Contratti firmati al ribasso, aumenti al 6% contro un’inflazione tripla, indennità corporative e detassazioni-vetrina: la PA paga il conto di una manovra che spinge sul riarmo e svuota il welfare.

Possiamo dirci soddisfatti della firma di alcuni contratti nazionali avvicinandosi anche la firma per i comparti ancora esclusi dai rinnovi?
No, se sottoscrivi intese con aumenti del 6 per cento e forse meno, per un triennio in cui il costo della vita è cresciuto, dati Istat, di quasi il 18 per cento, come potrai essere soddisfatto per avere siglato dei contratti che fanno perdere soldi ai lavoratori che dici di tutelare e rappresentare? E questi contratti poi sono costruiti per favorire indennità specifiche destinati a pochi e secondo logiche divisive e di mestiere. Il caso della sanità è emblematico, sindacati di mestiere o di professione hanno portato a sottoscrivere una intesa contrattuale negativa sotto il profilo economico e normativo. Forse è proprio la logica dei sindacati di mestiere a influenzare i giudizi e gli orientamenti sindacali, se porti a casa indennità, ad esempio, per gli infermieri a discapito di altri, potrai asserire di avere raggiunto una intesa migliorativa specie se firmi intese con incrementi economici di gran lunga inferiori al costo della vita? Se il sindacato tutela delle corporazioni, qualunque esse siano, l’esempio degli infermieri è solo per capirci, diventa una lobby che guarda agli interessi di pochi. E dati alla mano questa logica corporativa e di mestiere ha portato meno benefici di quanto previsto, forse sarà il caso che i lavoratori aprano gli occhi una volta per tutte e impongano una inversione di rotta alle trattative sindacali.
Ma il Ministro dice che meglio non si poteva fare.
Un problema, insormontabile, è rappresentato da questa legge di bilancio appena presentata, Zangrillo dice che di meglio il Governo non avrebbe potuto fare tra 80 miliardi di interessi, 40 di eredità del Superbonus e la crescita delle spese militari. È forse obbligatorio accrescere le spese militari? E gli interessi per il Riarmo di oggi non peseranno domani sui conti pubblici? In realtà avrebbero potuto evitare i tagli ai premi di risultato sostituendosi alle imprese che alla fine si sottraggono ad ogni impegno in termini di salari, contratti, welfare e lavoro stabile. Tagliare le tasse porta benefici irrisori alle buste paga ma alla lunga sottrae risorse al welfare. Se l’obiettivo è depotenziare lo stato sociale, la detassazione è la scelta giusta.
Zangrillo dice di avere ricevuto attestati di stima anche da parte del centrosinistra sui rinnovi contrattuali
Se hai come riferimento l’austerità salariale avrai il sostegno anche della Bce, non sappiamo quali siano i riferimenti del Ministro, di certo da sempre l’Anci, a Legge di Bilancio approvata, esce con un comunicato per rivendicare il successo delle mediazioni tra Enti locali e Governo; se guardiamo alle risorse invece mancanti da lustri ai bilanci di Comuni, Province e Regioni motivi per esultare non ci sono.
Ad esempio, il fondo per gli enti locali inserisce ben poche risorse, di questo vogliamo parlarne? Come si recupera il potere di acquisto perduto da 20 anni ad oggi? Si aumenterà l’importo dei buoni pasto fermi da anni a 7 euro? Si consentirà al Tfr tempi di pagamento nel Pubblico analoghi al privato o andremo verso i soliti tempi diluiti o costringendo a ricorrere ai prestiti delle Banche? Non troviamo traccia di queste rivendicazioni basilari.
Si parla di rinnovare a inizio novembre il contratto degli enti locali…
Vista la firma del CCNL sanità i tempi saranno forse più brevi ma con quali benefici? Ben pochi, quasi nulli, ad esempio non ci sono i soldi per porre fine alla sperequazione tra i salari degli enti locali e degli altri comparti pubblici, eppure per mesi equiparare gli stipendi degli enti locali al resto del pubblico sembrava un impegno irrinunciabile assunto dal Ministero.
E invece arriva la detassazione del salario accessorio, con l’aliquota piatta del 15% su una quota da 800 euro comprensiva delle voci fisse, non aumentano le materie oggetto di contrattazione, non viene potenziato il fondo della produttività.
Il Governo ha promosso una visione diversa della Pa?
Una Pubblica amministrazione leggera con il servizio sanitario nazionale depotenziato, il ricorso alla sanità e alla previdenza integrativa come pilastri insostituibili, indennità destinate a pochi a mero discapito di risorse destinate alla totalità dei lavoratori. Se queste sono le novità o un segnale di svolta, diteci voi dove andremo a finire.
Oltre alla perdita economica le beffe come il lavoro agile riconosciuto alle prestazioni in smart dopo che numerose sentenze avevano già condannato l’operato delle amministrazioni che avevano escluso dal buono chi operava in modalità agile. Si ventila in sanità la possibilità di articolare l’orario di lavoro di 36 ore settimanali su quattro giorni, previa adesione volontaria da parte dei lavoratori, la richiesta era di ridurre, vista la tipologia del lavoro, l’orario settimanale a 35 ore. Chi ha firmato questo contratto è consapevole di avere spianato la strada a intese con aumenti inferiori al costo della vita senza modificare di una virgola l’impianto tradizionale dei contratti che hanno ridotto all’osso le materie oggetto di contrattazione. Questi i fatti, il resto sono solo chiacchere.
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