Un possibile accordo commerciale parziale tra Mercosur e Cina segnala un cambio di fase in Sud America: sotto la pressione del protezionismo statunitense, i governi della regione rivalutano in modo pragmatico i rapporti con Pechino per tutelare crescita, investimenti e autonomia.

Global Times – 8 febbraio 2026
Un cambiamento silenzioso ma profondo sta ridisegnando la mappa geopolitica del Sud America; come rivela un’esclusiva Reuters, “il Brasile segnala una nuova apertura ai colloqui Mercosur-Cina mentre Pechino cerca legami più profondi”: per la prima volta, alti funzionari brasiliani stanno valutando di promuovere un accordo commerciale “parziale” tra il blocco Mercosur e la Cina.
Si tratta di un cambiamento importante per la più grande economia dell’America Latina. Mentre Washington è impegnata ad alzare i dazi e a rafforzare muri protezionistici, i Paesi dell’emisfero occidentale stanno ricalcolando le proprie strategie di sopravvivenza. Il risultato? Una rivalutazione pragmatica dei legami con Pechino.
Stiamo già vedendo gli effetti a catena della pressione statunitense su vicini come il Messico e Panama, ma il mutamento di clima nell’insieme della regione è molto più significativo. Il grado con cui le nazioni latinoamericane stanno cambiando orientamento è direttamente correlato alla stretta economica che avvertono dal Nord.
Il Mercosur è l’unione doganale composta da Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e dai nuovi arrivati Bolivia e Venezuela (attualmente membro sospeso).
Per decenni, il Brasile ha agito come “guardiano” protezionista del blocco contro l’influenza cinese. Temendo che il proprio settore manifatturiero interno venisse svuotato dalle importazioni asiatiche, Brasília ha costantemente posto il veto a negoziati formali con Pechino. Tuttavia, quello che Reuters descrive come un “nuovo scenario globale” sta imponendo un cambiamento. Si tratta di un eufemismo diplomatico per una realtà netta: l’ascesa del protezionismo USA unita all’innegabile attrattiva delle opportunità offerte dalla Cina. Di fronte ai venti contrari dell’unilateralismo statunitense, il Brasile ha fatto i suoi calcoli. Gli alleati tradizionali non offrono un accesso alternativo ai mercati, ma soltanto barriere tariffarie più alte.
Nel frattempo, però, la Cina non offre solo un mercato, ma porta anche investimenti industriali concreti, da BYD a Great Wall Motor. Quando Washington offre soltanto bastoni senza carote, il Brasile ha poca scelta se non rivolgersi a un Oriente pragmatico. La visita recente del presidente dell’Uruguay in Cina, accompagnato da una grande delegazione imprenditoriale per chiedere colloqui commerciali più rapidi, è una testimonianza chiara di questa impazienza regionale.
Storicamente, un accordo Mercosur-Cina è stato considerato una “missione impossibile” a causa delle regole della Tariffa Esterna Comune del blocco, che vietano ai membri di negoziare accordi commerciali individuali. Anche la politica rappresentava un ostacolo formidabile. Il Paraguay, membro del Mercosur, mantiene “relazioni diplomatiche” con la regione cinese di Taiwan, creando uno stallo giuridico per qualsiasi Accordo di Libero Scambio complessivo con Pechino in base al principio di una sola Cina.
Inoltre, il pendolo politico dell’Argentina, oscillante dal peronismo protezionista alla linea filo-statunitense di Javier Milei, ha reso difficile una strategia unitaria.
Ecco perché il proposto “accordo parziale” è un colpo magistrale di pragmatismo politico. Funziona come un aggiramento strategico di questi ostacoli.
A differenza di un accordo di libero scambio completo che punta all’azzeramento dei dazi, un accordo parziale evita la questione sensibile della riduzione tariffaria che spaventa i produttori brasiliani. Consente anche di aggirare il dilemma diplomatico del Paraguay. Si concentrerebbe invece su barriere non tariffarie, come l’armonizzazione delle norme sanitarie, la semplificazione delle procedure doganali e la definizione di quote d’importazione.
Spostando l’attenzione dai dazi alla cooperazione regolatoria, il Brasile non sta solo aprendo la strada a soia e minerali ferrosi. Sta preparando il terreno per un’integrazione più profonda del capitale cinese.
Il rapporto Cina-Brasile si è già evoluto dal semplice commercio alla manifattura. Con i produttori cinesi di veicoli elettrici che rilevano stabilimenti Ford chiusi a Bahia, le due economie si stanno muovendo verso una simbiosi delle catene di approvvigionamento. Questo accordo parziale potrebbe fornire il quadro istituzionale necessario per mettere in sicurezza tali investimenti.
Da una prospettiva macro, questa è un’istantanea della crescente autonomia del Sud Globale. Se questi colloqui andranno avanti, segneranno l’apertura di un nuovo percorso, in cui il pragmatismo supera l’ideologia.
Questo è un promemoria netto per i decisori politici di Washington: tentare di bloccare la gravità economica con tattiche di pressione spesso accelera la ricerca di nuovi partner. I venti che cambiano in Sud America non sono semplicemente una reazione passiva a un’egemonia in declino, ma rappresentano una risposta attiva e potente di nazioni determinate a definire il proprio destino economico.
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