Leonardo accelera nel nuovo ciclo di riarmo europeo saldando difesa militare e controllo digitale. Tra il progetto Michelangelo e l’operazione Becrypt prende forma una filiera integrata della guerra, nella quale sicurezza, tecnologia e profitto tendono a concentrarsi nelle mani di pochi gruppi industriali.

di Emiliano Gentili, Federico Giusti e Stefano Macera
Nel nuovo ciclo di riarmo europeo, Leonardo prova a giocare una partita più ampia della semplice produzione di armamenti. Il gruppo guidato da Roberto Cingolani si muove contemporaneamente su due piani: quello della difesa integrata del territorio e quello del controllo delle infrastrutture digitali che rendono possibile la guerra contemporanea.
Il progetto Michelangelo – The Security Dome, presentato come una soluzione modulare e multi-dominio per proteggere infrastrutture critiche, aree urbane sensibili e asset di interesse nazionale ed europeo, è il tassello più visibile di questa strategia.
Meno appariscente ma altrettanto rilevante è l’operazione su Becrypt, azienda britannica specializzata in cybersecurity, che rafforza la presenza di Leonardo UK in un segmento ritenuto sempre più decisivo.
Il disegno complessivo è chiaro: non basta più vendere piattaforme militari. Per mantenere una posizione centrale nel comparto della difesa bisogna presidiare l’intera catena, dai sensori agli effettori, dal comando e controllo ai sistemi cyber.
È questo il filo che lega il “Michelangelo Dome” e la scalata nel settore della sicurezza informatica. Nel primo caso, Leonardo punta a costruire una cupola capace di integrare sensori terrestri, navali, aerei e spaziali, sistemi di comando, piattaforme di cyber defence, intelligenza artificiale ed effettori coordinati.
Nel secondo, rafforza una presenza industriale che le consentirebbe di andare oltre il tradizionale core business aerospaziale e navale, entrando con più forza nella dimensione della sicurezza digitale e della consulenza tecnologica per governi e amministrazioni pubbliche.
Michelangelo è stato presentato da Leonardo come una piattaforma in grado di individuare, tracciare e neutralizzare minacce anche in caso di attacchi massivi, dai missili ipersonici agli sciami di droni, fino alle minacce provenienti dalla superficie e dal sotto-superficie marino e alle forze ostili terrestri.
L’azienda insiste sull’idea di una “cupola dinamica di sicurezza”, basata sulla fusione avanzata dei dati e su algoritmi predittivi capaci di anticipare comportamenti ostili e coordinare automaticamente la risposta operativa.
Nel piano industriale 2026-2030, Michelangelo appare come uno dei progetti-bandiera, con una proiezione di mercato che, secondo il testo fornito, potrebbe arrivare a 21 miliardi entro il 2035, a condizione che i governi europei convergano verso una rete comune di protezione.
La portata politica del progetto non sta solo nella tecnologia, ma nel linguaggio che lo accompagna. Il nome stesso, “Michelangelo Dome”, richiama inevitabilmente l’israeliano Iron Dome, evocando uno scenario di guerra permanente e di protezione totale del territorio.
Emerge anche un elemento ulteriore: la previsione di un primo impiego sul campo entro la fine del 2026, indicato in Ucraina, e una narrazione aziendale che interpreta il presente non come la chiusura di un conflitto, ma come l’apertura di una fase nuova, nella quale gli aggressori avranno a disposizione armi sempre più difficili da neutralizzare.
In questa prospettiva, l’investimento nella difesa viene presentato come una necessità storica; ma l’articolo sottolinea anche l’altra faccia della medaglia, cioè l’interesse diretto dell’azienda a un aumento della domanda di sistemi militari e alla progressiva dipendenza delle istituzioni dalle grandi imprese della difesa.
Su questo sfondo si inserisce l’operazione Becrypt. L’acquisizione della società britannica non viene letta come un episodio isolato, ma come parte di una sequenza di operazioni con cui Leonardo mira a rafforzarsi nella cybersecurity europea.
Becrypt, pur non essendo una grande impresa, è descritta come ben posizionata nella fornitura di tecnologie per ambienti governativi e supply chain strategiche, con una crescita dei ricavi di circa il 30% nel 2024 e nel 2025.
Per Leonardo, l’interesse non sarebbe soltanto quello di aumentare il fatturato, ma di estendere il proprio controllo sulla filiera della difesa, occupando uno snodo che oggi è inseparabile da qualsiasi architettura militare avanzata: la resilienza e la sicurezza delle reti informatiche.
Il settore militare europeo resta frammentato, segnato dalla competizione tra aziende nazionali, da produzioni duplicate, da acquisti separati da parte degli Stati membri e da pressioni lobbistiche che tendono ad adattare le normative agli interessi dei singoli campioni industriali.
Dentro questo quadro, la costruzione di una “sicurezza cyber resiliente e sovrana” diventa non solo un obiettivo tecnologico, ma anche un argomento politico per superare la frammentazione e rafforzare un mercato europeo della difesa più integrato.
L’acquisizione di Becrypt rafforza in particolare Leonardo UK, già ben posizionata nei rapporti con il governo britannico e con la NATO, permettendole di sommare certificazioni, laboratori, uffici tecnici e capacità di fornitura in un mercato dove il confine tra difesa, pubblica amministrazione e infrastrutture critiche è sempre più sottile.
C’è poi un livello più tecnico, ma tutt’altro che secondario. La cybersecurity di Leonardo UK viene descritta come basata sul modello Zero trust, che segmenta le reti e richiede autenticazioni fondate sul ruolo dell’utente, limitando la possibilità che una compromissione si estenda all’intero sistema.
In sé, si tratta di una scelta tecnologica ormai centrale in molti ambienti ad alta criticità. Ma il testo lega questo assetto anche a un processo di estensione del mercato: l’integrazione con Becrypt consentirebbe a Leonardo non solo di rafforzarsi in ambito strettamente militare, ma anche di proiettarsi con maggiore forza verso pubbliche amministrazioni e apparati civili europei, in un contesto nel quale la digitalizzazione della sicurezza tende a far convergere sempre di più settore militare, funzioni statali e servizi strategici.
Letti insieme, i due casi raccontano quindi qualcosa di più generale del solo andamento di Leonardo. Raccontano il modo in cui si sta ridefinendo il complesso della difesa in Europa.
Il punto non è soltanto produrre nuovi sistemi d’arma, ma costruire ecosistemi integrati in cui la protezione del territorio, la gestione dei dati, la capacità predittiva degli algoritmi, la sicurezza delle reti e il coordinamento delle piattaforme vengono riuniti sotto pochi grandi operatori industriali.
Michelangelo rappresenta la proiezione esterna e spettacolare di questa ambizione: una cupola capace di avvolgere lo spazio europeo. Becrypt ne rappresenta il lato meno visibile ma essenziale: la capacità di presidiare i nodi cyber senza i quali nessuna architettura di difesa contemporanea può reggere.
Resta, sullo sfondo, la questione politica. Nel testo su Michelangelo si richiama la crescita del bilancio aziendale e l’aumento del dividendo agli azionisti, come prova del fatto che la guerra e il riarmo producono anche un ritorno economico diretto.
Da qui la tesi più critica che attraversa entrambi i materiali: più aumenta la centralità di gruppi come Leonardo nelle politiche industriali, tecnologiche e militari, più cresce il loro potere di orientare scelte pubbliche, investimenti e strategie.
Il problema, allora, non riguarda solo il successo commerciale di un gruppo industriale, ma il tipo di rapporto che si stabilisce tra governi, apparati militari, ricerca e imprese della difesa nel momento in cui la sicurezza viene ridefinita come un sistema totale, insieme fisico, digitale e infrastrutturale.
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