con Raúl e loro lo sanno», mi dice prima di salutarmi.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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