La destra estrema vince il ballottaggio in Cile

Requiem certo, ripartenza indispensabile.

Quindi, i vecchi “figli delle stelle” sono diventati – a larga, convinta e solida maggioranza – dei nuovi “servi delle stalle” e, compiuto il rito democratico essenziale, il fascistone José Manuel Kast è il nuovo presidente dei cileni. 

Fino a poco tempo fa, mai avrei pensato che i figli, le figlie ed i nipoti delle migliaia di scomparsi, torturati, sgozzati, ignorati e derisi, avrebbero potuto eleggere un seguace di Pinochet.

Eppure, era già successo in Brasile con Bolsonaro, un seguace poco illustre del generale Carrero Blanco, e nell’Argentina con Milei, un fan picchiatello del generale Videla e dello stregone López Rega.

“Mala tempora currunt sed peiora parantur”, corrono brutti tempi ma se ne preparano di peggiori.

Mala si, peiora può essere. 

Perché è successo?

Contano, certo, il contesto internazionale, Trump, la povertà dilagante di un mondo ricchissimo dove, da una parte, si pianificano genocidi tramite fame e morte, campi profughi nel deserto e sul Mar Mediterraneo. 

Nel deserto, per qualche materia prima e/o perché comunque “comandare è meglio che fottere”; sul Mediterraneo per gas, terra, acqua e razzismo. Comunque, tutti genocidi utili ai disegni di vecchi e indecentì anziani megalomani che, contemporaneamente, coi loro complici pianificano dall’altra parte raccolte miliardarie concepite per finanziare l’installazione di cannoni lanciamissili sulla luna per invadere Marte con tanti robot combattenti. 

I Caraibi sono dei caraibici, Marte e dei marziani. 

Di evangelisti armati ne abbiamo già visti secoli di malefatte. 

Conta, certo, il controllo assoluto dei media. 

Ma, se i giornali ed altri media democratici tenacemente costruiti durante la dittatura, sono stati costretti a chiudere in democrazia per la politica dei governi di centrosinistra che gli segregò per coccolarsi i suoi vecchi e attuali carnefici, cosa c’entrano Trump o il cambiamento climatica?

“El Mercurio”, avrebbe detto Violeta, “è un bugiardo in ogni generazione”. 

Oggi, continua a mentire e la sua funziona primordiale, ingannare, e stata potenziata dopo avere impiegato qualche dollaro in più per arruolare qualche transfugo colpito dalla itterizia e del conseguente aumento della bilirubina. 

E, cosa c’entra il contesto internazionale col fatto che i vecchi e potenti partiti della sinistra – per 35 anni – non siano stati capaci di elaborare un credibile e diffuso bollettino mensile di notizie, una radio di quartiere, una rivista di fumetti con uno scoiattolo Robin Hood…, per contrastare l’egemonia culturale del fascismo che avanzava da sud a nord e da est ad ovest? 

In ogni sconfitta, questa è stata epocale, i principali responsabili sono sempre gli sconfitti, per quel che hanno fatto e per quel che non hanno fatto.

A scanso di equivoci, penso che ciò valga anche per il ’73, pur se le fantasmali mummie multilingue di quel tempo, oltre alle bugie, adoperarono carri armati, terrorismo e Hawker Hunter, ovvero argomenti ben più pesanti delle noiose farandule kastiane. 

Quindi, penso sia arrivato nuovamente il momento di aprire, con la dignità e la cura indispensabili perché siano utili a superare questo momento, la critica e l’autocritica.

La critica è l’autocritica alla nostra cultura e incultura, al nostro centrosinistra, alla nostra Commissione Costituente, ai nostri partiti esistenti e a quelli cancellati, al governo Boric, ad un’idea pellegrina che identifica la decisione di cambiare il mondo con la presa e la gestione del potere.

Tutto sommato, abbiamo alcuni vantaggi rispetto a ieri:

a) non dobbiamo difendere governi fallimentari o erratici;

b) ci siamo liberati di un po’ di gentaglia che, giustamente, si è riconosciuta come appartenente agli antri a cui sono da sempre appartenuti;

c) abbiamo una serie di organizzazioni politiche agonizzanti nessuna delle quali è arrivata, nelle elezioni legislative di un mese fa, al 6%. Penso sia arrivata l’ora per, quantomeno, rinnovarle in profondità, pensionando chi corrisponde;

d) domenica prossima, 21 dicembre, ritornano padre Inti e il solstizio d’estate, da sempre benauguranti.

Pur se nell’emisfero australe farà molto caldo, l’intemperia politica sarà meno dura, all’inizio.

Per ricominciare, credo, ci vogliono un po’ di sapienza, molta solidarietà, tanta forza.

E se questo è vero, si può urgentemente risalire la china.

Urgentemente perché i fascisti non scherzano ma, abbiamo ancora tanto da fare, compagni, che non c’è spazio per piangerci addosso o per inutili e sterili lagne fini a sé stessi.

Propongo di ripartire.

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About Rodrigo Rivas

Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.

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