Intoppi per il Riarmo UE?

O si tratta di piccoli incidenti di percorso sopravvalutati da opposizioni politiche ormai impotenti?

Ricordate quando la maggioranza del Parlamento europeo ha deciso il Riarmo senza dibattito parlamentare? Ma, più in generale, vogliamo fare i conti, in Europa e nei singoli Stati nazionali, con quelle decretazioni di urgenza attraverso le quali si approvano importanti decisioni, saltando un reale percorso democratico di confronto e discussione?

E solo ora, inspiegabilmente, scopriamo l’insostenibilità dei criteri d’urgenza: con la commissione per gli Affari giuridici del Parlamento UE che giudica inappropriata e illegittima la procedura seguita e adotta una raccomandazione priva, tuttavia, di carattere vincolante e, proprio per questo, vista la sua sostanziale inutilità ai fini del processo decisionale, votata senza remore.

Per quanto le minoranze esultino, bisogna prendere con le molle questa Risoluzione, che in sostanza non si tradurrà nella decadenza del voto favorevole al Riarmo Europeo, limitandosi solo a contestare i requisiti di urgenza per la procedura accelerata, ossia senza passaggio in Parlamento.

La querelle, insomma, verte su regolamenti e norme, ma non va oltre, perché i parlamentari di ampi settori del centro destra e del centrosinistra non avrebbero fatto mancare il loro ampio sostegno al Riamo anche nel corso di un tradizionale dibattito parlamentare. E poi dimentichiamo un precedente, quando la revisione del PNRR venne sottratta al dibattito parlamentare temendo divisioni interne alla maggioranza.

La bocciatura del ricorso all’articolo 122 da parte dei Giuristi parlamentari (definiamoli in termini grossolani per capirci) non può bloccare il piano di riarmo e, al massimo, rallenterà i piani di Ursula von der Leyen. La palla passa al presidente del Parlamento europeo e, nel frattempo, alcuni deputati pensano di rivolgersi alla Corte di Giustizia dell’Unione (Cgue) per chiedere al massimo tribunale Ue un pronunciamento chiaro. Ma anche qualora venissero accolte le loro obiezioni formali, esiste la volontà politica di fare marcia indietro? E in un normale iter istituzionale il Riarmo verrebbe avversato facendo saltare gli equilibri, pur fragili, esistenti?

Ovviamente no. Far recedere i blocchi economici e politici dominanti dalla loro fame di guerra dovrebbe essere il vero obiettivo da perseguire, senza esultare davanti a qualche intoppo burocratico.

Ma le vittorie di Pirro restano le sole conquistabili e per le quali valga la pena, per molti, di esultare.

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About Federico Giusti

Federico Giusti è delegato CUB nel settore pubblico, collabora coi periodici Cumpanis, La Città futura, Lotta Continua ed è attivo sui temi del diritto del lavoro, dell'anticapitalismo, dell'antimilitarismo.

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