Venezuela. Chi sono i Colectivos, uno dei baluardi a difesa del “chavismo bolivariano”? Ce la faranno?

In Venezuela, i colectivos restano una delle realtà più decisive del chavismo: radicati nei barrios popolari, demonizzati dall’opposizione e dai media occidentali, ma rivendicati come baluardo sociale, politico e militante della Rivoluzione Bolivariana in una fase di massima pressione imperialista.

In Venezuela, il movimento “Chavista” è in un momento difficilissimo e delicato, alcuni analisti lo hanno definito un “bivio storico”, di fronte a una scelta tra accettare o resistere alle pressioni e imposizioni statunitensi sul paese. Tra le forze popolari più legate alla rivoluzione chavista, i “Colecctivos” con il loro forte radicamento e riconoscimento nelle aree più povere e operaie del paese, rappresentano politicamente, socialmente e militarmente, una delle parti che, a seconda di come si porrà sul campo, potrebbe essere decisiva per la prospettiva venezuelana e non solo.

I media li chiamano teppisti armati e criminali, seppure santi non lo sono di certo, il senatore degli Stati Uniti Marco Rubio ha richiesto che vengano inseriti nella lista dei terroristi, ma chi sono i colectivos del Venezuela?

Demonizzati dai media internazionali e presi di mira dall’opposizione, i colectivos sono un simbolo di disprezzo da parte degli oppositori del chavismo e del presidente Nicolas Maduro. Sono regolarmente ritratti nei media come bande armate e l’ultimo bastione del sostegno al bolivarismo e a Maduro. Ma la realtà dei colectivos è molto diversa, molto più complessa…e interessante.

Tutti gli analisti e studiosi latinoamericani e non solo, sanno che la leadership chavista sta affrontando una dura e difficile scelta: accettare la pressione e la coercizione degli Stati Uniti sulle decisioni economiche e politiche interne o resistere? Entrambi i percorsi rischiano conflitti di varia gravità, con conseguenze di ampio respiro per la futura stabilità del paese.

Conosciuti come i “cavalieri d’acciaio” sulle loro moto e come i più duri difensori della Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, i colectivos sono di fatto milizie paramilitari radicate negli strati più poveri della società venezuelana. I suoi componenti provengono dai barrios delle grandi città e sono notoriamente disposti a tutto. Queste forze para militari, spesso al limite o oltre la legalità istituzionale, sommate agli orientamenti che prevarranno all’interno delle Forze armate bolivariane, dove la radice antimperialista e patriottica del Chavismo è ancora particolarmente rilevante, sono un connubio che, sommato ai sentimenti popolari di milioni di venezuelani potrebbe definire la prospettiva del futuro del paese.

Le dichiarazioni di Trump e le imposizioni che sta disponendo all’attuale dirigenza governativa, che indicano che gli USA starebbero di fatto intaccando la sovranità del Venezuela, sono percepite all’interno degli ambienti chavisti più radicali, come un imperialismo apertamente palese e un’umiliazione pubblica intenzionale. Mentre i fratelli Rodríguez, come espressione istituzionale di transizione, cercano di gestire questa fase e contenere le imposizioni, per preservare una minima stabilità e la sopravvivenza, le espressioni militari della linea dura, negli ambiti indicati prima, potrebbero essere, in divenire, molto meno inclini a farlo.

In ogni caso il sequestro e rapimento del presidente Maduro, è vissuto in queste forze, come un arrogante atto di assoggettamento, e si tratterà di vedere se questo costo politico resterà accettato, restando allineati con la leadership civile e politica di transizione, o se verrà recepita come una capitolazione alle richieste di Washington.

Se questo affronto percepito, si tradurrà in rottura, dipenderà anche da come qualsiasi potenziale riallineamento di Rodríguez,andrà a minacciare o preservare gli interessi economici e di controllo dei militari.

In questo scenario, il Venezuela potrebbe precipitare in anni di instabilità, gestita con un potere di fatto condiviso, con vari attori, tra cui sicuramente elementi dell’opposizione, tra quelli meno corrotti o malvisti.

I colectivos sono strutturati organizzativamente e operativamente sul modello delle Brigate di Intervento Rapido cubane e della forza paramilitare civile iraniana Basij. Si ritiene che, quando nel 2009, Mohammad Reza Naqdi, l’allora ministro della Difesa iraniano, che sarebbe poi diventato il comandante dei Basij, visitò il presidente Hugo Chávez a Caracas, fu concordato il programma di addestramento e inquadramento paramilitare regolato delle varie milizie presenti nel paese, fino a quel momento presenti in modo dispersivo. Da quel momento dispongono di armi moderne, motociclette, apparecchiature di comunicazione, sistemi di sorveglianza e persino carri armati che furono forniti da Chávez, nell’ambito della ristrutturazione di questi collettivi territoriali, ricevendo finanziamenti statali, moto e armi, utilizzate spesso con la funzione di forze di controllo sociale all’interno dei quartieri popolari o dei barrios delle grandi città. Fu allora che Chávez li definì  “il braccio armato della rivoluzione bolivariana“. In molti ambiti i colectivos esercitano anche un importante e capillare controllo territoriale e collaborano ad una gestione sociale dei quartieri, dove vivono milioni di venezuelani, accusati dalle opposizioni di essere l’ala armata del regime. Maduro li haha spesso citati e indicati come baluardo bolivariano, affermando pubblicamente, anche poco prima di essere rapito e sequestrato, di essere un “loro grande sostenitore”.

Qualunque cosa accadrà, ciò che molti sottolineano, è che il potere che queste milizie hanno accumulato è tale, che sono diventati un attore chiave sulla attuale e futura complessa scacchiera del Venezuela, una realtà con cui qualsiasi futuro governo centrale avrà bisogno di negoziare e cercare accordi, che potrà generare anche nuovi potenziali riassetti del panorama istituzionale, sociale e di controllo, non solo legale, del territorio, con tutte le sfide che questo genererà.

I colectivos hanno una genesi legata ad anni molto lontana nel tempo. Molti dei suoi leader e militanti più anziani sono stati già dentro i processi guerriglieri rivoluzionari del Venezuela degli anni ’60, e sono poi riemersi durante la presidenza di Hugo Chávez, dopo che Chávez aveva formato le sue principali organizzazioni: i circoli bolivariani.

Inizialmente essi sono emersi come iniziative su basi comunitarie allineate con il progetto chavista e socialista: promuovendo attività culturali, educative e sociali nelle aree più emarginate, lavorando a vari programmi per sradicare la povertà, fornire istruzione di base con progetti di doposcuola, assistenza sanitaria, eventi sportivi e programmi di riabilitazione dalla droga, nei barrios dove i loro militanti vivono e sono radicati. In molte realtà dichiarano pubblicamente di garantire sicurezza sociale agli abitanti, combattendo la criminalità organizzata e anche giustiziando spacciatori, sabotatori e trafficanti di droga. Definendosi come difensori della Rivoluzione Bolivariana, hanno gradatamente preso poiil controllo politico e sociale dei quartieri chiave, spesso agendo a fianco della polizia e della Guardia Nazionale, contro le azioni sovversive dell’opposizione fascista.

Negli anni si sono formati dozzine di colectivos nel paese, l’anno scorso si indicavano in oltre cento, con vari raggruppamenti al loro interno. Nel 2018, InSight Crime ha monitorato e computato, nel solo Barrios 23 de Enero di Caracas, 46 gruppi. È stato calcolato che essi sono presenti e operano in 16 stati venezuelani, controllando circa il 10% delle città venezuelane.

La maggior parte dei Colectivos ha sempre ricevuto finanziamenti governativi, spesso attraverso esponenti politici a loro legati. Ad esempio, quando un Colectivo, gestisce un servizio ufficiale di guardia del corpo o garantisce sevizi di protezioni di edifici, mentre altri gestiscono casinò e varie piccole imprese. I gruppi sono anche noti per servizi di sicurezza presso miniere d’oro sia ufficiali che illegali in tutto il paese.

I colectivos non hanno una omogeneità ideologica profonda, ma i due principali cardini delle loro convinzioni sono il bolivarianismo, un insieme di principi patriottici e socialisti, che si basano sulle figure di Simon Bolivar e di Chávez e sul chavismo, la concezione e progettualità socialista varata da Hugo Chávez.

Alcuni membri delle agenzie di intelligence del Venezuela, tra cui la Direzione generale del controspionaggio militare e il Servizio di intelligence bolivariano, sono anche membri di colectivos. In questo modo, i colectivos sono e agiscono di fatto, come una forza paramilitare non ufficiale, per il governo chavista. Va detto che in alcune situazioni, loro esponenti sono anche stati legati a traffici di armi e forme di illegalità di massa.

Tres Raíces e Frente 5 de Marzo vengono indicati come fortemente legati alle Forze di sicurezza del Venezuela. Tres Raíces è anche “uno dei più armati“, con membri pubblici che lavorano nel SEBIN (Intelligence), nel DGCIM (controspionaggio militare), nelle FAES (Forza d’azione speciale della polizia) o nella Milicia Nacional Bolivariana.

Sono decisivi ad indirizzare i voti nelle elezioni locali per candidati specifici. Ad esempio, il sindaco di Caracas Carmen Meléndez risulta avere stretti contatti con il Colectivos Tres Raíces nel quartiere 23 de Enero, che ha fatto campagna elettorale per lei, portandola alla vittoria nella capitale.

Anche l’ex sindaco della capitale Juan Barreto aveva avuto il sostegno attivo del colectivosTupamaros”, ripagandolo dopo la sua elezione con la nomina di un leader del gruppo come vicedirettore della sicurezza pubblica della città

Con Maduro sequestrato e un nuovo governo chavista transitorio, i colectivos sono la forza sociale e militare non istituzionale, più vicina al cuore del potere del paese. Sono ben armati e possiedono una varietà di armi, molte delle quali ostentano nelle manifestazioni e sui social media. Oltre a fucili come FAL, AK e AR-15, hanno anche altre armi da fuoco come fucili da caccia, pistole, così come gas lacrimogeni e granate. I gruppi ottengono queste armi attraverso fondi forniti dal governo, sul mercato nero, o dal lavoro di sicurezza per i funzionari governativi. Inoltre, non è raro vederli apertamente brandire e portare armi da fuoco per le strade dei barrios, nonostante portare armi da fuoco sia illegale e punibile fino a 20 anni in Venezuela. Sono ben addestrati e mantengono stretti legami con elementi radicali nel campo del potere. Nel 2008, è stato rivelato che diversi Colectivos erano in stretto contatto con le FARC e non solo, e avevano ricevuto una formazione da loro.

Questo li rende una forza potente le cui scelte potrebbero plasmare il futuro incerto del paese. Lo scorso anno, il governo sosteneva che oltre un milione di venezuelani, sono vicini o influenzati dai colectivos.

Le milizie più potenti e importanti sono Tupamaros, La Piedrita, Tres Raices, Frente Francisco de Miranda, Alexis Vive, Coordinadora Simón Bolívar e Ciudad Socialista Frente 5 de Marzo.

Dopo il rapimento del presidente Maduro, molti esponenti pubblici e militari dei colectivos, intervistati o consultati hanno espresso, senza fare annunci eclatanti, dichiarazioni sibilline e molto caute su cosa faranno.

Il loro immediato e massiccio dispiegamento nei giorni successivi, ha inteso dimostrare che non sono semplici attivisti della comunità, ma una forza paramilitare con relativa autonomia, in grado di influenzare anche la lotta interna per la linea futura del PSUV. La loro presenza dispiegata per le strade, di fronte a una anomala assenza di personale militare dopo gli attacchi degli Stati Uniti, deve essere intesa come una dimostrazione di forza ed un messaggio subliminale.

La minaccia che rappresentano è stata evidente nell’allarme di sicurezza emesso dall’ambasciata americana in Venezuela (operante da Bogotá) il 10-11 gennaio 2026. In una dichiarazione di livello quattro, Washington ha esortato tutti i cittadini statunitensi a non recarsi nel paese e lasciare immediatamente il Venezuela se ci fossero, fino a nuove indicazioni. L’avvertimento citava esplicitamente i colectivos affermando: “Ci sono rapporti di gruppi di milizie armate, noti come collettivi, che pattugliano le strade e perquisiscono i veicoli in cerca di cittadini degli Stati Uniti o sostenitori dell’opposizione“.

Nel tentacolare quartiere di Caracas del 23 de Enero, Oca, una giovane ma molto conosciuta appartenente a Tres Raices, intervistata sotto un murale raffigurante il leader venezuelano Hugo Chávez, ha espresso il sentimento più radicato e profondo degli abitanti del barrio: “…Chávez e la sua eredità hanno trasformato questo quartiere. Una volta sommerso di criminalità e droga, 23 de Enero ora percepisce possibilità di opportunità e di sviluppo…Sentiamo di avere un impegno per Chávez in tutto ciò che facciamo, con un senso di dignità nostra…quello che è successo il 3 gennaio è stato un rapimento. Ci sentiamo come se nostra madre e nostro padre ci fossero stati portati via, Maduro e Flores sono come i genitori della mia generazione e noi li rivogliamo indietro costi quel che costi…”, ha detto Oca con orgoglio.

Non appena era arrivata la notizia che Maduro e sua moglie Cilia Flores erano stati portati negli Stati Uniti, molti gruppi di queste forze sono scesi in piazza in moto, mostrandosi persino armati di fucili d’assalto, stabilendo posti di blocco e pattugliando i quartieri e sorvegliato il quartier generale Chavista.

Valentín Santana, capo di La Piedrita, ha diffuso un video minaccioso: “…Hanno tradito il nostro presidente Nicolás Maduro, ma la storia li farà pagare…restiamo in attesa degli sviluppi, ma tutti devono sapere che chi tradisce o aggredisce il nostro popolo finirà in sacchi neri…chiamiamo il popolo a restare all’erta, pronti alla difesa della patria…Non hanno idea di cosa hanno scatenato”.

Diversi dei colectivos più forti del paese occupano il quartiere 23 de Enero, a pochi isolati dal palazzo presidenziale. Molti si sono unificati nel Fronte Collettivo Sergio Rodríguez, tra cui La Piedrita e Tres Raíces. Gruppi come le Squadre della Pace (Cuadrillas de Paz, Cupaz), un gruppo favorito da Maduro, controllano anche le aree chiave intorno a Caracas e nelle principali città del Venezuela e potrebbero anche svolgere un ruolo nel rimpasto di potere in corso.

Nei loro primi giorni di potere, i fratelli Rodríguez hanno rispettato le richieste dell’amministrazione Trump, ammettendo di essere sotto pressione da Washington per smantellare le componenti più radicali, violente e armate del paese.

La Piedrita è nata il 26 dicembre 1985, creata da Valentín Santana e Carlos Ramírez. Sul suo sito web, il gruppo spiega che il suo lavoro dal basso è “ispirato dal bene collettivo” per risolvere problemi relativi alla sicurezza, alla cultura, allo sport, alla società e all’economia. I suoi membri mescolano elementi religiosi, come la Vergine Maria e Gesù Cristo, con Chávez e Bolivar, in questo modo attirano varie tipologie di militanti popolari. È considerato uno dei due gruppi più violenti e pericolosi del paese.

Santana, che ha esperienza militare, l’ha usata per infondere un senso di disciplina e una forte struttura verticale all’interno del gruppo, ha dichiarato che La Piedrita è “…disposto a difendere la Rivoluzione Bolivariana “a tutti i costi”. Ad oggi, Santana ha tre mandati di arresto a suo nome. Nonostante ciò, appare spesso in pubblico ed è stato intervistato dai media internazionali. In un video sul suo feed Twitter, si mostra mentre abbraccia alti funzionari governativi, tra cui il generale Fabio Zavarse Pabón, il comandante di tutta la Guardia Nazionale Bolivariana (Guardia Nacional Bolivariana – GNB), recentemente sanzionato dagli Stati Uniti.

Una delle figure e dirigente più amata dalle popolazioni dei barrios è stata Lina Ron.

«Con Chávez tutto, senza Chávez, proiettili a guidarci» era il motto di Lina Ron, fondatrice dei collettivi in Venezuela e figura tra le più radicali e dure del panorama venezuelano.

Quando morì, vittima di un infarto all’età di 51 anni nel marzo 2011, Chávez la pianse pubblicamente con queste parole: “Onore e gloria a Lina Ron. Rimarrà per sempre nei cuori del popolo. La compagna Lina Ron è morta. Era una vera soldatessa del popolo! Una rivoluzionaria a tutto tondo. Una spada affilata e una fiamma viva della rivoluzione bolivariana socialista popolare. Con la partenza di Lina Ron la spada si affila di più e la fiamma cresce di più. Seguiamo il suo esempio!”. Nel 2009, Lina guidò un gruppo del suo colectivos e attaccarono la sede dell’emittente televisiva privata Globovisión, lanciarono molotov, lacrimogeni e devastarono la sede, indicandola come un “obiettivo rivoluzionario“. Per quell’azione fu arrestata e trascorse due mesi in carcere. Chávez la definì incontrollabile e allora lei dichiarò con il suo tipico fervore: «Il mio comandante mi ha richiamata all’ordine e io ho obbedito senza esitazioni. Eccomi qui, più rivoluzionaria e chavista che mai». Fu poi anche fondatrice e leader di un piccolo partito di sinistra, l’Unione popolare venezuelana (UPV), che in seguito si è unì al Partito Socialista di Chávez.

Colectivos I Tupamaros

Uno dei gruppi più militanti e attivi nelle mobilitazioni di piazza. Tra i più politicizzati, si definisce un movimento rivoluzionario e organizzazione politica marxista-leninista, che ha preso il nome dal gruppo guerrigliero uruguaiano. Le sue origini risalgono al 1979, ma il loro peso è cresciuto esponenzialmente sotto Chávez.

Colectivo del Movimento Rivoluzionario Carapaica

Affermano di considerarsi militanti rivoluzionari e di supportare la visione del “piano socialista di sviluppo economico e sociale bolivariano”. Il loro leader è il “Comandante Murachi“. Il loro armamento comprende carabine M4 e fucili FAL. La loro prima azione risale al novembre 2002, quando attaccarono due veicoli blindati della Polizia Metropolitana in risposta all’assoluzione degli ufficiali militari coinvolti nel “Carmonazo“, il tentato colpo di stato contro Chávez. Sono considerati uno dei due colectivos più pericolosi e agguerriti.

3 Raices Foundation

La 3 Raices Foundation è un’organizzazione di azione sociale della comunità, focalizzata sulla gestione del potere popolare, al fine di rafforzare il lavoro educativo, culturale, agro-produttivo e tutto ciò che ha a che fare con le aziende di proprietà sociale. La ragion d’essere della Fondazione è quella di contribuire alla trasformazione del nuovo uomo e della donna, basata su principi socialisti e rivoluzionari, al fine di consolidare l’uguaglianza sociale. Si concentra sull’addestramento dei giovani a discostarsi dalla piaga delle droghe, stabilendo una lotta frontale contro gli spacciatori che sono il loro nemico naturale, tutto questo va per rafforzare lo sviluppo della Quinta Repubblica bolivariana. Si fonda su una formazione guevarista determinata da Estudio, Trabajo e Risal in quell’ordine di idee. Con un’impronta politica marcatamente socialista, come riporta il suo documento costituente.

Jonsy Serrano è uno dei leader della 3 Raices Foundation del quartiere 23 de Enero, tiene dibattiti sul tema del governo che sta negoziando con gli Stati Uniti dopo decenni di scontro totale, per valutare una posizione comune. In una intervista Serrano, responsabile della comunicazione del gruppo, ha spiegato che gli incontri sono come una sorta di “catarsi” per i chavisti frustrati dagli eventi accaduti. “C’è tanta rabbia e disorientamento, sentiamo che le nostre mani sono legate…Ad un certo punto, un compagno generale rivoluzionario è venuto e ha distribuito armi. Ma la domanda è stata: cosa ne avremmo fatto…Con Maduro rapito, è per ora necessario mantenere la calma. Ma questo non significa che la situazione sia appianata o smorzata. Non vogliamo la violenza, ma siamo preparati alla guerra. Qui ci sono combattenti disposti a difendere la rivoluzione e la patria. Sappiamo cosa faremo e dove dobbiamo andare, se sarà necessario…”, ha detto Serrano nella sede in una stanza piena di cimeli chavisti, tra cui una statua di Chávez e una figura di Maduro come i supereroi.

Coordinadora Simón Bolívar

La Coordinadora Simón Bolívar opera a Caracas e si autoproclama uno dei primi colectivos fondati. La nascita si fa risalire al 1989, quando si verificò il Caracazo. In questo contesto, diversi giovani del settore 23 Enero di Caracas fondarono l’Assemblea per la Vita per affrontare i molteplici problemi attraverso la partecipazione della comunità. Più tardi, costruirono la Brigata di Solidarietà con il Pueblo” Antonio José de Sucre”. Infine, nel 1993 formò la Coordinadora Cultural Simon Bolivar che nel corso degli anni divenne semplicemente Coordinadora Simon Bolivar.

Colectivos Alexis Vive 

Questo collettivo si è formato dopo il tentato colpo di stato del 2002 e la morte di Alexis González Revette, membro del Comitato di Coordinamento Simón Bolívar. Tra le sue azioni armate più note si annoverano gli attacchi alla sede di Fedecámaras, la più grande associazione imprenditoriale del paese.

Un giornalista del settimanale socialista indiano Janata è andato a intervistarli e ha incontrato nel barrio 23 de Enero a Caracas, uno dei suoi comandanti, Cucaracho, che così si è espresso: ‘…Siamo in una guerra e l’obiettivo principale di questa offensiva sono i movimenti popolari, i colectivos. Questo non è un caso: sanno che i colectivos sono il loro principale ostacolo e il 23 de Enero è la punta dell’iceberg…Considerano i colectivos come simili ai gruppi di insorti in Medio Oriente che hanno resistito all’invasione. Ecco perché ci demonizzano. Ci vedono come una barriera, come un’ultima linea di difesa, ma non conoscono la nostra realtà…Viviamo nella comunità, partecipiamo alla vita comune, frequentiamo assemblee, studiamo e cerchiamo modi per produrre cibo per affrontare la crisi. Ma siamo consapevoli di essere in guerra. Non contro l’opposizione perché l’opposizione non esiste, il nostro nemico vero è l’imperialismo. Attaccano i colectivos perché siamo disposti a difendere il nostro modello. I colectivos sono organizzati con l’obiettivo di approfondire la Rivoluzione Bolivariana attraverso l’organizzazione popolare e la creazione dello stato comunale. Siamo fortemente convinti che questa sia la strada corretta da seguire: un governo del popolo basato sulla democrazia partecipativa. Risolveremo i nostri problemi all’interno della rivoluzione. Siamo chavisti e non tradiremo Chávez. Ora ci sono persone che affermano di essere chavisti, ma che stanno uccidendo il chavismo. Ci sono persone che si sono infiltrate nelle istituzioni statali e che lavorano contro di noi. Il popolo chiede che la rivoluzione si sviluppi. Vogliono che i burocrati vengano cacciati una volta per tutte; che la terra sia data ai contadini e alle fabbriche per essere presa in carico dagli operai. Vogliamo una radicalizzazione della rivoluzione. Vogliamo tutto il potere al popolo: questo è ciò che cerchiamo. Ma ora il nostro problema è con i gringos. Una volta risolto questo problema, affronteremo i nostri problemi interni”, ha dichiarato Cucaracho.

Alexis Vive è stato determinante nella creazione del comunas di Panal 2021. Le “comunas sono unità territoriali locali vitali per il modello di autogoverno popolare promosso dal governo venezuelano, esse sono rivolte alla gestione diretta delle risorse e al ‘socialismo territoriale’. Sostenute dal Ministero del Potere Popolare per le Comunas e i Movimenti Sociali, queste strutture operano in varie zone delle città, come pilastri di trasformazione sociale. Furono promosse da Chávez, le comunas sono poi diventate la principale forma di organizzazione della comunità democratica in tutto il paese.

L’idea delle comunas è quella di portare forme di potere popolare verso il basso. disperdere il potere”, spiega Cucaracho, “…in modo che il popolo sia quello che prende le decisioni. Il nostro ruolo è quello di formare quadri e insegnare alle persone la visione strategica della comunas. Ma siamo proprio come tutti gli altri della comunità: ci uniamo alle stesse code di tutti gli altri, aiutiamo gli anziani, siamo parte della comunità”.

Grande Polo Patriottico

Il Grande Polo Patriottico fu creato nel 2011 e composto da 28 Consigli Patriottici Settoriali, conta oltre 11.000 collettivi e movimenti sociali per un totale di 36.000 persone militanti.

Mentre il governo e i suoi sostenitori affermano che è un blocco politico e di militanza civile e sociale, l’opposizione accusa che, in realtà, sia un paravento di attività paramilitari e copertura dei colectivos ed abbia attività di controllo politico paramilitare e organizzazione di scontro con le forze dell’opposizione.

Fonti: Telesur, Albaciudad, Cubadebate, Granma, ChinaDaily, Noticias24, Al Jazeera, Janata, AVN (AgenciaVenezuelanaNoticias), Prensapcv, Envanguardia, Orinocosubversive, Insightcrime 

A cura di Enrico Vigna, IniziativaMondoMultipolare/CIVG – 26 aprile 2026

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About Enrico Vigna

Enrico Vigna, di origini jugoslave, collaboratore di numerose testate italiane internazionali e siti web, e autore di numerosi libri. E' stato portavoce per l'Italia del nord del Tribunale R. Clark ( l’ex Ministro della Giustizia USA) per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia; delegato del WPC ( World Peace Council, Consiglio Mondiale della Pace); attualmente è portavoce del Forum Belgrado per un Mondo di Eguali per l'Italia, e cofondatore del Centro Iniziative per la Verità e la Giustizia, oltrechè Presidente dell’Associazione di Solidarietà “ SOS Yugoslavia-SOS Kosovo Metohija” e copromotore del Centro Informazione e Solidarietà con il Donbass: SOS Donbass e SOS Ucraina resistente, e di SOS Siria.

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