Nel nord-est della Siria, una crisi umanitaria di proporzioni devastanti si consuma nell’indifferenza internazionale. Bombardamenti, sfollamenti di massa e infrastrutture distrutte mettono in ginocchio la popolazione civile, mentre le organizzazioni umanitarie lottano contro ostacoli insormontabili per fornire aiuti essenziali.

DICHIARAZIONE DI HEYVA SOR A KURD
Mentre in Siria gli eventi si evolvono rapidamente, catalizzando l’attenzione sugli sviluppi a Damasco, nel nord-est del Paese si sta consumando un disastro umanitario ignorato dall’opinione pubblica e senza che vi siano risposte adeguate, né sul piano umanitario né su quello della sicurezza.
In sole due settimane, oltre 120.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nella regione di Shahba (Til Rifaat), riversandosi nel nord della Siria in cerca di sicurezza. L’intervento della comunità internazionale è stato insufficiente e le vite di migliaia di civili sono rimaste in balia delle milizie del sedicente “Esercito Nazionale” (SNA), che controlla le vie di fuga minacciando l’incolumità delle persone rifugiate.
Il 7 dicembre, queste fazioni armate hanno scatenato un attacco su larga scala contro la città di Manbij e le sue zone circostanti, intensificando una crisi già drammatica e limitando ancora di più la risposta umanitaria delle organizzazioni attive nel nord-est della Siria. Questi bombardamenti hanno devastato e reso inutilizzaibili infrastrutture e strutture sanitarie, costringedo al tempo stesso numerosi operatori ad abbandonare l’area di Manbij.
L’aggravarsi di questa situazione ha compromesso enormemente le capacità di assistenza alle persone sfollate. Le organizzazioni umanitarie operanti sul campo si trovano a fronteggiare ostacoli pressoché insormontabili, acuiti dal contesto già critico della regione. La presenza di grandi campi come Al-Hol, così come di altri centri di detenzione che ospitano migliaia di ex combattenti ISIS, grava ulteriormente sulle risorse e sulla sicurezza.
Prestare assistenza è ormai impossibile, in particolare nelle zone di Raqqa e Tabqa, che hanno accolto molti sfollati. Tra questi, i gruppi più vulnerabili sono destinati a subire le conseguenze più pesanti.
Rivolgiamo un appello agli attori internazionali affinché garantiscano la sicurezza nella regione, mettano fine agli attacchi lungo le linee del fronte e fermino le violazioni dei diritti delle persone civili.
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