Nel pieno dell’escalation militare contro l’Iran e dell’aggravarsi dell’instabilità regionale, Cina e Pakistan rilanciano una piattaforma diplomatica comune fondata su cessate il fuoco, sicurezza della navigazione, tutela dei civili e centralità della Carta delle Nazioni Unite.

di Sheng Sheng (Global Times) – 1º aprile 2026
Cina e Pakistan hanno avanzato cinque proposte per ristabilire la pace e la stabilità nella regione del Golfo e in Medio Oriente durante i colloqui svoltisi martedì a Pechino tra il ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistano Mohammad Ishaq Dar.
Secondo Xinhua, le proposte sono: cessare immediatamente le ostilità, avviare colloqui di pace il prima possibile, garantire la sicurezza degli obiettivi non militari, garantire la sicurezza della navigazione e salvaguardare il primato della Carta delle Nazioni Unite.
Durante l’incontro, Wang ha affermato che, dopo aver ospitato a Islamabad una riunione quadrilaterale dei ministri degli Esteri, la parte pakistana si è recata direttamente a Pechino senza alcuna sosta per discutere congiuntamente di come allentare le tensioni in Medio Oriente, cosa che la Cina accoglie con favore.
«Gli sforzi del Pakistan nel muoversi tra le diverse parti per promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno nel salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali, così come l’approfondimento del coordinamento strategico, incarnano l’essenza della comunità Cina-Pakistan dal futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nel ridurre le tensioni e nel ripristinare i colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti», ha dichiarato Wang.
Poche ore prima delle proposte, la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning aveva dichiarato martedì pomeriggio che «i due ministri degli Esteri rafforzeranno la comunicazione e il coordinamento strategici sulla situazione in Iran e su altre questioni internazionali e regionali di comune interesse, invocheranno congiuntamente la pace e una posizione giusta, e compiranno nuovi sforzi per contribuire a porre fine al conflitto e a riportare pace e stabilità nella regione».
Appelli per un cessate il fuoco
Cina e Pakistan chiedono un cessate il fuoco immediato e la fine dei combattimenti, nonché il massimo impegno per impedire un’ulteriore escalation e la propagazione del conflitto, secondo l’agenzia Xinhua.
Le due parti hanno inoltre osservato che devono essere rispettate la sovranità, l’integrità territoriale, l’indipendenza e la sicurezza dell’Iran e dei Paesi del Golfo. Il dialogo e la diplomazia sono l’unico modo praticabile per risolvere i conflitti.
Inoltre, Cina e Pakistan hanno invitato tutte le parti a cessare immediatamente gli attacchi contro i civili e gli obiettivi non militari, a rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario e a fermare gli attacchi contro infrastrutture chiave come gli impianti energetici, gli impianti di desalinizzazione, i sistemi elettrici e le strutture nucleari a uso pacifico, comprese le centrali nucleari.
Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, Cina e Pakistan invitano tutte le parti a garantire la sicurezza delle navi e degli equipaggi bloccati nello stretto, a predisporre il passaggio sicuro e rapido delle navi civili e commerciali e a ripristinare il prima possibile la normale navigazione nello stretto.
Sostenendo il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite, i due Paesi hanno dichiarato di appoggiare il raggiungimento di accordi basati sugli scopi e sui principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale per istituire un quadro complessivo di pace e conseguire una pace duratura.
Zhu Yongbiao, direttore del Centro di Studi sull’Afghanistan dell’Università di Lanzhou, ha dichiarato al Global Times che le proposte mettono in evidenza la natura speciale delle relazioni sino-pakistane e l’elevato grado di convergenza delle loro posizioni.
«Le proposte riflettono il consenso di principio raggiunto da Cina e Pakistan sulle questioni mediorientali, rafforzando ulteriormente la loro posizione coordinata negli affari internazionali», ha affermato l’esperto.
Esse dimostrano inoltre la responsabilità della Cina nel mantenimento della pace regionale e globale. In particolare, l’appello a garantire il passaggio sicuro delle navi civili attraverso lo Stretto di Hormuz è in linea con gli interessi della stragrande maggioranza dei Paesi ed è concretamente realizzabile, ha osservato Zhu, sottolineando come questo rappresenti un punto centrale di attenzione.
Le cinque proposte forniscono una tabella di marcia per risolvere l’attuale crisi mediorientale, delineando i principi fondamentali di entrambi i Paesi per futuri negoziati di pace e dimostrando il sostegno della Cina agli sforzi di mediazione del Pakistan, ha dichiarato martedì al Global Times Ding Long, professore presso l’Istituto di Studi sul Medio Oriente della Università di Studi Internazionali di Shanghai.
Coordinamento strategico
Il viaggio a Pechino segna la seconda visita ufficiale in Cina compiuta da Dar quest’anno, ha affermato il ministero degli Esteri pakistano.
Il ministero ha dichiarato che, sebbene Dar avesse riportato una lieve frattura alla spalla mentre ospitava il ministro degli Esteri egiziano e i medici gli avessero consigliato riposo, egli ha insistito per procedere come previsto con la visita in Cina. Il ministero ha sottolineato che ciò «costituisce una prova dell’importanza attribuita dal Pakistan alle sue relazioni con la Cina», un punto rilevato anche da diversi media pakistani.
Secondo il quotidiano pakistano The News International, il Pakistan ha tenuto la Cina costantemente informata mentre intensificava gli sforzi per portare le parti in guerra al tavolo negoziale a Islamabad.
Zhu ha affermato che le frequenti recenti visite del ministro degli Esteri pakistano in Cina riflettono sia la necessità pratica di affrontare ricorrenti focolai regionali, comprese le questioni relative a Pakistan, Afghanistan e Iran, sia l’elevato livello di fiducia strategica reciproca tra i due Paesi.
L’esperto ha osservato che regolari scambi ad alto livello consentono a Cina e Pakistan di coordinare efficacemente le proprie posizioni, rispondere congiuntamente a sfide regionali complesse, approfondire la fiducia reciproca e rafforzare il consenso, segnalando un futuro ampio e promettente per le relazioni bilaterali.
I media internazionali si sono concentrati sul tempismo e sul contesto della visita, nel quadro dell’escalation delle tensioni attorno all’Iran. Alcuni mezzi di informazione stranieri hanno collegato il viaggio di Dar a Pechino al peggioramento della situazione in Medio Oriente, suggerendo che il Pakistan potrebbe fungere da «mediatore di pace», da «intermediario», o persino da potenziale sede di colloqui tra Stati Uniti e Iran.
«La visita arriva un giorno dopo che Islamabad ha ospitato i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto e Arabia Saudita per una riunione quadrilaterale nell’ambito dei suoi continui sforzi per spingere Stati Uniti e Iran al tavolo dei negoziati», ha riferito nel suo servizio l’agenzia turca Anadolu.
Il conflitto, ormai in corso da un mese, si è diffuso in tutto il Medio Oriente, causando migliaia di morti, sconvolgendo le forniture energetiche e minacciando di far precipitare l’economia globale in una spirale negativa. In questo contesto, Bloomberg ha osservato che il presidente statunitense Donald Trump ha inviato segnali contraddittori sui prossimi passi degli Stati Uniti nella guerra.
Egli ha sostenuto che gli Stati Uniti stanno già negoziando con l’Iran, sia direttamente sia tramite mediatori, mentre allo stesso tempo ha valutato pubblicamente l’espansione della campagna militare e minacciato attacchi contro siti energetici e infrastrutturali chiave. L’Iran ha ripetutamente negato di essere in trattative con gli Stati Uniti, secondo Bloomberg.
Nel frattempo, gli attacchi militari iraniani sono proseguiti, con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica che avrebbe compiuto attacchi nelle prime ore di martedì nell’ambito dell’88ª ondata dell’Operazione Vera Promessa 4.
Il dipartimento per le relazioni pubbliche del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha annunciato che un rifugio utilizzato dai marines statunitensi lungo la costa degli Emirati Arabi Uniti è stato colpito con precisione e distrutto da droni esplosivi. Il comunicato del Corpo ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è pienamente e saldamente sotto il controllo delle sue forze, ha riferito l’emittente iraniana PressTV.
La continua escalation della situazione in Iran ha creato molteplici incertezze per la sicurezza regionale, con rischi crescenti per la sicurezza energetica, le rotte marittime e le condizioni umanitarie. Ciò non solo mette alla prova la moderazione delle parti coinvolte, ma impone anche maggiori esigenze alla comunità internazionale in termini di mediazione diplomatica, ha dichiarato Ding.
L’esperto ha osservato che la crisi mediorientale è ormai giunta a un bivio tra guerra e pace. Gli sforzi di mediazione del Pakistan sono stati riconosciuti da entrambe le parti del conflitto, fornendo una piattaforma per allentare le tensioni prolungate e offrendo un barlume di speranza per la pace, il che li rende particolarmente preziosi.
Tuttavia, un sollievo fondamentale richiede ancora che tutte le parti cerchino una soluzione politica attraverso il dialogo anziché il confronto militare, ha aggiunto Ding.
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