Il paese delle disuguaglianze e dei giovani in fuga

Se crescono le disuguaglianze sociali e salariali…

La fuga dei cervelli, e non, all’estero è una realtà consolidata, ogni anno sono migliaia a scegliere un paese straniero per lavorare e vivere.

L’auspicato ritorno a casa degli emigrati italiani non è arrivato, anziani scelgono paesi ove si possa vivere con un povero assegno previdenziale, i giovani cercano lavoro, stipendi alti ma anche il riconoscimento delle loro professionalità

Marta ci racconta che a 32 anni dopo il dottorato e 48 mesi di magri assegni di ricerca, per un progetto di biologia marina, Giacomo ha 33 anni e non voleva finire in una azienda di armi dopo la laurea in ingegneria elettronica e un progetto di ricerca durato 3 anni e mezzo. Maria è invece un medico, ha fatto 5 anni di sostituzioni, si è specializzata in ortopedia ma i soli lavori che trovava erano nelle cliniche private, a quel punto è scappata in Francia e lavora in un ospedale in Provenza.

E per chiudere Alessio che faceva l’operaio e un giorno per sfida ha accettato l’offerta in una fabbrica meccanica finlandese dove in 3 anni ha triplicato il suo stipendio e di tornare in Italia non vuol sentir parlare.

Se molti giovani scappano all’estero qualche segnale di malessere avrebbe dovuto essere percepito: dai bassi salari all’ascensore sociale fermo, dal mancato riconoscimento delle professionalità, con ridotte prospettive di carriera alle croniche carenze di asili nido pubblici senza dimenticare il numero chiuso negli atenei e la debacle della ricerca universitaria.

 I dati OCSE palesano la erosione del potere di acquisto salariale, hanno confrontato le retribuzioni italiane (costo del lavoro per occupato dipendente a tempo pieno) con quelle di altri Ue evidenziando un grande divario, acuitosi da 30 anni a questa parte. E una buona parte dei nuovi lavori presenta contratti part time con cui non si arriva in fondo al mese.

Un recente rapporto CNEL si è soffermato sul raffronto tra i salari italiani e quelli di nazioni attrattive verso le quali maggiori sono i flussi migratori, ebbene la dinamica salariale resta tra le principali causa della disaffezione dei giovani al loro paese

Cosa spinge le imprese a retribuire poco i loro dipendenti? La certezza che lo Stato si sostituirà loro nel compito di accrescere il potere di acquisto dei salari (in maniera comunque inadeguata e insufficiente) attraverso interventi fiscali atti a ridurre le tassazioni, peccato che rispetto al passato proprio il fisco non sia più equo e progressivo.

Rischiamo di ripetere sempre gli stessi concetti ma davanti alla riduzione delle aliquote fiscali, agli sgravi e alle detassazioni dovremmo chiederci chi pagherà un giorno i servizi sociali in assenza di risorse donate nel frattempo alle imprese (rinunciando a sicuri introiti da investire nel welfare)

Negli ultimi anni è stata la contrattazione collettiva causa della austerità o moderazione salariale quando invece rappresentava la garanzia per arrestare la erosione del potere di acquisto, i livelli retributivi nel settore privato evidenziano discreti e crescenti andamenti retributivi nelle aziende di medie e grandi dimensioni, nelle piccole il divario salariale va invece crescendo,

Chi oggi frequenta un liceo e non un istituto tecnico, nella maggioranza dei casi almeno, avrà genitori provenienti dalle stesse scuole, esistono le eccezioni ma questa è la regola in un paese sostanzialmente fermo. Tra i luoghi comuni ritroviamo l’idea che il ventennio fascista sia stato benevolo per le classi lavoratrici, ebbene i salari impiegarono 15 anni per ritornare ai livelli antecedenti la marcia Roma giusto a confutare l’ennesima semplificazione su quel periodo storico, la grande depressione del 1929 si abbatté sui redditi italiani un po’ come accaduto nel 2008 con la crisi dei mutui.

E quando le istanze della classe lavoratrice sono deboli si registra la erosione del potere di acquisto e di contrattazione, le istanze sociali arretrano. la democrazia langue e le disuguaglianze riprendono a crescere.

https://www.cnel.it/Portals/0/CNEL/Comunicazione/CnelRapportoGiovani.pdf?ver=2025-12-01-142759-597

https://www.rivisteweb.it/doi/10.7375/106154?rwSearchIds=[Rivisteweb:ARTICOLO:113137,Rivisteweb:ARTICOLO:113142,Rivisteweb:ARTICOLO:98828,Rivisteweb:ARTICOLO:71745,Rivisteweb:ARTICOLO:106154,Rivisteweb:ARTICOLO:85345,Rivisteweb:ARTICOLO:113141,Rivisteweb:ARTICOLO:113139,Rivisteweb:ARTICOLO:76744,Rivisteweb:ARTICOLO:76752]

https://contropiano.org/news/news-economia/2025/12/08/mezzo-milione-di-giovani-sono-emigrati-allestero-in-tredici-anni-cosi-viene-meno-il-futuro-0189589

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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