L’Europa sconta la rinuncia al gas russo a beneficio del GNL Usa e del Qatar.

Economia di guerra oggi. Parte XXVI
L’impatto economico e sul mercato energetico dell’attacco all’Iran
L’Europa sconta la rinuncia al gas russo a beneficio del GNL Usa e del Qatar
Quella che si sta delineando come la Terza Guerra del Golfo, dopo le precedenti del 1991 e del 2003, causata dall’attacco illegale israelo-statunitense all’Iran del 28 febbraio scorso sta determinando, come facilmente prevedibile, un pesante impatto sul mercato mondiale dell’energia. L’area del Golfo Persico rappresenta, infatti, la più importante subregione per riserve, estrazione ed esportazione di risorse energetiche (tab. 1) a livello globale.
Tabella 1: i principali 10 stati esportatori di petrolio nel 2025[1] [2]e altri produttori del Golfo Persico.
| Top 10 esportatori | Barili al giorno di greggio | Principali acquirenti |
| Arabia Saudita | 6.000.000 | Cina, India, Giappone (Asia Pacifico 70%), Europa (15-20%), Usa (Americhe 5-10%) |
| Russia | 4.500.000 | Cina e India insieme 80% |
| Stati Uniti | 4.100.000 | Messico 11%, Paesi Bassi 9,9%, Cina 8,1%, Canada 8,1%, Corea 6,5%, Giappone 5,6% |
| Canada | 3.600.000 | Usa, Cina, India, Unione Europea |
| Iraq | 3.454.000 | Cina (48%), India (38,4%)[3] |
| Emirati Arabi Uniti | 2.700.000 | Cina, India, Giappone, Corea, Europa |
| Brasile | 1.700.000 | Cina (oltre 50%), Europa, India, Usa, Uruguay, Cile |
| Norvegia | 1.700.000 | Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Belgio, Francia |
| Iran | 1.600.000 | Cina (80-90%) |
| Nigeria | 1.500.000 | India, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Italia |
| Totale paesi Golfo Persico nella Top 10 | 13.700.000 | |
| Altri esportatori | ||
| Kuwait | 1.330.000 | 0ltre il 90% dell’export verso l’Asia Giappone: 143.000 barili/giorno nel 2025 |
| Oman | 1.000.000 | Cina (30%), Corea del Sud (11%), Emirati Arabi Uniti (10,7%) e Giappone (10,5%). |
| Qatar | 600.000 | Diff. produzione-consumo: 1.576.136 m/b |
| Totale Golfo Persico primi 7 esportatori | 16.630.000 |
Nel suo complesso il Medio Oriente, sia tramite nave che via oleodotto, esporta circa il 40% del petrolio mondiale[4], infatti oltre ai 4 paesi nella Top 10, risultano significativi esportatori anche il Kuwait, Oman e Qatar (tab. 1).
Le conseguenze del blocco dello stretto di Hormuz
L’esplosione della guerra aperta, ha quasi bloccato l’esportazione del petrolio, di condensati, prodotti raffinati e di Gnl dai paesi del Golfo a seguito, da un lato, del danneggiamento che ha reso inoperativi numerosi impianti di stoccaggio e raffinazione del greggio e di liquefazione del gas e, dall’altra, della quasi chiusura dello stretto Hormuz a causa della prevedibile reazione iraniana all’aggressione.
Lo stretto di Hormuz rappresenta una vitale arteria del commercio mondiale di commodity energetiche visto che nel 2024 vi è transitato quasi il 27% del flusso via nave di petrolio e condensati, corrispondente a circa il 20% del consumo mondiale, e il 20% di Gnl (tabella 2 e carta 1), quest’ultimo esportato in maggioranza dal Qatar e, in seconda misura, dagli Emirati Arabi Uniti. Il flusso in transito dallo stretto nella prima metà del 2025 è ammontato, fra petrolio e condensati, a 20,9 milioni di barili al giorno[5], in leggero aumento rispetto ai 20,3 milioni del 2024.
Tabella 2: flusso giornaliero di petrolio e condensati, in milioni di barili, e Gnl, in milioni di m3 attraverso lo stretto di Hormuz nel 2024[6]
| Flusso totale Petrolio e condensati Hormuz | Petrolio e condensati | Prodotti raffinati | Commercio marittimo mondiale | Consumo mondiale di petrolio e altri liquidi | Flusso totale Gnl Hormuz milioni m3 |
| 20,3 | 14,3 | 5,9 | 75,5 | 102,7 | 291 |
| % flusso Hormuz | 26,89% | 19,77% | 20% circa |
Carta 1: percentuale del commercio mondiale di greggio e Gnl tramite Hormuz, anno 2024

L’attacco di sabato 28 è avvenuto a borse a chiuse con il Brent fissato il giorno precedente a 73 dollari/barile e il gas a 32 euro a megawatt/ora sul mercato TTF di Amsterdam. Dopo una settimana, alla chiusura di venerdì 6 marzo il Brent si era impennato a quasi 93 dollari (grafico 1) e il gas sopra ai 53 euro/MWh (grafico 2), con un aumento settimanale rispettivamente del 27,77% e del 65,62%. Lunedì 9 il trend rialzista non mostra soluzione di continuità col Brent chiude a 99 dollari al barile (+6,8% giornaliero) e il gas sul T6TF a 56,45 €/MWh (+5,75% giornaliero).
Grafico 1: quotazione del Brent da inizio febbraio a venerdì 6 marzo 2026 in dollari al barile

Grafico 2: quotazione del gas naturale su TTF da inizio febbraio a venerdì 6 marzo 2026

Il mercato energetico mondiale è entrato in una fase di fibrillazione, sia per le incertezze sulla durata della guerra, sia per l’inevitabile attività speculativa, soprattutto sul TTF, degli investitori finanziari, che sta aprendo scenari poco rassicuranti sulle prospettive delle quotazioni a breve.
A tal proposito il ministro dell’energia del Qatar, Saad al-Kaabi, ha dichiarato in una intervista al Financial times che la produzione in Qatar non riprenderà fino alla completa cessazione delle ostilità affermando che la guerra all’Iran ha il potenziale di “far crollare le economie mondiali” se tutti gli esportatori del Golfo dovessero interrompere la produzione nelle prossime settimane, con ripercussioni sul costo del petrolio che potrebbe salire a 150 dollari al barile. Nel caso le ostilità si fermassero, continua al Kaabi, ci vorrebbero “settimane se non mesi” per un ritorno alla normalità per poi concludere che “Ci aspettiamo che tutti quelli (stati, ndr) che non hanno fatto ricorso ‘a causa di forza maggiore’ lo facciano nei prossimi giorni, mentre tutto questo continua. Tutti gli esportatori del Golfo dovranno farlo”[7]. Ciò alla luce del fatto che l’attacco con i droni iraniani che nei giorni scorsi ha colpito l’impianto di Gnl più grande al mondo, quello di Ras Laffan, ha già costretto il Qatar a dichiarare la “forza maggiore” sulle forniture, vale a dire l’impossibilità di rispettare gli impegni contrattuali.
Nello stretto il traffico navale complessivo si è quasi completamente interrotto a causa del conflitto, secondo il Joint Marine Information Center, con circa mille le navi bloccate, metà delle quali cariche di gas e petrolio, nelle acque del Golfo, per un valore stimato di 25 miliardi di dollari. Sarebbero solo 9, fra petroliere, cargo e portacontainer, avrebbero attraversato lo stretto, quando a condizioni normali vi transitano 138 navi al giorno[8]. Secondo il Financial Time almeno cinque navi della compagnia greca Dynacom avrebbero attraversato lo stretto dall’inizio del conflitto con il transporder spento. Inoltre, le nove navi bombardate nella prima settimana nei pressi dello Stretto hanno costretto il colosso danese del traffico marittimo e della logistica portuale Maersk a sospendere le spedizioni verso il Golfo.
Tuttavia, è l’intero settore dei trasporti che sta subendo pressioni straordinarie a causa di una serie di fattori interagenti, quali l’aumento dei premi assicurativi, costi aggiuntivi per i cambi di rotta, aumento del prezzo del carburante, che hanno già determinato un aumento dei noli marittimi e a cascata delle merci trasportate.
Secondo la Confindustria Toscana nord: l’effetto più immediato è stata l’impennata dei costi assicurativi, decuplicati per le navi mercantili che transitano dal Golfo Persico: evidenti le conseguenze sui noli e a cascata sui prezzi delle merci, dalle materie prime ai prodotti finiti”[9]. Precisando che la spedizione di un container sarebbe già salito da 1.000 a 10.000 euro.
L’aumento maggiore, addirittura dell’80% da 830 dollari a tonnellata 1.500, l’ha tuttavia subito il cherosene da aviazione (jet fuel)[10] nell’Europa nord-occidentale, a causa della dipendenza di approvvigionamento dai paesi del Golfo nella misura del 50%[11].
Il clima di totale emergenza ha costretto Washington a misure straordinarie per cercare di calmierare l’impennata delle quotazioni del petrolio tant’è che il Dipartimento del Tesoro ha concesso una deroga temporanea di 30 giornialle raffinerie indiane per consentire l’acquisto di petrolio russo bloccato in mare. Tuttavia, la Russia che forniva precedentemente all’India petrolio con uno sconto di 13 dollarial barile, rispetto alla quotazione di borsa, da ora ne chiede 4-5 dollari in più. Inoltre, secondo Bloomberg, gli Stati Uniti hanno revocato a tempo indeterminato le sanzioni alla filiale tedesca di Rosneft, la principale società petrolifera russa che ha compartecipazioni in tre raffinerie in Germania[12].
Conclusioni
La quasi chiusura di Hormuz innescata dalla guerra, oltre all’aumento dei costi di petrolio e gas, sta spingendo i paesi dipendenti dall’area del Golfo (carta 2) a cercare di compensare l’approvvigionamento ricorrendo ad altri fornitori. Per le compagnie petrolifere non strettamente legate al petrolio del Golfo si aprono quindi nuovi spazi di mercato e interessanti prospettive di profitti, come testimoniano la crescita delle loro quotazioni (Eni +17,7% nell’ultimo mese)[13], nonostante gli indici delle principali borse europee abbiano tutte subito pesanti flessioni. Lunedì 9 marzo la borsa di Francoforte è scivolata brevemente ai minimi degli ultimi 10 mesi, mentre Milano e Madrid sono scese ai minimi da tre mesi e Parigi ha toccato il livello più basso da cinque mesi[14].
Carta 2: i paesi dipendenti dall’area del golfo Persico per gli approvvigionamenti energetici

Se la crisi persiste, le misure tampone come il ventilato utilizzo da parte dei paesi del G7 delle riserve strategiche si riveleranno solamente un palliativo, mentre incombe la prospettiva della necessità di aumentare l’import di gas e petrolio a beneficio principalmente di Stati Uniti, per quanto riguarda l’Europa, e della Russia per ciò che concerne India e, soprattutto, Cina.
Gli Stati Uniti secondo alcuni analisti potrebbero godere di altri benefici, oltre all’aumento dell’export di GNL verso l’Europa costretta a fare a meno di quello del Qatar (grafico 3), come l’ampliamento del già esistente vantaggio competitivo a seguito dell’ulteriore incremento del differenziale del costo del gas fra il mercato nord americano (Henry Hub a 3-4 USD/MMBtu corrispondenti a 10-13 euro/MWh) e quello europeo (TTF a 55 euro/MWh) che ha raggiunto le cinque volte circa (grafico 4). Spingendo ulteriormente lo storno degli investimenti diretti esteri, quelli a carattere produttivo, dall’Europa verso gli Stati Uniti, anche attratti da sgravi fiscali e altri fattori.
Le prospettive economiche globali ed europee, in particolare, si presentano a decise tinte fosche con i listini del Vecchio continente in sensibile flessione e con il brusco rialzo dei prezzi del petrolio e del gas che presagiscono una ripresa dell’inflazione. Vedremo i primi dati per marzo quando usciranno ma i segnali sembrano abbastanza chiari visto che la Banca Centrale Europea già lunedì 9 ha prospettato un rialzo dei tassi, ad oggi al 2%, entro giugno o luglio e i rendimenti dei titoli di stato dei paesi europei hanno raggiunto i livelli più alti da un anno.
Grafico 3: percentuale di importatori di GNL dal Qatar su consumi totali di gas

Grafico 4: quotazione del gas sul mercato TTF e su quello Henry Hub a febbraio-marzo 2026 (elaborazione di Giulio Chinappi)

In un quadro di aumenti del costo dell’energia e dei trasporti, di ripresa dell’inflazione e di un conseguente aumento dei tassi, gli analisti risultano tutti concordi nel prevedere un rallentamento economico a livello globale e dei paesi più colpiti, come quelli europei, che potrebbero anche scendere in recessione.
L’Europa potrebbe subire gli effetti più gravi della crisi energetica causata dalla guerra all’Iran scontando la scellerata graduale rinuncia entro il 2027 al gas russo, con contratti pluriennali a costi contenuti, che ha già determinato crisi industriale in Italia e Germania e recessione di quest’ultima nel biennio 2023-2024 e in generale un sensibile rallentamento economico, anche per la fiammata inflazionistica e il rialzo dei tassi della Bce. Se la crisi energetica si protrae andremo inevitabilmente incontro ad un analogo scenario, senza nemmeno essere usciti da quello precedente, quantomeno per la crisi industriale.
La situazione si delinea particolarmente critica per il nostro paese, per il quale l’economista Carlo Cottarelli, nel caso il petrolio si assesti sui 120 dollari al barile, prevede una possibile recessione[15].
A rendere però il quadro ancora più cupo c’è il fatto che l’Italia parte da una dinamica salariale già negativa: secondo l’Ocse i salari realisono diminuiti del 7,5% dal 2021, mentre l’Ilo, l’Organizzazione Internazionale del lavoro, rileva un calo dell’8,7% rispetto al 2008, il peggior dato dei paesi del G20.
Le scelte energetiche strategiche europee di affidarsi al GNL statunitense e del Qatar si stanno rivelando un ulteriore boomerang che comporterà per l’Ue e per il nostro paese nello specifico una nuova ripresa dell’inflazione, conseguente rialzo dei tassi, stagnazione economica che potrebbe diventare strutturale, mancata uscita dalla crisi industriale ormai triennale e un ulteriore erosione del potere di acquisto dei salari e delle pensioni.
Mentre le quotazioni borsistiche delle aziende delle armi e di quelle petrolifere viaggiano col vento in poppa e gli Stati Uniti realizzeranno cospicui profitti aumentando le forniture di GNL all’Unione europea, la nuova crisi andrà nuovamente ad incidere sulla classe lavoratrice, sui pensionati e sulle fasce deboli della popolazione del nostro paese.
Andrea Vento
10 marzo 2026
Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati
NOTE
[1] https://www.cnbctv18.com/photos/world/top-10-countries-that-export-the-most-oil-in-2025-19778938-3.htm
[2] https://www.iraqinews.com/iraq/iraqs-oil-exports-surpass-1-2-billion-barrels-in-2025/
[3] https://www.thesignalgroup.com/newsroom/special-focus-of-the-week-iraq-crude-exports-dirty-oil-flows
[4] https://supplychaindigital.com/news/which-country-largest-exporter-oil
[5] https://www.visualcapitalist.com/charted-oil-trade-through-the-strait-of-hormuz-by-country/
[6] https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php
[7] https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/teleborsa/finanza/ministro-energia-qatar-rischio-di-petrolio-a-150-dollari-con-guerra-fa-crollare-economie-mondiali-75_2026-03-06_TLB.html?lang=it
[8] https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio/iran-solo-9-navi-sullo-stretto-di-hormuz-da-lunedi–fonti-afp-nRC_06032026_1859_569379070.html
[9] https://www.t24economia.it/art/allarme-delle-aziende-con-la-guerra-le-assicurazioni-marittime-sono-decuplicate
[10] https://www.milanofinanza.it/news/aerei-compagnie-alle-prese-con-il-rincaro-del-carburante-e-ora-si-teme-l-aumento-dei-prezzi-dei-voli
[11] https://www.bbc.com/news/articles/c14m57k8vgeo
[13] https://www.borsaitaliana.it/borsa/azioni/scheda/IT0003132476-MTAA.html?lang=it
[14] https://it.marketscreener.com/notizie/borse-europee-in-calo-l-impennata-del-petrolio-alimenta-i-timori-sull-inflazione-ce7e5fd9df8bfe27
[15] https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/4diseraweekend/carlo-cottarelli-la-crisi-in-iran-puo-mandare-litalia-in-recessione_F313765001129C03
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