2026: l’anno della crisi occupazionale negli Usa?

Tra ristrutturazione produttiva, automazione e intelligenza artificiale, gli Stati Uniti entrano nel 2026 con l’ombra di nuovi licenziamenti di massa. Ma al “massacro” occupazionale risponde anche una ripresa di scioperi e organizzazione sindacale, segnale di conflitto crescente nei prossimi mesi.

L’anno appena concluso ha registrato innumerevoli licenziamenti negli Usa, sono andati perduti oltre 1 milione di posti di lavoro dentro un processo di ristrutturazione della produzione, è stata accelerata l’automazione e con essa il ricorso alla intelligenza artificiale.

Stando ad alcune analisi statistiche sul finire del Novembre 2025 erano previsti per i mesi successivi un milione di licenziamenti, è più o meno questo il numero dei posti perduti nel 2025 e altrettanti dovrebbero essere per il 2026 senza menzionare i mancati rinnovi contrattuali e gli esuberi non dichiarati o temporanei 

La distruzione dei posti di lavoro si estende anche a settori dell’economia fino a un paio di anni fa in salute, particolarmente colpiti logistica e trasporti, tutte le grandi multinazionali tecnologiche stanno da tempo licenziando a seguito dei processi di automazione e con il ricorso alla IA, numeri elevati che oscillano tra 70 e 100 mila unità solo in alcuni grandi marchi.

L’industria dell’intrattenimento e dei media non se la passa bene, lo stesso vale per il commercio, i settori alimentari fino alla industria dell’automobile. 

Un autentico massacro sociale che anticipa scenari destinati a ripresentarsi anche nei paesi europei dove la IA sta arrivando solo ora.

Ma l’arrivo dei licenziamenti di massa negli Usa ha comportato anche la rinascita della lotta di classe con lunghi scioperi, manifestazioni di massa, vertenze diffuse, organizzazioni sindacali in settori dove il sindacato non era mai arrivato, siamo solo all’inizio se pensiamo che stanno per scadere decine di contratti importanti e arriveranno ulteriori licenziamenti di massa.

E quella lotta di classe di Oltreoceano va seguita con cura e attenzione perché manifesta con forza la prima reazione ai processi di ristrutturazione capitalistica, alla devastazione sociale che da qui a pochi anni cambierà radicalmente i luoghi della produzione.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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