La guerra del regime sionista contro l’Iran sta rivelando profonde fragilità interne: raffiche missilistiche iraniane e di Hezbollah paralizzano la vita quotidiana, mentre la censura oscura vittime e danni. Crescono crisi economica, dissenso politico e pressione sociale.

TEHERAN (Tasnim) – Il fronte interno di Israele si sta sgretolando sotto le incessanti raffiche missilistiche iraniane e di Hezbollah, mentre il regime sionista impone una censura draconiana sulle cifre delle vittime e sui danni alle infrastrutture, mettendo a nudo profonde vulnerabilità della sua macchina bellica e della resilienza sociale.
L’escalation segue i devastanti attacchi di rappresaglia dell’Iran contro l’aggressione statunitense-israeliana sul suolo iraniano, con media libanesi che evidenziano come il ferreo blackout mediatico dell’entità sionista non riesca a celare il panico che attanaglia i territori palestinesi occupati, soprattutto nel nord.
Il regime sionista ha intensificato il blackout mediatico sulla reale portata delle perdite umane e materiali, mentre missili iraniani e di Hezbollah costringono migliaia di coloni a restare nei rifugi antiaerei per ore, paralizzando la vita quotidiana e l’attività economica.
La notte di mercoledì ha segnato uno degli episodi più angoscianti della guerra USA-Israele contro l’Iran, quando una massiccia salva di missili dell’IRGC iraniano e della resistenza libanese ha fatto scattare le sirene d’allarme in decine di insediamenti illegali, intrappolando i coloni nei rifugi per lunghi periodi.
Fonti israeliane ammettono che i coloni nel nord sono rimasti confinati nei rifugi per due o tre ore, con alcune aree di confine che hanno sperimentato scenari di “zero preavviso”, con sirene che suonavano quasi simultaneamente agli impatti dei missili, rendendo impossibile muoversi all’esterno e arrestando ogni attività normale.
Il fronte interno dell’entità sionista affronta ora una nuova fase di logoramento, stretto tra la campagna missilistica sostenuta dell’Iran e la pressione incessante di Hezbollah sugli insediamenti settentrionali, richiamando le evacuazioni forzate dell’ottobre 2023.
Nonostante l’assenza, finora, di evacuazioni di massa, funzionari locali nel nord avvertono che l’attuale ritmo degli attacchi è insostenibile. Nel frattempo, cresce lo scetticismo sulle ripetute affermazioni dell’esercito israeliano di aver compromesso in modo decisivo le capacità di Hezbollah negli ultimi 15 mesi, mentre i missili continuano a colpire in profondità dentro i territori occupati.
Aumentano gli interrogativi sulla capacità dell’esercito sionista di neutralizzare la minaccia missilistica proveniente dal Libano, soprattutto mentre i colpi di precisione di Hezbollah raggiungono obiettivi lontani, anche mentre Israele intensifica i suoi brutali assalti sul Libano meridionale e sui sobborghi meridionali di Beirut.
Crisi economica e occultamento delle vittime
Sul fronte economico, la Banca di Israele ha lanciato l’allarme per l’esplosione dei deficit fiscali, sollecitando il governo a tagliare la spesa non militare mentre la guerra prosciuga i fondi pubblici e soffoca la crescita.
Il ministero delle Finanze prevede un forte calo della produzione economica e un’impennata del debito pubblico, trainati dall’aumento dei costi militari e dalla mobilitazione di decine di migliaia di riservisti. Tuttavia, la reale entità dei danni rimane avvolta nel segreto.
L’Autorità fiscale israeliana riferisce oltre 9.115 richieste di risarcimento per danni a proprietà legati alla guerra: 6.586 per edifici, 1.044 per attrezzature e 1.485 per veicoli, con Tel Aviv che da sola rappresenta 4.609 richieste.
Tuttavia, queste cifre rappresenterebbero solo una parte minima delle perdite reali del regime, mentre le autorità impongono un rigido blackout su rapporti dettagliati relativi a vittime e danni.
Per esempio, mentre il ministero della Sanità israeliano riconosce 2.557 feriti dall’inizio della guerra, centri di ricerca indipendenti stimano un numero di morti molto più alto tra forze sioniste e coloni.
Il peso della guerra è visibile anche nella disgregazione della vita quotidiana: il ministero dell’Istruzione ha chiuso le scuole in tutto il nord e a Tel Aviv, passando altrove alla didattica a distanza nei territori occupati.
Contemporaneamente, i siti web del governo israeliano hanno subito attacchi informatici, mentre le piattaforme social vengono inondate da avvisi di imminenti attacchi missilistici dall’Iran o dal Libano.
Strumentalizzazione politica e dissenso interno
In mezzo all’escalation militare, i critici accusano il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu di sfruttare la guerra per imporre controverse riforme di bilancio, inclusi 38 miliardi di shekel di aumento della spesa per la sicurezza, insieme ad altri miliardi destinati a istituzioni ultraortodosse, progetti di coalizione e all’espansione degli insediamenti illegali.
Figure dell’opposizione sostengono che Netanyahu stia usando la guerra per consolidare la sua fragile coalizione e far avanzare agende politiche bloccate, soprattutto mentre incombono i suoi processi per corruzione.
Debolezza strategica: il fronte interno
Il regime sionista sarebbe pienamente consapevole che il suo fronte interno è il suo tallone d’Achille.
Iran e Hezbollah avrebbero dimostrato la capacità di colpire in profondità dentro la Palestina occupata, prendendo di mira infrastrutture critiche e siti strategici, mentre indeboliscono il morale dei coloni e mandano in frantumi l’illusione della normalità.
Nonostante le dichiarazioni di Netanyahu sulla resilienza sociale, la realtà sarebbe netta: il dissenso pubblico cresce e la presa del regime sull’informazione si indebolisce nell’era dei social media.
Il lamento costante delle sirene, la corsa ai rifugi e le ricadute economiche stanno erodendo la fiducia pubblica, con coloni non abituati a vedere la propria “patria” trasformata in zona di guerra che chiedono la fine del conflitto.
Disgregazione economica e sociale
Una guerra prolungata rischia conseguenze catastrofiche per l’economia israeliana, fortemente dipendente da tecnologia, turismo e investimenti stranieri, settori già scossi dalla crisi di sicurezza. La capacità della società di sopportare un conflitto prolungato determinerà in ultima analisi il destino del regime, mentre il fronte interno diventa il campo di battaglia decisivo.
Reazione pubblica e costo della guerra
Fin dai primi giorni della guerra, i coloni sionisti sarebbero scesi in strada chiedendo la fine delle ostilità, mentre i missili iraniani mettono a nudo la loro vulnerabilità. Le immagini dei coloni confinati nei rifugi, con la vita sconvolta, sottolineano l’alto prezzo di una guerra che molti credevano sarebbe stata combattuta soltanto alle porte degli altri.
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