Uscire dall’Euro e dalla Nato per offrire una prospettiva di cambiamento sistemico

Intervento al seminario sull’economia di guerra del 30 dicembre 2025 al circolo Arci di San Giuliano Terme.

di Antonio Piro

È ormai evidente il fallimento dei cosiddetti volenterosi di mettere le mani sui patrimoni russi e quindi, la seconda opzione è quella di accaparrarsi i risparmi europei.

Hanno fatto male i loro calcoli pensando che la Russia fosse come la Libia di Gheddafi, isolata e debole. In Russia operano molte imprese Europee, 350 le sole imprese Italiane. Comunque, Russi e Americani hanno almeno un interesse in comune o convergente ossia che l’Europa rimanga divisa, non diventi un blocco imperialista indipendente e super armato. E una questione non deve essere elusa anche nei paesi europei: i settori nevralgici debbono restare in mano pubblica e non essere ceduti al privato, pena la debolezza dello stato, dell’indirizzo e del controllo dell’economia stessa.

Ma anche i popoli Europei dovrebbero opporsi alla trasformazione della UE in un blocco imperialista unito e super armato, perché una U.E con questi rapporti di produzione e di proprietà, con questa base economica sarebbe comunque un blocco reazionario.

Cosa diversa se i popoli si mobilitassero per costruire l’’Europa federale degli stati socialisti. Solo questa può essere per i proletari la vera alternativa di liberazione dalla guerra e liberi dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, liberi dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Ai proletari converrebbe imboccare con decisione questa strada, rompendo con le politiche attuali tanto prodotte dal governo Meloni quanto dall’opposizione di centro sinistra, magari di quel campo largo disposto a stanziare 800 miliardi di euro per sostenere una economia di guerra facendo ingrassare i profitti dei monopoli che producono armi.

La sola Italia dovrebbe tirare fuori, per il Riarmo, oltre 100 miliardi, i soldi del riarmo arriveranno non dalle tassazioni sui profitti e sui grandi patrimoni, ma con la solita scure che si abbatterà su sanità, istruzione, salari e diritti.

È utile ricordare che la stessa borghesia italiana per meri interessi non è riuscita a condannare il comportamento nazista dello stato israeliano sul genocidio nei confronti del popolo palestinese.

Anche in Medio Oriente questi interessi si chiamano ricchezze minerarie, petrolio, metano e vie di trasporto, dunque il controllo geopolitico del Medio Oriente, per il cosiddetto occidente democratico, vale molto di più di tutti i Palestinesi morti. Infatti, dopo non aver mosso un dito contro il genocidio dei Palestinesi, sono già in competizione per accaparrarsi la quota più consistente nella ricostruzione di Gaza.

Anche le continue minacce di Tramp al Venezuela hanno come obiettivo non il vero narcotraffico, ma il petrolio e le risorse del popolo venezuelano.

Per cui, fare i pacifisti va bene, ma non evidenziare il carattere imperialista di queste guerre non serve a individuare la corretta strada di lotta per la liberazione e autodeterminazione dei popoli.

Per quanto mi riguarda, uscire da questa unione europea, lottando per una Europa federale e socialista, fuori dall’euro e dalla Nato dovrebbe essere la traiettoria dei comunisti.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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