Crociati del terzo millennio

Dietro la retorica della democrazia e della civiltà, una parte dell’élite statunitense e sionista riscopre linguaggi, simboli e immaginari da crociata, trasformando la guerra contro l’Iran in una missione sacralizzata, apocalittica e profondamente reazionaria.

C’è in giro un sobrio personaggio che ama presentarsi senza camicia (come “un qualsiasi descamisado peronista”). Non è un pacifico “vacanziere al Lido”, ma Pete Hegseth, Ministro della Guerra di Donald Trump.

Ama essere descamisado per poter esibire i suoi due tatuaggi.
Quello sul bicipite dice “Deus Vult” (“Dio lo vuole”). Quello sul petto è la “Croce di Gerusalemme”, un simbolo crociato adottato da numerosi movimenti neofascisti e neonazisti.

Hegseth afferma d’ispirarsi al predicatore Douglas Wilson, fondatore della “Comunione delle Chiese Evangeliche Riformate” nell’Idaho che, nel 2025, ha postato su X un video nel quale afferma che le donne non devono combattere, come da precetto biblico.
“Più sobriamente”, Hegseth difende la necessità di un modello di famiglia strettamente patriarcale e, probabilmente per riaffermare che lui è un vero celodurista, propone l’uso della pena capitale contro gli omosessuali.

È in abbondante e importante compagnia:

  • Mike Johson, portavoce della Camera dei Rappresentanti, sostiene che i parlamentari dell’opposizione sono “posseduti dal demonio”.
  • Russell Vought, direttore dell’Ufficio del Bilancio, si autodefinisce come “un fanatico persecutore dei dipendenti pubblici”.
  • Il senatore Lindsey Graham sostiene che “questa in corso è una guerra di religione. Determineremo il corso del Medio Oriente per mille anni.”
  • Mellifluamente, il Segretario di Stato Marco Rubio sostiene che “la guerra è necessaria perché l’Iran «è governato da lunatici e fanatici religiosi”.
    -Infine, merita una citazione Michael Huckabee, ex telepredicatore evangelista, poi governatore dell’Arkansas e attuale ambasciatore in Israele.
    Huckabee nega l’occupazione e persino l’esistenza di un popolo palestinese.
    Dopo la sua nomina ha dichiarato che se Israele vuole prendersi l’intero Medio Oriente ne ha pieno diritto perché opererebbe in base a una promessa divina.

Con piena coerenza, gli aggressori si presentano come l’alternativa democratica, civile, moderna e liberatrice ad una teocrazia fanatica, oscurantista e fuori dal tempo, conferendo alla guerra contro l’Iran un “carattere sacro e salvifico”, e cioè “una vera e propria guerra santa”.

Il loro testo di riferimento è l’Antico Testamento, in particolare il “Libro dell’Apocalisse”.
Predice lo scontro finale tra le forze del bene e del male, tra “il popolo eletto” e “le nazioni nemiche”.
Le guerre scatenate da Washington e da Israele sono parte del disegno divino e avvicinano la “fine dei giorni” e il “giudizio universale che premierà i “giusti”.

Per non essere da meno, il telepredicatore israeliano John Hagee afferma: Bisogna portare fino in fondo l’aggressione all’Iran poiché “altrimenti Russia, Turchia, ciò che resta dell’Iran e gruppi islamici marceranno su Israele. Ma Dio schiaccerà gli avversari di Israele”.

Date un’occhiata all’Armageddon.

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About Rodrigo Rivas

Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.

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