Buon vento Sumud Flotilla

Şumūd, “resistere senza piegarsi”, prende il mare con la Global Sumud Flotilla: cinquanta imbarcazioni civili partite da Genova e Barcellona per consegnare aiuti, affermare dignità e solidarietà con Gaza, sfidando indifferenza, blocchi navali e poteri militari e interessi geopolitici globali.

Şumūd è una parola araba che significa “restare saldo”, “resistere”, “opporsi senza piegarsi”.
Nel lessico palestinese, è la capacità di non piegarsi quando fischia il vento e infuria la bufera, con le scarpe rotte ed i calzoni con le pezze sul culo.

Resistenza non è sempre sinonimo di gesti eroici.
A Gaza, spesso sono gesti che in un altro contesto sono normali e quotidiani, come raddrizzare un ulivo maltrattato dal vento, far ballare le ragazze in un recinto simile ad una scuola, riaprire un ospedale per accudire i feriti, piangere i bambini morti (ma portando sulle spalle i sudari tra una sfilza di carri armati).

Resistere è allora sinonimo di amore per la vita, sapere che nascere è più normale che morire.
Perché, scrisse l’argentina Maria Elena Walsh, cantiamo a pieno sole come la cicala dopo un anno sottoterra. Come i sopravvissuti alla guerra e allo sterminio.
Perché, scrisse lo spagnolo Rafael Alberti, canto in questa notte stellata, quando sono solo ed esule.
Perché, disse Pablo Neruda, si possono scrivere i versi più tristi stasera, ma ciò malgrado resistiamo.

Tuttavia, şumūd è di più: è la forma più radicale di libertà poiché possiede il senso, l’etica e l’umiltà di chi, rifiuta di scomparire.
Perciò, non credo ci fosse un nome più adatto per la “Global Sumud Flotilla”, le oltre 50 imbarcazioni civili il cui viaggio è iniziato proprio oggi, 31 agosto 2025, da Genova e da Barcellona.

A Genova, alle 11:25 del mattino è salpata la Luna Bark, seguita a rotta dalla Ghea e dalla Gigolette. Si prevedono 4-7 giorni fino ad Augusta, dove s’imbarcherà la maggior parte delle tribolazioni, a causa del forte vento di scirocco che potrebbe rallentarli.
Nei prossimi giorni altre navi partiranno da diversi porti del Mediterraneo con attivisti di 44 Paesi diversi. La ciurma è composta da sindacalisti, medici, religiosi, artisti, tutti armati fino ai denti di medicinali, cibo, protesi, libri e giocattoli per bambini.

Tutta questa roba, indigesta ai soldatini, reca un semplice messaggio: “Noi non ci giriamo dall’altra parte come fanno i governi. Cerchiamo di restare umani”.
E nessuno si traveste per qualche udienza con qualche alto prelato, magari “prima del TG”.

Chissà come andrà a finire la traversata.
Le navi potrebbero essere fermate e gli aiuti sequestrati.
Potrebbe anche succedere di peggio, non per la pioggia ma perché al peggio di un Netanyahu non sembra esserci fine e a Gaza le “vittime ammazzate per errore” sono prodotte in fotocopia, come le dichiarazioni coccodrillesche di Roma o Parigi (Berlino e Londra, avendo la pelle ignifuga, ne producono di meno).

Ma, poiché la speranza – senza la quale non si vive – è pazza, potrebbero anche sbarcare su quella costa che nauseanti personaggi “alla Blair” vorrebbero trasformare in un “club mediterranée” per “letami finto regali”.
Se riescono ad arrivare, porteranno ai gazawi un frammento di sollievo.
Il poeta turco Nazim Hikmet avrebbe forse detto: È l’inizio della stesura dei versi più belli che non ho ancora scritto.

Potrebbe…
Perché come scrisse nel 1942 l’insigne compositore argentino di tango, Enrique Santos Discepolo, ciascuno cerca, pieno di speranze, la strada che i sogni hanno promesso alle proprie ansie.

Il rischio e la fatica ricompensano lo sforzo?
Beh, si può pure scegliere di crepare silenziosamente.
Classi dirigenti di diversi pellami possono insegnarlo, a domicilio.
E cioè, ciò che conta davvero è il movimento stesso, la decisione di prendere il mare contro vento e marea.

Lo spagnolo Antonio Machado racconta la storia di un marinaio che, avendo fatto un giardino vicino al mare, diventò giardiniere e, quando il giardino era ormai in fiore, ritornò a navigare per quei mari che, appartenendo a Dio, non hanno proprietario (né un amministratore delegato).

Il mare ha visto tutto.
Ha conosciuto Socrate, che sapeva solo di non sapere nulla, e Colombo che, sapendo tutto, s’impossessò di un continente a nome e conto del suo remoto re, attenendosi con scrupolo alle chiare indicazioni del suo Dio.
Ha visto il commodoro Perry impossessarsi di Edo, oggi Tokyo, per opera e grazia dei suoi cannoni, in nome del loro destino manifesto.
Ha visto ogni tipo di boat people, con a bordo vietnamiti, afghani, sudanesi e di naufraghi perseguitati da guardie costiere, spesso libiche ma con armi e motovedetta italiane.
Tuttavia, come scrisse il cubano Nicolás Guillén, a volte succede, “ora ho quel che dovevo avere. Il mare, profondo e democratico, è mio”.

Da Algeciras a Istambul il Mediterraneo, un mare piccolo, modesto e contenuto, è per antonomasia il mare delle crociate, dell’assedio di Troia e delle spade ma, anche, delle meraviglie, delle sirene e delle ninfe, di Posseidone e di Sinbad il marinaio, del ciclope Polifemo e di Aladino con la sua lampada portentosa, del miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci…

Pur piccolo, modesto e contenuto, il Mediterraneo possiede un’anima profonda e oscura fatta di tanto sangue e di molta convivenza, da svariate utopie e da innumerevoli incubi pieni di orchi.

Come canta il catalano Joan Manuel Serrat, al suo imbrunire rosso si sono abituati i miei occhi come la curva alla strada.
E, sempre all’imbrunire, ho cercato di ritrovarci l’alba, come dal libro tibetano dei morti citato dal siciliano Franco Battiato.

Da oggi, 31 agosto 2025, su questo spazio modesto, fragile e connesso, si muove la Sumud Flotilla per compiere un atto inedito, profondamente politico e profondamente spirituale, che ribadisce l’affermazione caraibica di Guillén: il mare è mio, è tuo, è nostro, è dei gazawi.

Nel ‘900, una pletora di mostri – Pinochet, Videla, l’apartheid, Hirohito, Mussolini, Hitler e molti altri – credevano che bastasse militarizzare il Pacifico, l’Atlantico, l’Indiano o il Mediterraneo, per farli diventare roba loro.
Ma i mari sono resilienti e, come ci ricorda la Sumud Flotilla, il Mediterraneo non appartiene a nessun satrapo ma, anzi, come la poesia appartiene a chi l’adopera rispettandolo, a chi lo attraversa impiegando solo la forza della propria dignità.

L’11 settembre 1973, verso le 9 del mattino, poco prima di morire, Salvador Allende ci disse che, avendo la forza, potevano schiacciarci ma, non avendo la ragione, altri uomini e altre donne avrebbero cancellato i despoti, aprendo i grandi viali al passaggio di donne, uomini e, aggiungo, cani e gatti.
Tutti irrimediabilmente liberi.
Quasi 53 anni dopo, verifico ancora che il ragionamento non si limitava al Cile e sul Mediterraneo girano donne e uomini tenacemente liberi.
Verifico che non esiste una forza che possa fermare in eterno una semplice flotta di civili spinti dal vento e dotati di pane, vino, coperte, antibiotici e libri per bambini.

È comprensibile la paura dei proprietari dei cannoni, dei radar, dei droni e degli scudi antimissili?

Negli Anni ’40, le divisioni del Papa non esistevano (prima erano piuttosto abbondanti), ma contarono.

È più facile sparare sugli affamati che cercano pane che spronare o sparare sulle 50 piccole navi che incarnano la fragile ostinazione e la resistenza?

Possono certamente schiacciarle.
È già successo più volte.
Ma non sono mai riusciti a sopprimere la vita che, purtroppo per loro, si è sempre rivelata più forte della morte.

Hanno le armi, sparano, sembrano forti.
Sono forti.
Avendo un esercito e molti complici, e non avendo un’etica, non sono impressionati dalle armi o dai tunnel scavati da Hamas né soffrono gli interventi – , eventuali singhiozzi inclusi – di Rimini e dintorni.

Possono avere paura dei piccoli battelli salpati da porti lontani?

Penso di sì, non solo per il piccolo sollievo degli assediati ma perché sanno, e ciò conta, che libri di storia e racconti per bambini dovranno incorporare un nuovo capitolo della memoria condivisa dagli umani ed i bimbi si riconosceranno in quelli che urlarono a squarciagola: “Re, paggi, consiglieri, consigliori e nani, sono nudi”.
E temono che i nuovi racconti parlino della ripartenza del ritmo e dei rumori della vita che, per un piccolo e terribile periodo, avevano ridotto ad un silenzio ritmato solo dal paparapapa delle loro mitragliatrici.
E sanno che, ritornando, la vita esigerà giustizia.

Per tutto ciò auguro un buon 31 agosto 2025 a tutti gli esseri di buona volontà.

Barcellona e Genova mi riportano aromi e ricordi amati, viaggi e peripezie profondamente mie e ampiamente condivise.
So che impareremo altre storie, sempre nostre, da Tunisi, Algeri, Atene, Istanbul…

E mi piace pensarmi tra le migliaia di essere umani che, sulla Barcelloneta e/o sul porto di Genova, hanno salutato la partenza dei nuovi emissari della vita.
E che, pure nella mia Patagonia, una folla di persone e pinguini abbia urlato a squarciagola:
BUON VENTO, SUMUD FLOTILLA!
SALAM, RAGAZZI DEGLI ULIVI!

CLICCA QUI PER LA PAGINA FACEBOOK

Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte e del link originale.

Avatar di Sconosciuto

About Rodrigo Rivas

Rodrigo Andrea Rivas è un giornalista, scrittore ed economista nato a Santiago del Cile. Giovane dirigente di Unidad Popular a sostegno del governo di Salvador Allende, è in Italia dal 1974, esiliato dopo il golpe di Augusto Pinochet. Già direttore di Radio Popolare e docente universitario, ha pubblicato oltre 50 libri di politica ed economia internazionale.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.