«Le minacce di aggressione militare contro Cuba da parte della maggiore potenza del pianeta sono note. Già la minaccia costituisce un crimine internazionale. Se si concretizzasse, provocherebbe un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili, oltre all’impatto distruttivo per la pace e la stabilità regionale».

«Le minacce di aggressione militare contro Cuba da parte della maggiore potenza del pianeta sono note. Già la minaccia costituisce un crimine internazionale. Se si concretizzasse, provocherebbe un bagno di sangue dalle conseguenze incalcolabili, oltre all’impatto distruttivo per la pace e la stabilità regionale».
Lo ha ribadito il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, sul proprio account X, riaffermando che «Cuba non rappresenta una minaccia, né ha piani o intenzioni aggressive contro alcun Paese».
Il presidente cubano ha segnalato che non esiste alcun piano per colpire gli Stati Uniti, né ne sono mai esistiti, «cosa che il governo di quella nazione conosce bene, in particolare le sue agenzie di difesa e sicurezza nazionale».
Allo stesso modo ha ricordato che «Cuba, che già subisce un’aggressione multidimensionale da parte degli Stati Uniti, ha invece il diritto assoluto e legittimo di difendersi da un assalto bellico, cosa che non può essere addotta logicamente né onestamente come scusa per imporre una guerra contro il nobile popolo cubano».
Questa dichiarazione del Presidente si produce nel quadro di un’escalation senza precedenti di misure coercitive da parte del governo degli Stati Uniti contro la Maggiore delle Antille, che si è inasprita dallo scorso 29 gennaio, quando il governo nordamericano ha dichiarato una «emergenza nazionale» di fronte alla presunta «minaccia inusuale e straordinaria» che, secondo Washington, Cuba rappresenterebbe per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione, accusando l’isola di allinearsi con Paesi ostili, ospitare gruppi terroristici e permettere il dispiegamento di capacità militari di Russia e Cina sul proprio territorio.
Successivamente, il 1° maggio 2026, è stata sottoscritta una nuova normativa, che il Ministero delle Relazioni Estere di Cuba ha qualificato come un atto di aggressione economica spietata, poiché amplia la portata extraterritoriale del blocco autorizzando sanzioni secondarie contro persone ed entità non statunitensi, inclusi banche straniere, che operino in settori chiave dell’economia cubana come energia, difesa, miniere, servizi finanziari e sicurezza.
Di fronte a questo inasprimento della guerra economica, che include inoltre un assedio petrolifero imposto a gennaio, il Cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha denunciato che Washington costruisce «un dossier fraudolento per giustificare la guerra economica spietata e l’eventuale aggressione militare».
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