Come si inizia l’anno? Leggendo la legge di Bilancio e contrastandola

Intervento introduttivo di Federico Giusti al seminario sull’economia di guerra. Evento svoltosi lo scorso 30 dicembre presso il Circolo ARCI di San Giuliano Terme.

Quando si costruisce una manovra di Bilancio in teoria dovremmo perseguire due obiettivi: stabilire le priorità di un paese, garantire le adeguate coperture economiche, adottare politiche e interventi necessari al fine di realizzare un programma di Governo.

La domanda che sorge spontanea è quale sia il programma della destra se non quello di affossare il welfare, ritardare l’uscita dal mondo del lavoro, favorire previdenza integrativa, sanità e istruzione privata, rinviare sine die gli interventi di bonifica dei siti inquinati prevenendo il dissesto idrogeologico. E ci chiediamo se certi obiettivi politici meritino la assoluta devozione di parlamentari che dovrebbero prima offrire risposte a quanti chiedono una sanità pubblica funzionante, una scuola in grado di educare e formare i giovani ma al contempo di creare delle menti libere da condizionamenti ideologici.

Gli obiettivi del Governo sono l’aumento delle spese militari, la riduzione delle tasse alle imprese e ai lavoratori salvando datori pubblici e privati dall’onere di adeguare i salari al costo della vita. Tutti escamotages utili per guadagnare i consensi delle imprese ma non a risolvere la crisi economica sapientemente occultata ma pur sempre dimostrabile dalla bassa crescita, dai consumi ridotti, dai salari stagnanti, dall’aumento dei poveri relativi ed assoluti, dall’elevato numero degli sfratti.

Non daremo dei dati a supportare la nostra analisi cercando invece di sviluppare alcuni e semplici ragionamenti partendo da due presupposti: anche nelle vacanze di Natale non possiamo rinunciare ad iniziative di confronto, discussione sulla Legge di Bilancio, sull’imminente riarmo, sulla riconversione dell’economia a fini di guerra, sull’aumento dell’età pensionabile e misure retroattive che penalizzeranno i futuri pensionati come oggi danneggiano la forza lavoro. La legge di Bilancio impedisce anche la pensione anticipata pur in presenza di forti decurtazioni del futuro assegno, quale dimostrazione migliore per spiegare che la destra si sta muovendo in perfetta continuità con gli esecutivi tecnici

Hanno vinto le elezioni asserendo di cancellare la Fornero e invece la stanno rafforzando, hanno promesso la cancellazione delle accise che invece sono rimaste al loro posto, hanno promesso aumenti di salari e pensioni ma al loro posto sono arrivati ritocchi del sistema fiscale che penalizzano la classe media e quella bassa avvantaggiando chi percepisce salari e pensioni sopra 50 mila euro annui.

Questa è la realtà con la quale fare i conti, mentre si dice all’operaio, all’impiegato o all’autista di restare al lavoro fino a quasi 70 anni di età, stanno preparando una norma previdenziale favorevole e vantaggiosa solo per i militari, agli stessi aumenteranno gli stipendi in misura maggiore del personale pubblico, stanno perfino pensando a misure di welfare costruite ad hoc per loro fino a uno specifico piano casa per i militari. Due corsie distinte, anzi due pesi e due misure inaccettabili a cui aggiungere la militarizzazione del corpo sociale, la presenza di militari nelle scuole per imbonire i giovani, raccontando loro che la carriera militare in fondo è la scelta migliore che potranno operare. Le scuole diventano il teatrino dove la farsa militarista potrà imperversare e se provi a ragionare con la tua testa costruendo altri momenti di confronto rischi di trovarti l’ispettore ministeriale che mai interverrà per denunciare la situazione di degrado dei plessi scolastici, di palestre e laboratori in tanti istituti comprensivi.

Siamo davanti a una realtà in rapido cambiamento e nella quale i diritti social, gli interessi delle classi sociali meno abbienti saranno attaccati e vilipesi. In Italia abbiamo alcune emergenze rispetto alle quali urge mobilitarsi: lavoro, istruzione, sanità, ricerca non a fini militari, welfare e pensioni. Ebbene in tutti questi casi le ricette del Governo vanno in una direzione opposta al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, prova ne sia la espulsione di migliaia di precari della ricerca, gli appalti e i subappalti al ribasso, le mancate assunzioni in sanità, le deroghe ai tetti di spesa valide solo per incrementare la spesa militare. Quali sono allora i nostri interessi di classe? Il seminario di oggi è solo l’inizio del nostro percorso di analisi, studio e discussione, fornire strumenti per costruire l’opposizione sociale e di classe. E che i circoli Arci dopo anni di crisi tornino ad essere luoghi non solo di aggregazione ma di iniziativa politica e sociale.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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