Il sequestro della sovranità: Nicolás Maduro e l’agonia del diritto internazionale

Il rapimento di Nicolás Maduro da parte di truppe statunitensi viene letto come svolta drammatica del diritto internazionale: dalla “legalità” liberale alla nuda coercizione imperiale. Juan Romero, deputato del PSUV, analizza i concetti di immunità sovrana e di status di prigioniero di guerra, oltre ai possibili scenari di risposta globale.

Introduzione: il diritto come campo di battaglia

Nella dialettica del potere globale, il diritto non è mai stato un’entità neutra: è, come ben indicò Marx, la volontà della classe dominante eretta a legge. Tuttavia, quanto accaduto con il sequestro del Presidente Nicolás Maduro Moros da parte di truppe degli Stati Uniti d’America segna un punto di non ritorno. Non siamo più di fronte alla sottile egemonia dello “Stato di diritto” borghese, bensì alla nudità del potere imperiale nella sua fase più disperata.

Questa analisi non mira soltanto a denunciare un sopruso, ma a svelare le implicazioni di un atto che trasforma il mondo in un territorio senza legge, dove l’unica norma è la portata dei missili di Washington.

1. L’anatomia del sequestro: violazione dell’immunità sovrana

Dal punto di vista del Diritto Internazionale Pubblico, la detenzione di un Capo di Stato in carica è un’aberrazione giuridica. Il principio di immunità dalla giurisdizione (immunità ratione personae) non è un privilegio personale, bensì un pilastro della convivenza tra nazioni. Violandolo, gli Stati Uniti hanno fatto saltare la Convenzione di Vienna e il principio di uguaglianza sovrana degli Stati contenuto nella Carta dell’ONU.

Quando truppe straniere catturano un mandatario senza che vi sia una dichiarazione formale di guerra, non stanno effettuando un “arresto”: stanno compiendo un atto di aggressione. Il diritto internazionale definisce l’aggressione come l’uso della forza armata da parte di uno Stato contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato. Non essendovi uno stato di guerra dichiarato, la presentazione di Maduro dinanzi a un tribunale di New York è priva di base legale: è un sequestro politico travestito da procedimento giudiziario.

2. Lo scudo di Ginevra: Maduro come prigioniero di guerra

La decisione del Presidente Maduro di dichiararsi Prigioniero di Guerra e di richiamarsi alla III Convenzione di Ginevra del 1949 è una manovra di eccezionale brillantezza giuridica e politica. In questo modo, sposta il conflitto dal terreno del diritto penale interno statunitense (dove cercano di trattarlo come un criminale comune) al terreno del Diritto Internazionale Umanitario (DIU).

L’articolo 13 e la dignità del combattente

La III Convenzione di Ginevra stabilisce che i prigionieri di guerra debbano essere trattati umanamente in ogni circostanza. L’articolo 13 vieta esplicitamente di esporre i prigionieri alla curiosità pubblica. Ogni volta che i media corporativi diffondono immagini di Maduro sul banco degli imputati, gli Stati Uniti commettono una palese violazione dei trattati che essi stessi hanno firmato. Cercano il linciaggio morale, ma il DIU tutela l’onore del catturato in quanto rappresentante di una forza belligerante legittima.

L’incompetenza dei tribunali civili (articoli 84 e 102)

In base a Ginevra, un prigioniero di guerra può essere giudicato solo da tribunali militari che offrano le stesse garanzie previste per i soldati della potenza detentrice. Un giudice distrettuale a New York non ha autorità legale su un combattente nemico protetto dal DIU. Insistendo su un processo civile, Washington confessa di non cercare giustizia, ma un’esecuzione politica attraverso il lawfare.

3. La geopolitica del caos: implicazioni per l’ordine mondiale

Questo atto di pirateria produce conseguenze sismiche che il Dipartimento di Stato sembra non aver calcolato nella loro interezza.

Il tramonto della sicurezza diplomatica: se un Capo di Stato può essere sequestrato e giudicato a New York, nessun leader del Sud Globale è al sicuro. Ciò spinge le nazioni verso una corsa agli armamenti e verso una sfiducia assoluta nei meccanismi di mediazione occidentali.

L’accelerazione della multipolarità: Cina, Russia e Iran vedono in questo sequestro la prova definitiva che l’“ordine basato su regole” degli Stati Uniti è in realtà un “ordine basato sui loro capricci”. La transizione verso i BRICS+ e verso sistemi finanziari fuori dal controllo del dollaro non è più un’opzione, ma una misura di sopravvivenza biologica e politica.

La morte dell’ONU: l’incapacità delle Nazioni Unite di impedire o rovesciare questo sequestro sancisce la sua irrilevanza storica, in modo analogo a quanto accadde alla Società delle Nazioni prima della Seconda guerra mondiale.

4. Tre scenari prospettici: la dialettica della resistenza

Dove ci conduce questo conflitto? Analizziamo tre orizzonti possibili:

Scenario A: l’imbroglio legale permanente

Il riconoscimento internazionale di Maduro come Prigioniero di Guerra obbliga il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) a intervenire. Gli Stati Uniti restano intrappolati in una contraddizione: se lo riconoscono come PG, ammettono che vi è una guerra e perdono la narrazione della “giustizia penale”; se non lo riconoscono, violano apertamente Ginevra, approfondendo il loro isolamento internazionale. Maduro diventa un “Nelson Mandela latinoamericano”, la cui cella si trasforma nell’epicentro della diplomazia mondiale.

Scenario B: l’escalation del Sud Globale

In risposta al sequestro, nazioni alleate applicano il principio di reciprocità. Si congelano asset statunitensi all’estero e si espellono missioni diplomatiche. Il mondo si divide in due blocchi giuridici inconciliabili, nei quali l’Occidente perde la capacità di dettare norme morali. L’economia globale subisce uno shock sistemico mentre il Venezuela e i suoi alleati radicalizzano la loro postura anti-imperialista.

Scenario C: il risveglio dei popoli

È lo scenario più speranzoso e più pericoloso per il capitale. Il sequestro di Maduro catalizza un’ondata di indignazione popolare che oltrepassa i confini venezuelani. Il “sentipensare” rivoluzionario diventa azione: scioperi, mobilitazioni di massa e rafforzamento di reti di resistenza globale. La figura del Presidente si trasmuta in simbolo della lotta del debole contro il prepotente, della ragione contro la forza.

5. Conclusione: la speranza è un atto di resistenza

Compagni, non illudiamoci: la strada che viene è dura. L’impero, nella sua senilità, è più incline agli spasmi di violenza irrazionale. Ma, nel sequestro di Nicolás Maduro, l’impero ha catturato anche la propria condanna. Hanno rinchiuso un uomo, ma hanno liberato un’idea: che la sovranità non si inginocchia dinanzi ai tribunali del capitale.

Il nostro compito come intellettuali e militanti rivoluzionari è mantenere accesa la fiamma della verità giuridica e umana. La difesa di Maduro è la difesa dell’autodeterminazione di tutti i popoli del mondo. Di fronte all’oscurità della cella imperiale, opponiamo la luce della coscienza collettiva.

La giustizia dei popoli prevarrà sulla barbarie degli imperi.

Dott. Juan Eduardo Romero. Storico e politologo. Deputato dell’Assemblea Nazionale
5/01/2026

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About Juan Eduardo Romero

Juan Eduardo Romero. Storico venezuelano, dottore in Storia Contemporanea dell’America Latina, docente presso la Facoltà di Scienze Umanistiche e dell’Educazione dell’Università dello Zulia (Maracaibo, Venezuela). Ricercatore specializzato in processi politici contemporanei. È Direttore Nazionale del Centro di Ricerca e Studi Politici e Strategici (CIEPES) e Coordinatore della Rete di Storia, Memoria e Patrimonio, sezione Zulia. È inoltre consulente della Segreteria del Consiglio di Difesa della Nazione (SECODENA) della Repubblica Bolivariana del Venezuela, membro della Rete di Studi sulla Sicurezza e la Difesa dell’America Latina (RESDAL), membro dell’Asociación de Historia Actual (AHA) e membro del Collettivo di Formazione "Combates por la Historia".

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