Le sette domande di Bernie Sanders al Senato degli Stati Uniti, 9 dicembre 2025.

I) INTRO
Cerco di rendere leggibile, evitando falsificazioni e addobbi, l’intervento dell’ultraottantenne senatore del Vermont, eterno sconfitto alle primarie del suo partito e sempiterno predicatore nel deserto.
Va da sé: finora, quest’autopsia del domani non ha trovato risposte.
È “normale”. Per non parlare male degli altri, mi basta ricordare i “colleghi” italiani di Sanders per accorgermi che sarebbe illogico chiedere pere a un olmo o luci a un “adobe”, un mattone di fango e paglia.
Tuttavia, per non limitarmi all’immagine dell’ematologo invitato a parlare di sangue davanti ad un raduno di vampiri o del musicista che, ignaro della lingua dei segni, interviene ad un seminario di sordi senza apparecchi acustici – ricordo che nemmeno altre domande di Sanders hanno avuto risposte, neppure quelle che versavano su cose ben più “banali e visibili”, i salari minimi, la smisurata bramosia di arricchimento di Wall Street o la stupidità dei bombardamenti per esportare la democrazia.
Suggerisco, anche in questo caso, di mantenere un basso profilo e ricordare il locale senatore (o senatrice) XY, illuminante quanto una lampadina fulminata.
II) LE 7 DOMANDE DI SANDERS
Possono riassumersi in 2 interrogativi fondamentali:
1) Chi ha votato per la fine del mondo che conosciamo?
2) Chi ha le chiavi del futuro e cosa ciò comporta per gli otto miliardi di esseri umani?
Nell’era digitale, caratterizzata da algoritmi e robot coi quali s’intende ridefinire l’economia e la stessa essenza dell’umanità, queste domande mettono al centro la necessità dell’azione democratica.
Naturalmente, Gaber dixit, “la libertà non è stare sopra un albero e neanche avere un’opinione”.
Prima domanda:
“Chi controlla la Intelligenza Artificiale (AI)?”.
“Perché permettiamo che un piccolo gruppo di uomini – Elon Musk, Jeff Bezos, Bill Gates, Larry Ellison e pochi altri – disegnino la prossima tappa dell’evoluzione umana senza bisogno di consultare chicchessia, devo dedurre che si ritiene corretto che questa élite plasmi il futuro dell’umanità senza rendere conto a nessuno, anzi, facendo gala del suo disprezzo verso ogni regola ed ogni regolatore?”.
Seconda domanda:
“Cosa succederà col lavoro?”
In base ai dati che Sanders presenta, solo negli USA la combinazione AI e robotica potrebbe sostituire con le macchine circa cento milioni di lavoratori nei prossimi anni: “Il 40% delle infermiere, il 47% degli autisti di camion, il 64% dei ragionieri, il 65% degli educatori, l’89% dei lavoratori dei fast food”.
“Cosa faremo gli umani quando le macchine siano più efficienti?”
Conclude: “Se l’aumento della produttività determinato dall’AI serve solo all’incremento del potere delle corporazioni tecnologiche mentre milioni di persone perdono la loro base di sopravvivenza economica, non si tratta di progresso dell’umanità, bensì di un saccheggio tecnologico”.
Terza domanda:
“Cosa succederà con la democrazia?”.
“Larry Ellison, il fondatore di Oracle, ha parlato senza ritegno di un sistema di vigilanza massiva nel quale ogni nostro movimento, parola e transazione saranno registrati e analizzati da un’AI in tempo reale…
Il suo sistema ci fa immaginare il nostro futuro come il panottico del filosofo Jeremy Bentham, ma portato all’ennesima potenza digitale…
La privacy diventerebbe un residuo archeologico del XX secolo …
Tutti sentiamo una lieve inquietudine quando, da un annuncio sullo schermo, ci sembra che il telefonino abbia letto i nostri pensieri ma, cosa succederà quando quella capacità di predizione sarà sotto l’assoluto controllo di poche corporazioni?
Come si potrà sostenere una democrazia in queste condizioni?”
Aggiungo: Il panottico o Panopticon, modello di carcere ideale ideato dal filosofo Jeremy Bentham nel Settecento, è caratterizzato da un edificio circolare con celle disposte lungo il perimetro e una torre di guardia centrale, da cui un sorvegliante può osservare tutti i detenuti senza essere visto, creando un effetto di controllo psicologico costante e auto-disciplina negli individui.
È diventato una metafora per la sorveglianza moderna e il potere disciplinare.
Michel Foucault, ad esempio, lo ha reinterpretato come modello di potere discreto e onnipresente, esteso oggi alla società moderna (es. telecamere, tracciamento online).
Quarta domanda:
“Cosa succederà con la nostra umanità?”.
Sanders parla a lungo della solitudine. Cita uno studio della Common Sense Media secondo il quale il 72% degli adolescenti statunitensi già ricorre all’AI per trovare compagnia.
“Cosa resta dei rapporti umani?
Cosa significa per i giovani intavolare amicizia con un’AI isolandosi sempre di più dagli altri umani?”.
Poi, citando il poeta inglese John Donne, “nessun uomo è un’isola”, ricorda la nostra interconnessione: “Cosa succede quando i rapporti fondamentali si stabiliscono con gli algoritmi?
Se sostituiamo l’amico con la chat e il professore con l’algoritmo, cosa significa davvero l’espressione essere umano?”
Quinta domanda:
“Quali costi ambientali avrà tutto questo?”.
Sanders inizia a rispondere demolendo il mito della nuvola: “Si adopera una metafora eterea ed innocente per parlare di elettricità, d’acqua e d’infrastrutture fisiche.
Un centro dati d’AI relativamente piccolo consuma più elettricità di 80 mila famiglie, uno grande – como quello che OpenIA e Oracle costruiscono ora nel Texas, costa 165 miliardi di dollari, consumerà tanta elettricità quanto 750 mila abitazioni …
L’AI non vive nell’aria, bensì sulla terra e il futuro tecnologico non è gratuito. Implica geografia, conflitto ed estrazione di risorse”.
Sesta domanda:
“Come cambierà la guerra?”
Questa domanda pone sul tavolo uno dei tanti temi su cui preferiamo non pensare.
“Di solito, i leader politici sono cauti riguardo la guerra perché temono la reazione pubblica davanti alle perdite umane ma, cosa succederà se milioni di robot soldati prenderanno il posto dei soldati umani?
La sua paura (al netto di Trump, di Netanyahu o di Putin) è: “Se l’utilizzo di armi non comporterà perdite umane propriamente tali (preciserei: dell’aggressore), scomparirà la barriera morale per invadere un paese?
“Sarà più facile per i governi iniziare guerre se non devono preoccuparsi delle perdite umane (dell’aggressore?)”
Conclude: “In un mondo così piagato da conflitti attivi, l’AI può effettivamente alterare ciò che oggi intendiamo come geopolitica”.
Settima domanda:
“Possiamo perdere il controllo?”.
Sanders inizia la sua risposta citando Geoffrey Hinton, universalmente botola come “il padrino dell’AI”.
“Hinton abbandonò Google per avvisare che queste macchine potrebbero superarci in intelligenza e controllo molto prima di quanto pensiamo”.
Ne deriva una domanda consequenziale: “Perderemo gli umani la capacità di controllare il pianeta?”
Per la precisione puntualizzo ulteriormente: nell’aprile 2023, abbandonando Google, Hinton dichiarò:
“La maggior parte dei principali ricercatori di intelligenza artificiale ritiene che molto probabilmente creeremo esseri molto più intelligenti di noi entro i prossimi 20 anni.
La mia più grande preoccupazione è che questi esseri digitali superintelligenti semplicemente ci sostituiranno.
Non avranno bisogno di noi.
E poiché sono digitali, saranno anche immortali: voglio dire che sarà possibile far risorgere una certa intelligenza artificiale con tutte le sue credenze e ricordi.
Al momento siamo ancora in grado di controllare quello che accade ma se ci sarà mai una competizione evolutiva tra intelligenze artificiali, penso che la specie umana sarà solo un ricordo del passato”.
Sanders conclude citando la scena del film “2001: Odissea nello spazio”, laddove il superintelligente computer HAL si ribella contro i suoi creatori, “uno scenario ritenuto plausibile da non pochi tra i principali esperti in AI”.
III) LE MIE CONCLUSIONI
Parto dalla più elementare delle domande: Se il futuro sarà così diverso, non dovremmo decidere collettivamente cosa sarà, come lo vogliamo?
Con maggiore o minore competenza, penso, siamo in molti a farci le stesse domande che Sanders ha posto nel cuore stesso del potere.
Certamente uno che ha visto da vicino cadere muri ed innalzarsi imperi, ha sufficiente autorità morale per ribadire una cosa ovvia: la tecnologia e solo uno strumento, non un nemico ma, se non ne prendiamo il controllo, può diventare uno strumento che può finire controllandoci.
Il tema è assai vecchio.
Si ricorderà che in Inghilterra, tra il 1790 e il 1820, e cioè nel corso della Prima Rivoluzione Industriale, sorse il luddismo, dal nome di Ned Ludd, il tessitore leggendario che avendo distrutto un telaio nel 1779, si trasformò in una figura mitica: “il generale Ludd”.
Allora, i lavoratori si proponevano di sabotare e distruggere in modo sistematico telai, macchinari e fabbriche, che consideravano responsabili della perdita dei posti di lavoro, della riduzione dei salari e delle condizioni di lavoro disumane.
Si ricorderà pure che il movimento fu duramente represso dalla legislazione inglese ma dalle sue ceneri nacquero le prime forme di organizzazione operaia, come le Trade Unions, che ottennero riconoscimento legale nel 1824, segnando i primi passi del sindacalismo moderno.
Il ragionamento di Sanders supera ampiamente la logica del luddismo perché la sua domanda conclusiva non si riferisce all’economia, all’AI o alla robotica, bensì al potere, quindi alla politica:
Chi comanda?
Mentre i miliardari giocano ad essere Dio su Marte o nel metaverso, queste domande ci ricordano che siamo sulla Terra e il nostro futuro è troppo importante per regalarlo alle corporazioni tecnologiche.
Infine, trovo curioso che, nel secolo dei deep fakes che sembrano verità, delle vecchie foto che si animano (ad esempio mi sono rivisto, bambino, a chiacchierare con mio padre), della moltiplicazione di voci, rappresentazioni e sintesi false…, la nostra speranza risieda nell’insistenza di un ultraottantenne dai capelli arruffati e dalla voce rauca che non accetta che la sua umanità venga considerata solo un dato.
Eppure, constato che va così.
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