Le famiglie delle vittime del terrorismo in Iran protestano per la visita a Roma della leader del gruppo terroristico MEK, rimarcando le violazioni delle leggi antiterrorismo italiane ed europee e chiedendo un intervento urgente della magistratura italiana.

A seguito della visita in Italia della leader di Mojahedin-e Khalq (MEK), designata come organizzazione terroristica, e dell’accoglienza calorosa riservatale da diversi esponenti politici e parlamentari italiani, le Famiglie delle Vittime del Terrorismo in Iran – che rappresentano oltre 23.000 vittime del terrorismo – hanno inviato una lettera aperta di protesta alle autorità giudiziarie del Paese, nonché ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato.
Il testo integrale della lettera è il seguente:
Salve,
noi, le famiglie di 23.000 vittime del terrorismo in Iran, abbiamo appreso con profondo rammarico della visita a Roma del 30 luglio 2025 della leader del famigerato gruppo terroristico Mojahedin-e Khalq (MEK), su invito di alcuni politici italiani. Tale visita avviene mentre è in corso a Teheran il processo contro questo gruppo, con la partecipazione di numerosi familiari delle vittime – persone che hanno perso i propri cari a causa delle violente azioni del MEK.
Il MEK vanta una lunga e ben documentata storia di terrorismo e attività violente. Per anni è stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Durante la guerra Iran-Iraq, il gruppo si schierò con Saddam Hussein ed eseguì attacchi contro civili iraniani e, successivamente, iracheni. È responsabile della morte di migliaia di cittadini iraniani e, come già detto, è attualmente sotto processo a Teheran. Numerosi rapporti delle agenzie di sicurezza europee e statunitensi degli ultimi anni hanno evidenziato il coinvolgimento del MEK in attività illecite, tra cui riciclaggio di denaro, violazioni dei diritti umani al proprio interno e comportamenti violenti. Nonostante ciò, diversi politici italiani hanno inspiegabilmente offerto al gruppo il loro sostegno e persino organizzato eventi promozionali in Italia. Tra questi figurano un recente riconoscimento conferito a un membro del MEK dal Vicepresidente della Camera e il discorso pianificato dalla leader del gruppo presso il Parlamento italiano. Tali iniziative, comprese una mostra e un evento di propaganda politica con la partecipazione di parlamentari, risultano profondamente inquietanti e inaccettabili, soprattutto alla luce del ruolo del MEK nel massacro di migliaia di iraniani.
Un simile sostegno non solo è incompatibile con le leggi italiane in materia di antiterrorismo e con il quadro giuridico dell’UE, ma costituisce anche una minaccia per la sicurezza pubblica e viola gli obblighi internazionali dell’Italia.
Violazione delle leggi italiane antiterrorismo
Ai sensi del diritto penale italiano, qualsiasi azione volta a destabilizzare l’ordine pubblico o diffondere timore tra la popolazione è definita terrorismo. Fornire supporto finanziario, logistico o promozionale a gruppi terroristi è un reato punibile con pene detentive severissime. Gli appoggi pubblici offerti da politici italiani, tra cui l’invito ai membri del MEK e la loro promozione sui media e nei forum pubblici, potrebbero configurare violazioni di tali norme, in quanto promuovono un’organizzazione dal lungo curriculum di violenza e sabotaggi. Inoltre, la diffusione o la promozione pubblica di attività terroristiche tramite media o altri canali è sanzionabile per legge. La difesa pubblica del MEK da parte di onorevoli e senatori italiani, e l’organizzazione di eventi in favore del gruppo, possono quindi essere considerate violazioni, a maggior ragione se si considera il continuo ricorso del MEK a “Unità Ribelli” per atti di sabotaggio in Iran e l’incitamento alla violenza armata contro obiettivi civili e militari da parte del suo leader, Massoud Rajavi.
Eccellenze,
Siete consapevoli che anche l’Unione Europea dispone di un articolato quadro normativo antiterrorismo, che impone agli Stati membri di criminalizzare qualsiasi forma di sostegno ai gruppi terroristici, inclusa la promozione, il reclutamento o la fornitura di risorse. Sebbene il MEK sia stato rimosso dalla lista UE del terrorismo nel 2009, ciò avvenne per effetto di pronunce giudiziarie, non per un avallo delle sue azioni. All’epoca numerosi funzionari europei avvertirono sui reali pericoli e sulla vera natura del gruppo. La cancellazione dalla lista non deve essere confusa con un mutamento dell’essenza dell’organizzazione, e rappresenta semmai un precedente pericoloso e un doppio standard nell’affrontare il fenomeno terroristico.
Molteplici relazioni delle agenzie di sicurezza europee hanno continuato a evidenziare le attività illecite del MEK, come il riciclaggio e gli abusi interni. Il sostegno politico al gruppo da parte di esponenti italiani potrebbe tradursi in una violazione degli obblighi dell’Italia ex UE, in particolare del divieto di promuovere o istigare pubblicamente atti terroristici.
Inoltre, l’UE sottolinea l’importanza di prevenire le attività di organizzazioni che minacciano la sicurezza degli Stati membri o di Paesi terzi.
Eccellenze,
Che sia dovuto ad ignoranza della normativa antiterrorismo o aragioni politiche, il supporto di alcuni politici italiani al MEK può avere conseguenze gravissime. Tali azioni mettono in discussione l’impegno dell’Italia nella lotta al terrorismo, rischiano di compromettere i rapporti storici tra Iran e Italia e possono intimidire psicologicamente i cittadini italiani, incoraggiando le azioni di un gruppo che promuove apertamente violenza e sabotaggio. Un appoggio illecito di questo tipo contrasta con lo spirito di amicizia e i valori civili condivisi che da sempre legano le nostre nazioni, soprattutto quando proviene da rappresentanti parlamentari, ritenuti portavoce della volontà del popolo italiano.
Noi, famiglie delle vittime del terrorismo in Iran, che da decenni subiamo le drammatiche conseguenze delle azioni violente e criminali del MEK, sollecitiamo rispettosamente le autorità italiane – in particolare la magistratura – ad adottare misure urgenti per bloccare ogni sostegno illecito al MEK, in ottemperanza alle leggi italiane e a quelle dell’Unione Europea. Tali misure dovranno prevedere l’indagine sulle condotte dei politici coinvolti, il divieto di ingresso sul territorio italiano ai suoi membri e il divieto di manifestazioni propagandistiche in luoghi pubblici. Secondo le segnalazioni, in Italia operano attualmente dodici organizzazioni di comodo riconducibili al MEK; ne chiediamo un’approfondita verifica.
Invitiamo inoltre i Presidenti e i Membri della Camera e del Senato a garantire pari opportunità alle famiglie delle vittime degli innumerevoli attentati del MEK di presentare le proprie testimonianze ed evidenze, come ormai si è ripetutamente concesso ai membri di questo gruppo.
L’Italia, in qualità di Paese chiave dell’Unione Europea, ha l’occasione di confermare il proprio impegno nella lotta al terrorismo e di impedire qualunque iniziativa che promuova violenza e instabilità – anche quando queste azioni non colpiscono direttamente il territorio italiano.
Con la presente lettera presentiamo formale protesta alla magistratura italiana e alle Camere del Parlamento, affinché sia impedita la continuazione di tale sostegno illecito e sia garantita giustizia alle vittime degli atti terroristici del MEK.
Auspichiamo una risposta chiara e l’immediata applicazione delle normative antiterrorismo in merito.
Cordiali saluti,
Associazione Habilian
(Famiglie delle vittime del terrorismo in Iran)
6 agosto 2025
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