Araghchi: la guerra contro l’Iran è una guerra di Israele, non di Teheran

Nel comunicato del 26 marzo, l’Ambasciata iraniana a Roma riporta le dichiarazioni del ministro Abbas Araghchi sulla guerra imposta all’Iran, sul fallimento dell’ultimatum statunitense, sulla posizione europea e sulla gestione dello Stretto di Hormuz.

Comunicato dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma

Dichiarazioni del Ministro degli Affari Esteri dell’Iran, Dr. Araghchi:

Noi non cerchiamo la guerra. Questa guerra non è la nostra e non siamo stati noi a iniziarla. Un cessate il fuoco rappresenta lo stesso ciclo vizioso che può generare nuovamente questi problemi. Puntiamo alla fine del conflitto, ma alle nostre condizioni e in modo tale che non si ripeta.

Il fatto che ora si parli di negoziati è, di fatto, un’ammissione di sconfitta. Non si parlava forse di decisioni incondizionate? Perché allora adesso si parla di negoziati? Questo significa accettare la sconfitta. Non vi è stato alcun negoziato o dialogo con la parte americana. Da alcuni giorni, la parte statunitense ha iniziato a inviare diversi messaggi attraverso intermediari e Paesi amici. Noi, in risposta, abbiamo ribadito le nostre posizioni di principio e, in alcuni casi, abbiamo lanciato avvertimenti. I nostri fermi moniti riguardo a possibili attacchi alle infrastrutture hanno inoltre portato a un ridimensionamento di quel presunto ultimatum di 48 ore.

Questa guerra ha chiarito molte realtà. Quattro verità sono emerse chiaramente:

  1. Le basi statunitensi rappresentano una minaccia per la sicurezza della regione; se non esistessero, questi Paesi non sarebbero bersagli.
  2. La priorità degli Stati Uniti è il sostegno a Israele.
  3. Il regime sionista persegue obiettivi ambiziosi di espansione del proprio dominio nella regione.
  4. Questa non è né una guerra dell’Iran né una guerra degli Stati Uniti; è una guerra di Israele. È stato Israele a trascinare gli Stati Uniti nel conflitto, e i popoli della regione ne stanno pagando il prezzo.

Gli europei si dichiarano contrari alla prosecuzione della guerra, ma in pratica non hanno voluto condannare l’aggressione. Questo dimostra che l’Europa non è più un attore effettivo sulla scena internazionale. L’Europa si è sempre presentata come portabandiera del diritto internazionale e dei valori occidentali, ma tutto ciò è ora messo in discussione. Invece di condannare l’aggressione, si è cercato di compiacere l’aggressore. A nostro avviso, gli europei stanno iniziando a rendersi conto dell’errore commesso: avrebbero dovuto esprimete parole di condanna sin dall’inizio. Auspichiamo che le voci coraggiose che abbiamo sentito continuino a farsi sentire.

Lo Stretto di Hormuz non è chiuso: è chiuso solo ai nemici, mentre resta aperto agli altri. Ci troviamo in una situazione di guerra, e la regione è un teatro di conflitto; non vi è motivo di consentire il passaggio alle navi dei nemici e dei loro alleati. A causa dell’insicurezza generata dagli aggressori, molte navi evitano il transito. Per alcuni Paesi amici abbiamo garantito un passaggio sicuro. Lo Stretto di Hormuz si trova nelle acque territoriali dell’Iran e dell’Oman, e su di esso esercitiamo la nostra sovranità. In futuro, intendiamo elaborare nuovi meccanismi per garantire un transito sicuro, attualmente allo studio.

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About Giulio Chinappi

Giulio Chinappi è nato a Gaeta il 22 luglio 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si è laureato presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma, nell’indirizzo di Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, e successivamente in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo presso l’Université Libre de Bruxelles. Ha poi conseguito il diploma di insegnante TEFL presso la University of Toronto. Ha svolto numerose attività con diverse ONG in Europa e nel Mondo, occupandosi soprattutto di minori. Ha pubblicato numerosi articoli su diverse testate del web. Dal 2012 si occupa di Vietnam, Paese dove risiede tuttora e sul quale ha pubblicato due libri: Educazione e socializzazione dei bambini in Vietnam (2018) e Storia delle religioni in Vietnam (2019). Ha inoltre partecipato come coautore ai testi Contrasto al Covid-19: la risposta cinese (Anteo Edizioni, 2020), Pandemia nel capitalismo del XXI secolo (PM Edizioni, 2020) e Kim Jong Un – Ideologia, politica ed economia nella Corea Popolare (Anteo Edizioni, 2020).

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