Un rapporto di ricerca ricostruisce mezzi, radici e rischi globali della «colonizzazione della mente» promossa dagli Stati Uniti: dall’egemonia culturale alla guerra cognitiva, tra propaganda, tecnologie e alleanze. Per capire come difendere sovranità intellettuale e pluralismo delle civiltà nel mondo. Disponibile la traduzione integrale in italiano.

PREFAZIONE
La guerra all’ideologia è una guerra senza polvere da sparo.
All’inizio del 2025, dopo l’annuncio dell’amministrazione Trump di smantellare l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e di sciogliere la United States Agency for Global Media (USAGM), sono venute alla luce, una dopo l’altra, le attività di lunga data con cui tali enti hanno esportato un’ideologia, promosso l’infiltrazione ideologica, manipolato l’opinione internazionale, plasmato le percezioni di Paesi stranieri e persino cospirato per sovvertire governi sovrani. Queste rivelazioni hanno suscitato un vasto clamore sulla scena mondiale.
Questo “lavare i panni sporchi in pubblico” ha mostrato al mondo soltanto la punta dell’iceberg della guerra ideologica globale condotta dagli Stati Uniti. La pervicacia con cui, da quasi un secolo, Washington ha perseguito la colonizzazione della mente è tornata al centro dell’attenzione.
Dalla Seconda guerra mondiale, e soprattutto dopo la fine della Guerra fredda, facendo leva sulla propria supremazia politica, economica, militare e tecnologica, gli Stati Uniti hanno esportato la loro ideologia in tutto il mondo nel tentativo di conquistare le menti dei popoli con i valori americani, rimodellarne le concezioni e costruire una dipendenza filosofica da una visione del mondo centrata sugli Stati Uniti.
La colonizzazione della mente costituisce una pietra angolare della strategia estera statunitense. Come ha osservato il noto studioso Joseph Nye, “la questione cruciale per gli Stati Uniti non è se inizieranno il prossimo secolo come la superpotenza con la maggiore disponibilità di risorse, ma in quale misura saranno in grado di controllare l’ambiente politico e indurre gli altri Paesi a fare ciò che vogliono”. L’ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale Zbigniew Brzezinski si espresse ancor più apertamente: rafforzare la posizione della cultura statunitense come “esempio” per tutte le nazioni è una strategia indispensabile per mantenere l’egemonia degli USA.
La campagna statunitense di colonizzazione della mente rappresenta una grave minaccia alla pace e allo sviluppo del pianeta. Erode la sovranità ideologica e sovverte governi stranieri; infila cunei cognitivi e alimenta conflitti geopolitici; compromette l’autonomia del pensiero e coltiva fazioni filoamericane; impone percorsi di sviluppo di matrice occidentale e indebolisce il progresso autonomo. Con lo sviluppo e l’evoluzione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, i tentativi statunitensi di colonizzare la mente operano in modo più occulto e colpiscono bersagli più vasti, richiedendo dunque maggiore attenzione e vigilanza da parte di tutti coloro che amano la pace.
Oggi, con il risveglio accelerato del Sud globale e il declino dell’egemonia statunitense, il mondo scorge con crescente nitidezza l’egoismo, l’ipocrisia e il doppio standard celati dietro il sistema di valori costruito dagli Stati Uniti. Segnali molteplici indicano che le fondamenta del sofisticato edificio americano della colonizzazione della mente hanno iniziato a vacillare.
In questa congiuntura cruciale, un esame sistematico della storia, delle pratiche e dei pericoli della colonizzazione della mente da parte degli Stati Uniti aiuta a scuotere la cieca fiducia nella sua ideologia, a spezzarne i ceppi mentali e a mettere gli altri popoli nelle condizioni di salvaguardare meglio la propria sovranità culturale, favorendo al contempo l’apprendimento reciproco tra le civiltà del mondo.
CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK
Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.