Il neoconservatorismo

Corrente politica nata negli anni ’60, il neoconservatorismo ha influenzato le amministrazioni statunitensi da Reagan a Biden, promuovendo un interventismo militare aggressivo. Oggi, con il ritorno di Trump, il movimento sembra aver perso influenza nella politica estera USA.

Il neoconservatorismo è un movimento politico internazionale di origine statunitense di orientamento conservatore, militarmente interventista, occidentalista e filo-americanista. Dal punto di vista strettamente statunitense in politica estera il movimento sostiene, dopo la fallimentare esperienza vietnamita, l’utilizzo della forza militare, se necessario anche in maniera unilaterale, per sostituire governi dittatoriali e democrazie sovrane con governi fantoccio a loro subordinati, utilizzando i mass media come cassa propagandistica per giustificare il loro operato guerrafondaio, destabilizzante e golpista. Tale visione è in antitesi rispetto ai principi dell’internazionalismo, del realismo e dell’isolazionismo, questi ultimi due invece cari a Trump.

La corrente dei neoconservatori nasce in seno al partito democratico ai tempi della guerra del Vietnam nei tardi anni ’60, ma si è spostata più volte fra le due tradizionali forze politiche statunitensi, portando dietro di sé una lunga scia di guerre e colpi di stato.

Per esempio, si consolida nel partito repubblicano durante l’era Reagan (1981-1988) e raggiunge il suo apice di influenza politica durante i due mandati di Bush Jr (2001-2008), nel cui contesto ha vantato esponenti di primissimo piano come il vicepresidente Dick Cheney, la Segretaria di Stato Condoleezza Rice, il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld e il Sottosegretario alla Difesa Paul Wolfowitz. E non causalmente, proprio nei primi anni 2000 l’interventismo Usa ha raggiunto il suo apice con le guerre in Afghanistan (2001) e Iraq (2003).

Le idee dei neoconservatori hanno avuto anche una significativa influenza durante la presidenza Obama (2009-2016) e, soprattutto, sulla sua Segretaria di Stato, Hillary Clinton (2009-2012), particolarmente attiva, in base ai documenti riservati diffusi da Wikileaks, nel promuovere l’intervento armato contro la Libia nel 2011 che, contrariamente al mandato della Risoluzione Onu n. 1260 finalizzato alla difesa della popolazione civile, era stato poi snaturato per ottenere la caduta di Gheddafi, come poi è effettivamente avvenuto.

Dopo il primo mandato di Trump (2017-2020), tale corrente politica interventista ha di nuovo ampliato la sua influenza nel contesto dell’amministrazione Biden, anche in considerazione del fatto che circa 200 funzionari statali di alto livello di ispirazione neocons[1], oltre ad alcuni importanti esponenti della corrente tradizionale repubblicana in rotta con Trump, hanno sostenuto Biden nella sua elezione. Posizione assunta anche da Colin Powel, Vicepresidente durante il secondo mandato di Bush Jr[2].

In tal senso particolarmente esplicite risultano le affermazioni dal professore statunitense Jeffrey Sachs, docente presso la Columbia University, il quale in un’intervista rilasciata ad un giornale italiano, a proposito della gestione del conflitto in Ucraina, ebbe a dichiarare che “Biden potrebbe essere molto migliore, ma ha affidato la politica estera ai neoconservatori. Questo è un terribile errore”[3].

Nell’attuale amministrazione Trump II, infine, non risulta alcuna presenza di neoconservatori[4].

Luisa Franceschi – 24 gennaio 2025


NOTE

[1] https://it.insideover.com/politica/intesa-fra-i-neoconservatori-e-la-campagna-di-joe-biden.html

[2] https://www.treccani.it/magazine/atlante/geopolitica/repubblicani_Biden.html

[3] https://www.officinadeisaperi.it/agora/il-senso-delle-parole/biden-si-affida-ai-neocon-lo-scenario-e-inquietante-da-il-fatto-e-rainews/

[4] https://www.affarinternazionali.it/lamerica-di-trump-ii/

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About Andrea Vento

Andrea Vento, docente di geografia economica presso l’Istituto Tecnico Commerciale «Antonio Pacinotti» di Pisa, si è laureato nel 1988 presso la facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Pisa con corso di laurea in geografia e tesi in geografia economica. Appassionato di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare predilezione per il Medio Oriente e l’America latina, ha focalizzato le proprie ricerche e la propria attività sull’analisi di specifiche tematiche di carattere geoeconomico e geopolitico. Al centro del suo lavoro vi è il tentativo di ampliare - tramite scritti e conferenze - la conoscenza di particolari sfere economico-geografiche del mondo attuale. Nel 2013 - assieme ad alcuni colleghi - ha fondato il GIGA (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati).

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