Guardiamo la piazza della Cisl dove il cuore batte per il Governo

In una piazza romana ridotta nei numeri ma pesante nei messaggi, la Cisl rilancia la concertazione come unica via e prova a delegittimare ogni opposizione alla Legge di Bilancio. Il paradosso è amaro: chi firma contratti a perdere raccoglie consenso, mentre il conflitto sociale viene archiviato in nome della “responsabilità”.

Roma, mattina di sabato 13 dicembre, una piazza piccola con le bandiere della Cisl, iniziativa senza sciopero, poche centinaia di attivisti ma sufficienti a rilanciare la concertazione e un messaggio pericoloso che delegittima la opposizione politica e sindacale alla Legge di Bilancio.

Eppure, i sindacati che sottoscrivono intese economiche a perdere, contratti nazionali con aumenti inferiori al costo della vita e quindi con la inesorabile erosione del potere di acquisto ricevono consensi crescenti, è accaduto nella PA tra tessere e voti alle Rsu, avviene talvolta nel privato. 

Il vero paradosso è proprio questo, la classe lavoratrice premia le realtà sindacali meno conflittuali, arrendevoli e subalterne con il sistema di potere.

Siamo andati a leggere l’intervento della segretaria generale della Cisl e la prima dichiarazione che ci ha colpito è quella ove si dice di volere cambiare l’immediato futuro e non subirlo.

In questa frase si riassume il pensiero del sindacato collaborazionista, cosa vorrà dire poi non subire il futuro e i processi decisionali? La Cisl chiede al Governo un nuovo patto sociale, chiede di rivedere parte della manovra ma non invoca maggiori aliquote fiscali, risorse alla sanità e alla istruzione, cancellazione del precariato e stabilizzazioni.

Si punta a delegittimare la lotta tra capitale e lavoro, archiviare il conflitto sociale sostituendolo con la concertazione che proprio il Governo Meloni aveva dichiarato morta e sepolta.

Parlano di “Cammino della Responsabilità”, una campagna di pseudo mobilitazione finalizzata a rilanciare la concertazione proponendo un nuovo “patto sociale” su lavoro, crescita, coesione.

Nella piazza cislina alla fine anche condivisibili: non si arriva a fine mese, il servizio sanitario nazionale cade a pezzi e costringe, per le sue inefficienze, a ricorrere alla sanità privata, i giovani poi sono le vittime sacrificali di un sistema che li mortifica costringendoli al precariato.

Ma invece di chiamare in causa direttamente il Governo Meloni e le associazioni datoriali che cosa fa la Cisl? Invece di trasformare sanità integrativa in servizio sanitario nazionale cosa fa la Cisl?

Ironizza sul paternalismo alto borghese della ex Ministra Fornero contro la quale per altro non si mobilitarono ma nulla hanno da dire degli attuali ministri, eppure di ragioni per inferiori ve ne sarebbero fin troppe.

Per essere chiari è proprio la Cisl a spingere più di ogni altro sul sistema delle deroghe, parlano di responsabile cammino ma cosa c’è di più irresponsabile del sistema delle deroghe peggiorative ai contratti nazionali?

L’Italia per la Cisl ha bisogno di un sindacato forte, autonomo, riformista, capace di contrattare, di negoziare, di ottenere risultati, per questo chiede il finanziamento del Fondo per la legge 76 sulla partecipazione. ossia delle disposizioni relative alla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese. Vogliono i soldi per far funzionare la Legge nata su proposta Cisl e poi messa da parte del Governo. E il potere di acquisto? I salari e le pensioni? E istruzione e sanità? Si facciano da parte, quello che conta è oleare quel meccanismo che renderà subalterni i lavoratori alla logica di impresa. Ecco spiegato il Cammino della responsabilità.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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