Dal centro-sinistra ai governi tecnici fino alla Meloni: le spese militari e gli investimenti nel settore bellico crescono trasversalmente

Dietro la retorica dell’emergenza, il riarmo italiano emerge come scelta strutturale e bipartisan, avviata ben prima dell’attuale governo. Tra programmi pluriennali, fondi crescenti e tecnologie duali, la priorità militare ha avanzato anche negli anni della crisi sociale ed economica.

Il potenziamento e l’ammodernamento dell’esercito italiano parte ben da prima del Governo Meloni e con particolare impegno bellicista del centro sinistra perfino in anni come quelli pandemici, anni nei quali si parlava pubblicamente di investimenti economici a sostegno dell’economia e delle famiglie colpite dalla erosione del potere di acquisto e dalla perdita di posti di lavoro salvo poi scoprire che l’attenzione maggiore era rivolta al settore militare.

https://www.corteconti.it/Download?id=cbc373f1-4004-45e9-a0d0-e055a0a1290b

https://temi.camera.it/leg19/post/19_pareri_parlamentari_sui_programmi_d_arma_.html

Nel corso del tempo l’aumento esponenziale della spesa è stato via via certificato a conferma che la intelligenza artificiale e il suo utilizzo in ambito militare non sono una novità degli ultimissimi anni, già 3 anni fa, nel Documento programmatico Pluriennale della Difesa, erano documentati gli aumenti di spesa.

E sempre guardando ai documenti ufficiali si evince un impegno dell’Italia su più fronti:

In relazione ai velivoli Eurofighter, si ricorda che il 3 luglio 2024 il Governo ha presentato alle Camere lo Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 1/2024, relativo all’acquisizione di n. 24 velivoli F-2000 e al supporto tecnico-logistico dell’intera flotta” (Atto del Governo n.176). Il provvedimento ha ricevuto parere favorevole dalla Commissione difesa della Camera e dalla Commissione esteri e difesa del Senato.

La discussione in atto conferma che stanno da anni lavorando:

  • all’utilizzo della intelligenza artificiale a fini militari,
  • alla crescita della filiera aerospaziale nazionale settore trainante delle spese belliche nazionali e comunitarie;
  • a dimostrare che il complesso militare sarebbe più conveniente e utile per l’economia degli altri settori anche quando (lo documenta Roberto Romano) risulta con utili e ritorni occupazionali inferiori;
  • a creare un polo produttivo militare con tanto di indotto ad alta tecnologia.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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