Raggiunto l’accordo fra Israele e Ḥamās per la fine del conflitto a Gaza

L’accettazione con riserva del piano Trump da parte di Ḥamās ha aperto negoziati a Sharm el Sheikh, sfociati in un cessate il fuoco con scambio di prigionieri, aiuti e ritiro IDF. Ma l’ambiguità di Netanyahu e l’instabilità israeliana ne minano l’attuazione.

L’accettazione, con riserva su alcuni punti, del piano di pace di Trump da parte di Ḥamās ha portato, lunedì scorso 6 ottobre, all’apertura delle trattative indirette a Sharm el Sheikh in Egitto tra la delegazione israeliana e quella palestinese con la mediazione di Qatar, Egitto e Turchia.

Durante i giorni della tanto attesa trattativa, l’esercito israeliano ha continuato le operazioni militari nella Striscia, uccidendo quotidianamente decine di palestinesi.

L’arrivo di Steve Witkoff, inviato speciale della Casa Bianca per il Medio Oriente, e del genero di Trump, Jared Kushner, nella sede negoziale egiziana, è stato interpretato dagli analisti come segnale di un’imminente conclusione positiva delle trattative.

La notizia del suo raggiungimento è arrivata infatti nella mattinata di giovedì accolta con sollievo da entrambe le società e dalle cancellerie di ogni latitudine, aprendo la strada al cessate il fuoco definitivo, allo scambio dei prigionieri, all’ingresso degli aiuti umanitari e al ritiro parziale delle forze armate israeliane dalla Striscia.

L’effettiva applicazione dell’accordo raggiunto fra le delegazioni negoziali a Sharm el Sheikh restava, tuttavia, subordinato alla ratifica del Governo israeliano.

Dopo tempestosa riunione fiume notturna, venerdì mattina è stata diramata la notizia della decisione favorevole del governo, con voto avverso dei 5 ministri di estrema destra. L’accordo ha stabilito il cessate il fuoco definitivo dalle ore 11 del venerdì e, entro 72 ore dall’entrata in vigore, lo scambio di prigionieri e il riposizionamento delle truppe dell’Idf nella parte esterna della Striscia, un’ampia porzione pari al 53% della sua superficie.

Tuttavia, nella giornata di venerdì Netanyahu nel suo primo discorso ufficiale ha affermato che Israele rilascerà i circa 2.000 prigionieri palestinesi previsti dall’accordo solo dopo che Ḥamās avrà restituito i corpi dei deceduti e rilasciato i circa 20 ancora in vita. E che “se Ḥamās rifiuta, finiremo il lavoro da soli con le buone o con le cattive “. Sollevando alcune perplessità sulle sue reali intenzioni.

Trump intanto esulta sul suo social Truth e si intesta il merito della fine del conflitto, annunciando anche che lunedì sarà in Medio Oriente per un discorso alla Knesset, per la firma ufficiale dell’accordo e per la scadenza del termine dello scambio di prigionieri.

Il cessate il fuoco effettivo è indubbiamente un risultato molto importante sia per la fine del genocidio che per le sofferenze della popolazione di Gaza; tuttavia, significative incognite restano sugli ulteriori sviluppi dell’Accordo che in prospettiva riguardano, in primis, il governo della Striscia, il disarmo di Ḥamās e il suo futuro ruolo politico.

Il percorso verso la stabilizzazione del conflitto, anche senza risolverne le cause di fondo, si prospetta in ogni caso alquanto impervio, soprattutto a causa delle ricadute che la fine del conflitto avrà sulla situazione politica interna di Israele.

Lo scenario di elezioni anticipate, alla luce del malcontento interno verso l’operato di Netanyahu, rischia di assumere connotati effettivi e in caso di mancata rielezione a Primo Ministro, si aprirebbero le porte dei processi per corruzione che incombono su di lui.

Netanyahu, stretto fra le pressioni dell’estrema destra, i cui voti sono indispensabili per la sopravvivenza del Governo, quelle della società civile e quelle di Trump, col quale i rapporti non sono più così idilliaci, potrebbe essere tentato dal far saltare l’accordo alzando l’asticella con nuove condizioni, per cercare di restare al potere ed evitare la sua fine politica e i processi.

Andrea Vento
10 ottobre 2025
Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

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About Andrea Vento

Andrea Vento, docente di geografia economica presso l’Istituto Tecnico Commerciale «Antonio Pacinotti» di Pisa, si è laureato nel 1988 presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa con corso di laurea in geografia e tesi in geografia economica. Appassionato di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare predilezione per il Medio Oriente e l’America latina, ha focalizzato le proprie ricerche e la propria attività sull’analisi di specifiche tematiche di carattere geoeconomico e geopolitico. Al centro del suo lavoro vi è il tentativo di ampliare - tramite scritti e conferenze - la conoscenza di particolari sfere economico-geografiche del mondo attuale. Nel 2013 - assieme ad alcuni colleghi - ha fondato il GIGA (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati).

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